“Despite all my rage I am still just a rat in a cage.”
Nonostante tutta la mia rabbia non sono nient’altro che un topo in gabbia. Gridava così Billy Corgan nel 1995, scolpendo una delle frasi più iconiche del rock anni ’90. Rabbia senza via d’uscita, bellezza contorta, desiderio di fuga e condanna alla ripetizione o meglio, alla frustrazione pura, tutto questo è Bullet with Butterfly Wings. Brano manifesto e vera dichiarazione di poetica, nel crepuscolo dell’epoca d’oro del rock, prima dei talent show, prima dei social. Quando l’insoddisfazione era reale, palpabile, e non annegata nel brain rot da feed infiniti.
E ora, nel 2025, gli Smashing Pumpkins tornano con “The Aghori Tour”, portando sui palchi europei l’ultima incarnazione di un progetto musicale che sembra non volersi estinguere mai. Una creatura mutante, piena di cicatrici, che si è dissolta e riformata più volte, trascinata dalla visione totalizzante del suo fondatore. Billy Corgan non ha mai smesso davvero. Ha attraversato abbandoni, flop, risalite, litigi, accuse di megalomania e come un gatto, è caduto sempre in piedi.
Nati a Chicago nel 1988, gli Smashing Pumpkins si imposero subito come corpo estraneo nella mappa del rock alternativo americano. Troppo raffinati per essere grunge, troppo lirici per il punk, troppo barocchi per il lo-fi. Billy Corgan, voce e Deus ex machina del gruppo, in un tentativo apparentemente ossessivo di imporre al mondo la propria identità complessa, sovraincide strati e strati di chitarre. E come il grunge si nutriva di disillusione e nichilismo asciutto, i Pumpkins traducevano lo stesso disagio in forma romantica e sinfonica.
All’epoca il confronto con Kurt Cobain fu inevitabile. Non solo per ragioni musicali, due visioni opposte dell’alienazione giovanile, ma anche personali. Entrambi attratti da Courtney Love, entrambi magneti fragili e autodistruttivi. Corgan e Love ebbero una pseudo relazione prima che lei conoscesse Cobain, e per anni rimase lo strascico di una tensione sotterranea, alimentata da interviste, frecciate, testi allusivi: Violet delle Hole, per esempio, è dedicata proprio a lui. Dopo la morte di Cobain, che di Corgan era gelosissimo, i rapporti tra Courtney e Billy ripresero in modo intermittente, disordinato, mai davvero chiusi.

Nel frattempo, la band era esplosa. Siamese Dream (1993) li consacrò, ma fu Mellon Collie and the Infinite Sadness (1995) a segnarne l’apoteosi, trasformando Corgan in un romantico Nosferatu del rock apprezzato anche dalle masse grazie ad un’estetica impeccabile. Doppio disco, concept, copertina teatrale, videoclip ipervisivi. Gli Smashing Pumpkins si ponevano come ultimo grande sogno gotico del rock americano, mentre attorno tutto crollava. La scena di Seattle era devastata, il post-grunge era già forma morta.
Ma è questione di tempo, il 2 dicembre 2000 la band annuncia lo scioglimento con un concerto d’addio a Chicago. Una data che sembrava segnare, oltre che la fine di una formazione, la chiusura di un intero decennio musicale. I Pumpkins sono stati l’ultimo grande monumento pre-digitale della musica alternativa.
Ma anche la fine può essere illusione temporanea: nel 2007, Billy Corgan come un dottor Frankenstein sceglie di resuscitare la band senza membri storici: niente James Iha, niente D’Arcy Wretzky. L’album Zeitgeist segnò l’inizio di una fase in cui il nome “Smashing Pumpkins” diventò quasi sinonimo di Billy Corgan + collaboratori di passaggio. Ma nel 2018 Corgan rimescola le carte. Tornano ufficialmente James Iha e Jimmy Chamberlin. L’annuncio del tour “Shiny and Oh So Bright” viene accolto come un’operazione ambiziosa e malinconica, ma anche sincera: si tratta di suonare i pezzi storici, senza travestimenti. Non una celebrazione, ma una forma di ritorno alla sostanza. Resta però fuori D’Arcy, volto femminile della band.

Nel 2024 esce Aghori Mhori Mei, tredicesimo album della band, chitarra-centrico, più diretto, meno sintetico: sembra quasi il segnale di un ritorno a una forma più “rock”, non come nostalgia, ma come necessità. Il nuovo tour europeo, “The Aghori Tour”, parte il 27 luglio 2025 da Plovdiv, in Bulgaria, e attraversa l’Europa fino al 26 agosto, con due date italiane: Milano il 30 luglio e Roma il 1° agosto. Sul palco: Corgan, Iha, Chamberlin e Jeff Schroeder (ormai membro stabile da anni). In scaletta: un mix di vecchi classici, brani da Atum e canzoni nuove da Aghori Mhori Mei. C’è qualcosa di ostinato in questa ennesima tournée. Nessun trionfalismo, nessuna resurrezione definitiva. Solo una band che continua a esistere per forza di attrito, per una fedeltà al proprio stesso linguaggio.
Gli Smashing Pumpkins oggi sono la memoria inquieta di un’epoca non lontana, eppure radicalmente diversa dal presente e insieme il suo riflesso distorto. E allora viene da chiederselo: superata la soglia dell’anno 2000, il mondo è ancora un vampiro?
La risposta è sì, solo che ora ha molta, molta più fame.


