Il Mondo Invisibile dell’ ‘Artista dell’Olfatto’ Sissel Tolaas

In un ambiente dominato da sensazioni visive, la potenza evocativa del profumo è qualcosa raramente sfruttato, soprattutto nel mondo dell’arte. Sissel Tolaas, una scienziata e artista norvegese con sede a Berlino, sfida questi limiti in un’ostruita esplorazione dell’arte olfattiva, donando vita a un mondo invisibile.

Presso la recente mostra “Belle Addormentate” dell’Istituto del Costume del Met, potremmo trovare la consueta profusione di fiori applicati con vari talenti su abiti provenienti dal XVIII secolo fino alle creazioni di moda più fresche direttamente dalla passerella. Tutti questi indumenti, molti dei quali troppo fragili da esporre su manichini, sono stati “risvegliati” per permettere ai visitatori di farne esperienza in modo sensoriale. I raggi X offrivano una visione interna, i componenti sonori “portavano a sentire” il rustle degli abiti.

Ma è l’olfatto, spesso trascurato, a prendere il sopravvento. Sissel Tolaas, incaricata della parte olfattiva della mostra, ha utilizzato un metodo quasi scientifico per catturare e replicare i profumi di 55 indumenti esposti, di cui 40 sono in mostra.

Evitando i termini più eterei come “profumo” o “fragranza”, Tolaas sottolinea l’aspetto primitivo e carnale dell’olfatto utilizzando il termine ‘odore’. La sua metodologia ricalca questa essenza primordiale: catturare l’aria e l’umidità in una siringa di vetro con una pompa, un processo che può richiedere fino a 2 ore. I campioni sono quindi analizzati attraverso la cromatografia a gas-spettrometria di massa, un processo utilizzato prevalentemente nelle scienze.

Per esempio, gli odori che emergono dall’abito da sera “roseraie” del 1923, ricamato a mano con fiori su seta dalla Maison Lanvin, risalgono a una varietà di sostanze aromatizzanti, tra cui benzaldeide (trovata nelle mandorle e nel miele), benzotiazolo (presente nel cibo solforoso, specialmente carne), acido caprilico (presente in prodotti animali oleosi e rancidi), e coumarin (trovato nel tabacco e nel fieno).

L’approccio di Tolaas alla sua arte è tanto pratico quanto è espressivo. Ha esposto le sue ricerche in un contesto artistico, esibendo il suo lavoro in prestigiose manifestazioni artistiche come la Biennale di Venezia e il Documenta 13, insieme a istituzioni d’arte globale come il MoMA, la Tate Gallery e l’Hamburger Bahnhof di Berlino.

La sua missione è chiara: l’odore non è solo un fenomeno biologico, ma può anche servire da potente strumento narrativo, in particolare nel contesto del patrimonio culturale. “Sto cercando di aggiungere una storia a questo indumento indossato dalle persone”, dice. “Questo indumento è un’eredità del tempo. La patina è parte della storia. Non puliamo tutto. Viviamo in questo mondo in cui l’odore del corpo è tabù. Coprendolo e disinfettando tutto, fraintendiamo completamente ogni cosa”.

L’arte di Tolaas sottolinea le molteplicità dei nostri sensi, la complessità del nostro rapporto con il mondo attorno a noi e la sorprendente profondità della nostra connessione con il passato. Le sue opere ci ricordano che la nostra esperienza del mondo è un affare multisensoriale, in cui vista, udito, tatto, gusto e odore si combinano per formare il ricco ricamo delle nostre vite.

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