Il Museo d’Impresa oggi. Intervista a Massimo Negri, museologo ed esperto di patrimonio industriale

Il Museo d’Impresa oggi è un universo in continua evoluzione in cui collezionismo, interpretazione di storie ed oggetti, percorsi virtuali ed esperienze sensoriali si fondono per tramandare alle generazioni future il patrimonio intangibile di testimonianze, valori e impegno sociale delle imprese che li hanno costituiti.

Nuovi Musei d’Impresa nascono continuamente cercando di raggiungere la fama di realtà come il Museo Ferrari, il World of Coca-Cola o la storica Olivetti. Si distinguono nei premi internazionali che incoronano i migliori musei a fianco di Musei d’Arte e Scienza. Non esistono dati ufficiali consolidati e attendibili sul loro numero in Europa e nel Mondo. In Italia ne esistono circa 500, secondo diverse fonti, di cui oltre 150 sono rappresentati dall’Associazione Museimpresa, un caso unico in Europa.

Alcune collezioni, che da private sono diventate pubbliche, rappresentano una parte significativa della nostra storia e ci aiutano a preservarne la memoria. “Conserviamo il passato, ma con una forte propensione al futuro”, dice Andrea Biffi, Direttore di Fondazione 101, che realizzerà il nuovo Museo dell’Informatica a Crespi d’Adda. Per approfondire queste tematiche abbiamo parlato con Massimo Negri, museologo ed esperto di patrimonio industriale, il quale ha lavorato come consulente museografico della collezione a cui è dedicato il progetto del Museo dell’Informatica. Un caso rappresentativo di questa categoria di musei di cui ci racconta le metamorfosi nell’intervista.

Massimo Negri – Teatro Delle Arti Mediali Ugo Nespolo 2023 – ph Diana Cicognini

Come si definisce oggi un Museo D’Impresa?

I Musei d’Impresa nascono dalla volontà di un’azienda o di una dinastia imprenditoriale di raccontare una storia o valorizzare un marchio. È una categoria museale che racchiude realtà molto diverse tra loro per organizzazione, approccio e tipologia di collezioni. Oggi non è più staccata dal resto del mondo dei musei, ma è influenzata dalle stesse tendenze culturali e sociali. Nella rivoluzione che ha coinvolto il mondo dei musei negli ultimi vent’anni,  a volte i Musei d’impresa sono stati pioneristici, a volte invece semplicemente hanno seguito le innovazioni portate dai musei scientifici o d’arte. 

Quali differenze esistono tra i musei d’impresa italiani e internazionali?

La principale differenza tra i musei di area anglosassone e latina è innanzitutto quantitativa. I primi hanno una storia più antica e sono, inevitabilmente, più numerosi. Padre di tutti i Musei d’impresa che conosciamo oggi, infatti, è il Museo industriale perché storicamente le prime collezioni a raccontare l’impresa erano legate al settore manifatturiero, nato in Gran Bretagna durante la prima rivoluzione industriale.

L’altra differenza è una questione di dimensione. I musei anglosassoni si estendono spesso sul territorio, come il famoso museo di Ironbridge che include addirittura un intero ponte in ferro, il primo della storia umana. 

Nel tempo, però, queste differenze si sono molto attenuate. Oggi si possono constatare caso per caso nel modo di interpretare le collezioni e nei criteri espositivi, ovvero nel modo di utilizzare oggetti, scenografie, nuovi linguaggi multimediali e dispositivi hands-on come elementi di una struttura comunicativa complessa, che tradisce la cultura in cui sono nati. 

Mostra temporanea “Computer Stories. Scene da un passato prossimo: da Turing a Jobs”, courtesy Fondazione 101 ETS

Quali sono le tendenze in atto?

Come in tutti i settori della comunicazione, anche i musei d’impresa attraversano un momento di grande evoluzione. La tendenza è verso una maggiore fluidità tra tipologie museali, con più dialogo e contaminazioni reciproche. Per esempio, i modi di comunicare il tema della salute di un museo d’impresa e di un museo di scienze naturali sono diventati molto simili. 

Le manifestazioni che vanno a premiare le best practice nei Musei stanno favorendo questo processo di contaminazione. Sempre più spesso, infatti, sia in Europa che nel mondo, troviamo i Musei d’Impresa tra i vincitori o tra i musei considerati influenti, fianco a fianco con le altre categorie.

Negli ultimi vent’anni, inoltre, la natura del museo è sempre più definita dalle scelte tematiche e non solo dalla natura della collezione. Come diceva il mio collega Wim Wander Waiden, oggi sono i musei che definiscono il significato delle collezioni, non le collezioni che definiscono l’identità del museo. 

Come sarà il Museo d’Impresa del futuro?

La tendenza per tutti i musei verso una visione più collettiva e sociale dell’interpretazione delle collezioni è molto marcata. Tutti i musei sono musei di storia sociale. Non c’è un museo nel quale tra le righe non venga raccontata anche la storia della società che ha prodotto gli oggetti in mostra. Un’eccezione sono forse i Musei d’Arte perché, essendo concentrati sulla storia dell’arte e non della società in cui l’arte è nata, si stanno modificando più lentamente. 

I musei di impresa si distinguono perché il ruolo del brand del museo dipende dalle politiche dell’azienda, mentre in altri musei deriva da questioni storiche. In ogni caso non saranno più musei autoreferenziali, legati ai prodotti e alla storia aziendale, ma dialogheranno con la società per rappresentare concetti o temi di rilevanza sociale legati da un filo sottile al core business dell’impresa o ai valori iconici del brand. Non sarà solo un cambiamento culturale, ma museografico specifico. Intanto, una manifestazione immediata di questa tendenza è il fatto che, come gli altri musei, stanno cambiando la propria denominazione in acronimi o espressioni concettuali, che richiamano più un tema di interesse sociale che la natura della collezione o il brand dell’azienda.

Mostra temporanea “Computer Stories. Scene da un passato prossimo: da Turing a Jobs”, courtesy Fondazione 101 ETS

Quale eredità lasciano i musei d’impresa alle nuove generazioni?

Il messaggio comune a tutti i musei d’impresa, di qualunque tradizione e continente, è che il lavoro e l’impegno lasciano sempre delle tracce, anche fisiche, che alimentano l’esperienza e l’immaginario delle generazioni future.

Un museo d’impresa di oggi è inevitabilmente un museo globale che parla a tutti. Il nuovo Museo del Computer a cura della Fondazione 101, che nascerà a Crespi d’Adda, ad esempio, è destinato a diventare uno degli hub europei e internazionali per i collezionisti di retro-computing, confermando il ruolo di primo piano dei musei d’impresa italiani sulla scena mondiale.

Complesso Industriale Cresi dAdda

IL MUSEO DELL’INFORMATICA A CRESPI D’ADDA – Un museo d’impresa ancora da venire

La collezione personale di retro-computing del fondatore di  Magnetic Media Network,  prima esposta nella sede aziendale e poi diventata museo vero e proprio, ha raggiunto dimensione e valore internazionali e sarà ospitata in uno spazio espositivo degno della storia che racconta.

Un programma di riconversione della fabbrica del Villaggio operaio di Crespi d’Adda trasformerà il luogo della prima rivoluzione industriale italiana nella sede di un nuovo Museo che racconterà l’ultima rivoluzione, quella digitale, che stiamo ancora vivendo.

Ho chiesto ad Andrea Biffi, Direttore della Fondazione 101 che gestirà il museo, quale sarà la chiave di volta per il successo del progetto.

“Gli oggetti delle tecnologie dell’informazione hanno dignità museale, perché nonostante siano recentissimi, hanno già scritto la storia. La nostra intuizione è stata che sono un patrimonio idoneo a raccontare le trasformazioni dell’oggi. Conoscere la storia dell’Information Technology significa acquisire le competenze per valutare questa rivoluzione continua in cui siamo immersi. Abbiamo volutamente realizzato una mostra analogica che parla di digitale, con molta attenzione all’interpretazione: il punto di vista è quello umano, il digitale è solo a supporto della narrazione. Il focus è sugli uomini, le loro intuizioni e le invenzioni, realizzate attraverso la tecnologia, che hanno portato al mondo di oggi. Il successo della mostra temporanea Computer stories scene da un passato prossimo: da Alan Turing a Steve Jobs ci ha confermato che questo modo di raccontare le tecnologie dell’informazione è forse meno freddo e invoglia di più alla scoperta.

La mostra, ma anche la nostra didattica, non è “da nerd” ma volutamente “semplice” e rivolta ad un pubblico generico e non specialista.”

Newsletter

Follow us

Scelti per te

Wild by Design: all’ADI Design Museum la pittura di Marco Grasso trasforma la natura in modello progettuale

All’ADI Design Museum, spazio dedicato alla cultura del progetto e alla collezione storica del Compasso d’Oro, Wild by Design introduce un cortocircuito interessante: portare la pittura - e in particolare la wildlife art - dentro un contesto puramente di design. Non come elemento decorativo, ma come dispositivo teorico.

“Anime in scatola” di Maddalena Rossetti

Negli spazi sconsacrati della Chiesa di San Vittore e Quaranta Martiri a Milano, la mostra Anime in scatola presenta un corpus di opere di Maddalena Rossetti, accompagnato dal testo critico di Vera Agosti.

“Cantarella” di Nuria Mora all’Ambrosiana

Durante la Milano Art Week, alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Cantarella di Nuria Mora trasforma la Sala del Foro Romano in un ambiente che intreccia memoria, leggenda e riflessione sul femminile, tra rispetto del luogo e rilettura critica del mito.

“POPULUS” il Fiume Po come laboratorio tra arte e scienza

Tra aprile e maggio 2026, il progetto Populus dell’Università di Parma trasforma il Po in un percorso partecipativo che intreccia arte contemporanea, ricerca scientifica e comunità per riflettere su crisi climatica e biodiversità.
Diana Cicognini
Diana Cicognini
Diana Cicognini è Giornalista Pubblicista Freelance con base a Milano. Scrive di Arte, Patrimonio Culturale e Mostre. Intervista Artisti, Collezionisti, Autori e Illustratoti. La sua curiosità è insaziabile. Studia progetti espositivi e proposte museografiche all'avanguardia guardando all’estero, ma anche ai meravigliosi esempi italiani. Ha una sfrenata passione per il Teatro di Figura, la Danza e il mondo dell’illustrazione per ragazzi, dove ha scovato piccoli/grandi capolavori amati anche dagli adulti. A volte si diverte a giocare con la produzione e post-produzione di contenuti multimediali. Quando si rilassa crea mondi immaginari, che aspettano di essere illustrati e pubblicati. In compagnia progetta nuovi modi per raccontare storie, forse perché per dieci anni ha lavorato con adulti e bambini come guida turistica e non vede l’ora di ricominciare. Ha scritto per Exibart, Canale ARTE, Artribune, Arte VARESE, il Blog dell’Associazione Spazio Cam e Viaggio nel mondo. Nel 2019 si è occupata dell’editing del libro per bambini “Chi c’è nel quadro?” della Casa Editrice Vallardi Industrie Grafiche, distribuito da Gennaio 2020 (versione italiana di Who’s in the Picture? di Susie Brooks, Kingfisher Editore). Ha organizzato incontri, conferenze, attività per bambini, contest fotografici e mostre per raccontare Milano e le sue tradizioni culturali.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui