Il paesaggio dopo la ferita. Luigi Christopher Veggetti Kanku e la memoria rigenerata di Seveso50

Nelle sale seicentesche di Palazzo Arese Borromeo, a Cesano Maderno, il verde torna a occupare lo spazio non come decorazione, ma come interrogazione. Affreschi, prospettive, architetture nate per celebrare il controllo aristocratico della natura incontrano oggi una visione del paesaggio che nasce, al contrario, da una frattura: quella lasciata dal disastro Icmesa del 1976. È qui che si è appena inaugurata La poetica del verde. Boschi e parchi della Brianza, mostra personale di Luigi Christopher Veggetti Kanku, visitabile fino al 12 luglio 2026 e cuore simbolico del progetto Seveso50, il programma multidisciplinare promosso da Lombardy Green Chemistry Association per ricordare i cinquant’anni dall’incidente ambientale che cambiò per sempre la geografia fisica e morale di questo territorio.

Cinquant’anni dopo la nube tossica che liberò diossina nell’area compresa tra Seveso, Meda, Desio, Cesano Maderno e i comuni limitrofi, il paesaggio brianzolo continua a essere attraversato da una domanda irrisolta: come si costruisce una memoria che non coincida soltanto con il trauma? La risposta di Veggetti Kanku non passa dalla cronaca né dalla documentazione. La sua pittura sceglie una strada più complessa: rendere visibile ciò che il tempo deposita e trasforma, mostrando come anche la ferita possa diventare materia di elaborazione collettiva.

Abstract grayscale painting with rough textures and subtle orange accents across the canvas.
Luigi Christopher Veggetti Kanku, Fonte del Guercio 2026 courtesy dell’artista

Le venti opere di grande formato esposte nelle sale affrescate di Palazzo Arese Borromeo non restituiscono semplicemente vedute naturalistiche del Bosco delle Querce o del Parco delle Groane e della Brughiera Briantea. Non descrivono un luogo: ne attivano la memoria percettiva. Gli alberi sembrano affiorare da una materia cromatica instabile, i corsi d’acqua si disfano in riflessi incerti, le radure appaiono come soglie sospese tra presenza e dissolvenza. Nulla è pienamente definito. Tutto sembra emergere da una distanza, come se il paesaggio fosse ricordato prima ancora che osservato.

La pittura di Veggetti Kanku lavora infatti sul limite sottile tra riconoscibilità e smarrimento, facendo del paesaggio un archivio emotivo più che geografico. “Parto dalla realtà, ma la elaboro attraverso uno stato emotivo. È come una realtà aumentata: il luogo è riconoscibile, ma diventa più intenso perché attiva la dimensione del ricordo, che è quella che ci fa fantasticare e sognare, che ci porta altrove”, racconta l’artista.

In questo processo, il monocromo diventa un linguaggio della sospensione. Le tele sembrano immerse in un grigio dominante che, a uno sguardo più attento, si apre a stratificazioni cromatiche trattenute: terre calde, aranci ossidati, blu compressi sotto la superficie. Non si tratta di un’assenza di colore, ma di un colore sedimentato, come se il tempo avesse lentamente coperto e insieme conservato ciò che continua a pulsare sotto la pelle dell’immagine.

Man with a blue head wrap and dark shirt crosses his arms, standing against a textured gray backdrop.
Luigi Christopher Veggetti Kanku, courtesy dell’artista

“Uso una gamma di grigi per collocare l’immagine in un tempo sospeso, come se fosse già memoria pur restando presente. Il gesto di togliere, graffiare, sottrarre pigmento serve a rendere visibile il passaggio del tempo, qualcosa che affiora più che mostrarsi”, spiega Veggetti Kanku.

Il gesto pittorico, in effetti, non costruisce soltanto: interrompe, consuma, rovina. Le superfici vengono graffiate, abrase, attraversate da segni che sembrano ferite. Ma è proprio nella sottrazione che l’immagine si rende possibile. La materia pittorica conserva una memoria fisica del tempo, come se il paesaggio dovesse essere riportato alla luce da un deposito opaco di esperienza e oblio. In questa grammatica della cancellazione risiede uno degli aspetti più intensi del lavoro dell’artista: il paesaggio non è mai dato una volta per tutte, ma continuamente riemerso.

Questa tensione assume una particolare densità se letta alla luce della storia del territorio. Il Bosco delle Querce, oggi simbolo internazionale di rigenerazione ambientale,  nacque infatti là dove il suolo era stato più profondamente contaminato dalla diossina. Quello che era diventato un luogo impraticabile e desertificato è stato progressivamente trasformato in un laboratorio di bonifica e rinascita ecologica, fino a diventare uno spazio vissuto dalla comunità. Enzo Biagi, osservandolo nel 2006, scriveva: “Era un deserto, ma con un lavoro paziente e tenace si è trasformato in un parco di rara bellezza”.

Abstract grayscale painting of a forest with slender trees and orange accents in the lower edge area
Luigi Christopher Veggetti Kanku, Verso la Primavera 2026 courtesy dell’artista

La mostra di Veggetti Kanku si inserisce precisamente in questa soglia simbolica: non celebra la natura come immagine consolatoria, ma interroga la possibilità della rigenerazione. “Ho voluto raccontare l’esito positivo di una storia segnata dal disastro della diossina: la capacità della natura di rigenerarsi, anche grazie all’impegno di una comunità che ho avuto modo di conoscere. Mi interessava restituire la bellezza di ciò che abbiamo vicino e che spesso non sappiamo più vedere, qualcosa che è sotto i nostri occhi, ma che non riconosciamo più. Da un evento traumatico può nascere una consapevolezza nuova, come un fiore”, afferma l’artista.

In questo senso, La poetica del verde evita tanto il rischio della nostalgia quanto quello della denuncia didascalica. Il verde evocato nel titolo non coincide con un’idea pacificata di natura, ma si configura come dispositivo critico: una modalità per interrogare il rapporto tra perdita e trasformazione, tra memoria e responsabilità. Guardare questi paesaggi significa confrontarsi con ciò che sopravvive, ma anche con ciò che rischia continuamente di essere dimenticato.

Il dialogo con Palazzo Arese Borromeo amplifica ulteriormente questo livello di lettura. La villa di delizia voluta nel Seicento da Bartolomeo III Arese per affermare il prestigio della casata, oggi patrimonio pubblico acquisito dal Comune di Cesano Maderno anche grazie ai fondi di indennizzo legati al disastro Icmesa, assume un valore fortemente simbolico. La memoria di un trauma ambientale incontra così uno spazio restituito alla collettività, trasformando il palazzo in luogo di stratificazione storica, politica e culturale.

Attorno alla mostra si sviluppa il più ampio ecosistema progettuale di Seveso50, che sceglie di non limitarsi alla commemorazione, ma di trasformare il ricordo in pratica attiva. Laboratori scientifici dedicati al suolo e agli enzimi, attività educative per le scuole, workshop pubblici, percorsi sulla biodiversità in collaborazione con l’Oasi Lipu di Cesano Maderno e momenti di confronto tra istituzioni, ricerca e imprese compongono una piattaforma diffusa che attraversa i territori di Seveso, Cesano Maderno, Desio, Meda, Lentate sul Seveso e Barlassina.

Abstract expressionist painting with dark brown, black, and off-white brushstrokes creating a moody, textured surface.
Luigi Christopher Veggetti Kanku, Ruscello nel sottobosco 2026 courtesy dell’artista

In questa costellazione di iniziative, l’arte non occupa un ruolo ancillare né illustrativo. Diventa, piuttosto, uno strumento di mediazione culturale capace di attivare immaginari, rallentare lo sguardo e costruire consapevolezza. “L’arte deve attivare consapevolezza. Se riesce a fermare lo sguardo, allora inizia un processo: comprendere ciò che abbiamo e il suo valore. È da lì che può nascere un rapporto più responsabile con ciò che ci circonda”, conclude Veggetti Kanku.

Forse è proprio qui il punto più radicale della mostra: ricordare non significa fissare il passato, ma imparare a vedere diversamente il presente. Cinquant’anni dopo Icmesa, il paesaggio della Brianza continua a parlare. Occorre soltanto trovare il tempo di ascoltarlo.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

Matera 2026, la cultura ridisegna la città: da Pistoletto al mare invisibile dell’arte digitale

Matera non ha bisogno di un affaccio sul mare per definirsi mediterranea. C’è un’idrografia segreta che ne attraversa l’ossatura di calcare: è l’acqua che scorre sotterranea lungo la gravina, guidata da un antico e ingegnoso sistema di cisterne ipogee, che poi confluiva in quelli che qui chiamano i “vicinati” attorno ai quali più famiglie vivevano

Carsten Höller a Pechino: una mostra in cui il dubbio diventa opera

Una grande stanza dai colori accesi accoglie, dopo il corridoio di ingresso, il visitatore della mostra Carsten Höller – Two, all’UCCA Center for Contemporary Art di Pechino. Luci abbaglianti, sfumature di rosa che si riflettono ovunque, un’atmosfera sospesa tra il sogno e il gioco: il primo impatto è uno sbalordimento visivo. Al centro della sala, una gigantesca giostra illuminata gira lentamente su se stessa, invitando a salire su uno dei suoi seggiolini

Es Devlin al Design Museum di Londra: la mostra che porta Beyoncé, Adele e gli U2 dentro il museo

Es Devlin ha costruito palcoscenici per Beyoncé, Adele, U2, Lady Gaga e The Weeknd, cerimonie olimpiche e produzioni teatrali capaci di trasformare ogni cambio di scena in un evento. Con Other Worlds, al Design Museum di Londra dal 2 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, la scenografa britannica affronta ora una prova particolarmente complessa: trasferire trent’anni di immagini concepite per vivere nel tempo dentro lo spazio stabile di una retrospettiva.
Paola Martino
Paola Martino
Giornalista, appassionata di lingua araba e di arte, vive a Milano. Per focusmediterranee.com e il giornale off scrive per la sezione Culture, soffermandosi su artisti, mostre, eventi e progetti culturali che non hanno confini. Per lei, infatti, la cultura è un mezzo per migliorare il dialogo e la conoscenza reciproca, anche tra le due sponde: Sud Europa e Nord Africa. Si è diplomata in lingua e cultura araba all’Ismeo di Milano e ha lavorato come giornalista radiofonica e per diverse testate.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui