Il Ritorno di Futura 2000: un Raduno Gradito al Museo del Bronx

Un’introduzione ai primi anni di Futura 2000 nuota in acque profonde e ricche di storia colorato. Si vuole raccontare quel giovane ragazzo di nome Leonard Hilton McGurr, che cresceva a New York, precisamente tra West 103rd Street e Broadway. Era l’inizio degli anni ’70 quando McGurr raccolse per la prima volta una lattina di spray paint, adottando da lì in poi lo pseudonimo di Futura 2000.

Cinquant’anni dopo, da ragazzino della strada sognatore a fine artista, la sua prima mostra nella città natale fa un ingresso trionfale grazie al generoso intervento del Museo del Bronx. “È come un ritorno alle origini”, racconta con nostalgia Futura pensando ai suoi anni d’oro impiegati a dipingere metropolitane nel Bronx. Infatti, la ferrovia riveste un ruolo fondamentale nella mostra, con parte del museo arredata come le insegne della MTA e il chiosco dei biglietti, quasi fosse un preludio all’imbarco su un treno.

Questo scenario rievoca quell’epoca in cui l’artista solitario esprimeva la sua arte sui vagone dei treni per poi ritrovarsi seduto su una “panchina”, luogo di riunione fra gli artisti del graffiti, a contemplare la sua opera colorata scorrere lungo le linee sopraelevate del Bronx. “Parte del fascino del graffiti all’epoca era l’esplorazione metropolitana e la scoperta di questi quartieri e zone della città dove iniziavano e finivano le linee della metro”, spiega Futura.

Il cortile del treno nel Bronx (così come negli altri quartieri limitrofi) divenne un punto di riferimento per gli scrittori di graffiti come Futura in un periodo in cui questo movimento creativo era in piena effervescenza. A quei tempi, coloro che si armavano di pennarelli e di solo un paio di lattine di spray paint, erano riusciti ad elevarsi allo status di artisti a tutto tondo, in grado di creare composizioni sempre più elaborate in grado di ricoprire interamente un’automotrice.

Ritornando alla prima parte della sua carriera, Futura ammette: “A 15 anni, non mi consideravo un artista. Stavo semplicemente lasciando il mio segno”. L’evoluzione del suo stile artistico vero e proprio – che molti paragonano a quello di Wassily Kandinsky – non avvenne fino a qualche anno più tardi.

Nel 1973, Futura e un amico furono sorpresi da un incendio in un tunnel della metropolitana. Il suo amico rimase gravemente ferito spingendo Futura ad arruolarsi nell’esercito. Tuttavia, terminata la sua missione militare nel ’78, il mondo del graffiti non tardò a bussare nuovamente alla sua porta. “Incontrai alcuni dei miei vecchi amici del graffiti e mi dissero: ‘non crederai a quello che sta succedendo underground’”, ricorda con nostalgia Futura.

Colpito dal lavoro svolto da artisti del calibro di Phase 2 e Zephyr, decise di seguire il loro esempio tentando lui stesso di dipingere un intero vagone della metropolitana, un ghiotto premio al quale erano tutti attratti. Il risultato fu “The Break Train”, che rimane ancora oggi una delle opere più celebri di Futura. Al posto delle tipiche lettere degli graffiti che mettono in evidenza il nome dell’artista, Futura trascorse circa quattro ore trasformando il treno in un tela astratta, una galassia nebulosa di rosso, rosa e arancione, con una fulgida luce bianca al centro.

Questo straordinario lavoro artistico, impresso più nel campo dell’impressionismo e dell’astrattismo che nel mondo del graffiti, fu immortale grazie alla fotografa Martha Cooper, nota per le sue riprese nel mondo del graffiti. Il suo scatto, realizzato naturalmente nel Bronx, è uno dei pezzi forti dell’esposizione.

Se da un lato “The Break Train” e le altre opere di graffiti dei primi tempi lo hanno reso una leggenda, dall’altro le sue collaborazioni con marchi di livello come Nike, Supreme e perfino Louis Vuitton hanno fatto di lui una figura molto richiesta nel mondo dell’hypebeast.

La mostra al Bronx Museum non è solo un viaggio nostalgico nel passato di Futura 2000, ma anche un’analisi dello sviluppo della sua carriera e la celebrazione del suo ruolo pionieristico nell’arte contemporanea. Una homecoming più che meritata per questo eroe del graffitismo newyorkese, che continua a influenzare e ispirare giovani artisti nella sua città natale.

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