Fino al 19 ottobre 2025, la Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto ospita Buono, bello e… benedetto, la nuova mostra personale di Paolo Consorti, artista marchigiano da sempre attento alle connessioni tra immaginario sacro, iconografia pop e coscienza contemporanea. A cura di Gloria Gradassi e Gino Troli, l’esposizione è un racconto visivo potente che intreccia spiritualità, ironia e identità territoriale, portando al centro della scena San Benedetto martire, patrono della città e figura chiave della memoria collettiva locale.
Nell’universo di Consorti, il santo non è più una reliquia del passato. Indossa abiti moderni, si muove su una bicicletta tra gatti neri, bambini di ogni etnia e cestini colmi di pesce, e porta con sé un messaggio profondo di resilienza e speranza. La sua figura diventa simbolo di un’umanità possibile, giovane, positiva, in cammino: una forma di spiritualità che non si sottrae alla realtà, ma la attraversa, la rilegge e la trasforma. Un santo che ritorna, dunque, non per giudicare, ma per abitare la contemporaneità e testimoniarne il mistero.
Le opere di Consorti, realizzate con una tecnica che mescola pittura e strumenti digitali, assumono spesso l’aspetto di scene teatrali, in cui ogni dettaglio ha un valore simbolico. Una delle immagini più emblematiche è quella del santo su una tavola da surf, che emerge tra le onde accanto a un bambino e all’inseparabile gatta Mamy – figura totemica, legata alla colonia felina del Molo Sud, immortalata con affetto e memoria.
Al cuore del percorso espositivo, spicca una grande composizione tripartita che può essere letta come una “vita del pittore”: un Benedetto sorridente abbraccia un bambino-artista, poi lo osserva adulto e infine lo stringe nel momento della morte, con un gesto che richiama la Pietà michelangiolesca. Un’opera che sfida la linearità temporale e suggerisce un ciclo continuo, una riflessione esistenziale che unisce infanzia, maturità e fine, senza mai cedere al nichilismo. È in questa visione che il concetto di eterno presente prende forma: una dimensione in cui ogni fase dell’esistenza è connessa all’altra, e in cui l’arte diventa veicolo di continuità e comprensione.
La mostra si muove con naturalezza tra storia locale e tensione universale, tra vissuto e metafisica. Il sacro, in Consorti, non è mai retorico: si manifesta nel quotidiano, nella fragilità, nella bellezza imperfetta dell’umano. L’estetica raffinata si intreccia con l’ironia, la denuncia sociale si fonde con il senso del meraviglioso.
Buono, bello e… benedetto non è soltanto un omaggio al patrono di San Benedetto del Tronto, ma un manifesto visivo su cosa significhi oggi restituire senso e profondità all’arte e alla spiritualità. In un tempo che tende all’appiattimento, Consorti apre una finestra sull’inatteso e ci ricorda, con dolcezza e forza, che il sacro può ancora sorprenderci — in bicicletta, tra i gatti e i bambini, là dove la realtà incontra il mistero.



