Il sogno di Icaro, l’omaggio alle Olimpiadi di Michel Temteme

Nato e cresciuto in Etiopia ad Addis Abeba, Michel Temteme è fotografo di moda, ma è anche regista e direttore creativo. Vive tra Milano e Adis Abeba e collabora con varie riviste internazionali di moda, nonché con grandi agenzie pubblicitarie e nell’industria musicale.

Ha co-fondato “AM Edit Magazine“, rivista etiope di moda e lifestyle, insieme alla modella Anna Getaneh. Inoltre, Temteme sta lavorando alla prima stagione del programma televisivo AMedit concepito per celebrare le diverse culture dell’Africa attraverso la moda, la musica, l’arte, la cultura, il cibo, i viaggi e le ultime tendenze.

Attualmente, Temteme è uno dei fotografi invitati a una mostra in corso ad Adis Abeba, all’Alliance Ethio-Française, intitolata Land of Champions, dove ha portato quattordici scatti ispirati alle Olimpiadi (che si terranno a Parigi dal 26 luglio all’11 agosto, a 100 anni esatti dall’ultima volta che la città ha ospitato l’evento, ndr).

Temteme ha preso spunto dal corridore etiope Abebe Bikila per i suoi lavori. Ma chi era Abebe Bikila? Il 10 settembre 1960 Bikila entrò nella storia diventando il primo africano a vincere un oro olimpico, ottenuto correndo la maratona. La sua vittoria fu segnata anche dal modo in cui la ottenne: corse la gara a piedi nudi.

Abebe Bikila.

Arrivato a Roma per partecipare alle Olimpiadi, Bikila comprò delle nuove scarpe da corsa, ma nessuna gli andava bene e gli vennero le vesciche. Alla fine, decise di correre a piedi nudi, nonostante il caldo torrido dell’estate romana e vinse.

Abbiamo incontrato Michel Temteme per farci raccontare, in questa intervista esclusiva, i segreti del suo progetto “Il sogno di Icaro.

Michel Temteme con Haile Gebreselassie, uno dei più grandi mezzofondisti della storia, vincitore 4 campionati mondiali e due ori olimpici.

Michel, ci racconti come è nata l’idea del Sogno di Icaro?

Mohamed Beldjoudi, direttore artistico della residenza culturale Alliance Ethio-Française, dove sono stato ospitato, mi aveva chiesto, proprio in vista delle Olimpiadi parigine, di pensare a qualcosa per omaggiare i nostri atleti. Allora mi sono ricordato di Abebe Bikila e del suo oro a Roma nel ’60.

Michel Temteme, Mach Changkuoth, Basket.

Per omaggiare questo impavido atleta e comunque tutti gli atleti africani, cosa hai pensato di fare?

Ho costruito, come ha detto Beldjoudi nel testo che accompagna la mostra, una cittadella per conquistare il cielo, cioè, ho costruito qualcosa che mi permettesse di fotografare gli atleti in una sorta di tempo sospeso: ho fatto un buco nel terreno, poi l’ho sormontato da una lastra di plexiglass che mi permettesse di scattare dal basso. Da quella postazione, da un punto di vista diverso, potevo cogliere l’attimo in cui ogni atleta si librava verso il cielo.

Gli atleti, tutti fotografati rigorosamente a piedi nudi, si stagliano verso il cielo come in una sorta di volo, è questo che ti ha ispirato il titolo della mostra?

Sì, su suggerimento di Mohamed Beldjoudi, che è stato prezioso in tutto il percorso, abbiamo fatto riferimento a Icaro: giocando con le sagome e le apparenze, abbiamo raccontato un mito, quello dell’Uomo e del superamento di sé stessi.

È un omaggio a Bikila, ma anche a tutti gli artisti africani, dunque…

Sì, è anche un augurio per tutti gli atleti africani in gara, che possano volare sempre più in alto nel mondo dello sport!

Michel Temteme, Selemon Barega, mezzofondista, Oro a Tokyo 2020.

Non deve essere stato facile cogliere il momento giusto per scattare la foto…

No, affatto. C’è voluta molta pazienza, attenzione e anche una grande empatia con gli atleti, che dovevano sentirsi assolutamente liberi e naturali, ma allo stesso tempo dovevano trovare la masssima concentrazione possibile dal punto di vista fisico e mentale, per trasmettere anche a me che fotografavo un po’ della loro forza e della loro tensione interiore. È stata questa la difficoltà, ma anche la bellezza, per riuscire a trovare lo scatto ideale, quello che rappresentasse in maniera più precisa possibile il momento magico per lo “scatto perfetto”.

Michel Temteme, Genet, pugilessa.

Come scrive il curatore della mostra, “Il genio dell’artista illumina la bellezza del gesto preciso e, in pochi secondi, cattura la fatica di una vita dedicata a lavorare sul movimento perfetto”.

Gli atleti sono infatti tutti ripresi in movimento, nell’istante “magico” ed eccezionale di un salto, di una corsa, di uno slancio per arrivare al traguardo. “Per compiere questo miracolo”, scrive ancora il curatore, “il fotografo non vede; è accecato. Guidato dalla sua immaginazione e intuizione; quella delle sue mille vedute di cui è unico custode, l’artista abbandona così l’attimo miracoloso alle nostre iridi”.

Michel Temteme, Solomon Alemu, atleta.

Oggi, Michel Temteme sta progettando di portare i suoi scatti a Milano, in un progetto creato ad hoc per l’occasione. Tra moda, sport e cultura, sono passati in tanti, famosi e meno famosi, davanti al suo obiettivo. Quello di Temteme sembra un mondo che gioca con la gravità, per riprendere un’umanità senza ombre, un vero e proprio inno alla bellezza, quella esteriore come quella del coraggio, della volontà, dell’intelligenza.

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