Il vincitore del Premio Colline ad Arte si racconta: Shezad Dawood e la voce del paesaggio

Antifona, opera realizzata dall’artista Shezad Dawood (Londra, 1974), ha vinto la prima edizione del Premio “Colline ad Arte”, promosso dall’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene e realizzato con il contributo della Camera di Commercio di Treviso-Belluno. Antifona trasforma in suono un paesaggio – e che paesaggio: le colline del Prosecco, note per le loro bollicine, che anche in questa stagione sono di una bellezza struggente. La prima manifestazione sonora dell’opera è avvenuta tra le pareti della suggestiva Pieve di San Pietro di Feleto, in dialogo, anzi in vibrazione perfetta con la suggestiva architettura romanica della chiesa e la natura del luogo. 

Il premio, nato da un’idea di Sabrina Donadel e, per questa prima edizione, sviluppato e co-curato con Valeria Szabó Facchin, ha portato Shezad Dawood – artista multidisciplinare britannico le cui opere spaziano tra pittura, scultura, cinema e media digitali – sulle Colline Patrimonio dell’Umanità, dove, insieme al geniale etnobotanico Michal Mos, ha raccolto una serie di registrazioni bioelettriche delle piante. Utilizzando sensori capaci di tradurre le micro-variazioni di potenziale elettrico in dati sonori, le piante hanno “parlato” (o sono state mute…) attraverso impulsi ritmici e frequenze variabili, rivelando un paesaggio vibratorio altrimenti impercettibile e l’artista, come ci ha raccontato, ha riplasmato questo suono della natura. 

È stato un lavoro collettivo, a dire il vero: terminata la fase di raccolta, i segnali sono infatti stati puliti e filtrati e poi adattati dalla compositrice e musicista Teresa Winter, pioniera della musica elettronica inglese, e dal sound designer Rupert Clervaux. Il risultato non è un brano che descrive il paesaggio, ma un paesaggio che si lascia percepire, “che parla con noi”: un’esperienza davvero sinestetica – che va provata sulla propria pelle, difficile da descrivere a parole – che invita chi ascolta a entrare nella stessa sonorità respirata sulle colline dal loro interno. 

«Con il Premio ‘Colline ad Arte’ – commenta Marina Montedoro, presidente dell’Associazione per il patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene – abbiamo immaginato le nostre Colline come un luogo in cui il paesaggio diventi laboratorio di creatività e di sperimentazione, un territorio capace di ispirare e accogliere l’arte contemporanea nel suo dialogo con la natura. L’opera di Shezad Dawood dà piena forma a questa visione: è un lavoro che nasce dall’ascolto profondo della terra e la trasforma in un linguaggio universale, in cui scienza, musica e paesaggio si fondono. Con questa prima edizione il Premio dimostra come le Colline possano essere un centro di produzione culturale vivo e innovativo, aperto al mondo ma radicato nella propria identità».  

Aggiunge Sabrina Donadel: «Il premio Colline ad Arte nasce come atto d’amore per la terra in cui sono nata e cresciuta ed è frutto delle esperienze che ho fatto in questi ultimi dieci anni nel mondo dell’arte contemporanea internazionale attraverso Private Collection, il format televisivo che ho ideato e realizzato per raccontare la figura dei più importanti collezionisti, in onda su Sky. Ho maturato nel tempo la consapevolezza che il territorio straordinario di queste colline, Patrimonio dell’Umanità dal 2019, fosse pronto ad ospitare un dialogo con gli artisti e ad essere raccontato attraverso la loro visione o, come in questo caso, ad essere ascoltato. Con Antifona Shezad Dawood ci trasporta in un paesaggio sonoro e, facendoci vivere le colline come non le abbiamo mai vissute, ci offre un’ulteriore occasione per innamorarsene».

Artuu Magazine voluto intervistare Shezad Dawood, per capire meglio questa complessa e affascinante operazione. Come prima cosa – collegato via videocall dal suo studio di Londra, ma in partenza per il Pakistan – Dawood ci dice: «Ho apprezzato molto il lavoro di squadra: non ho mai veramente amato l’idea del genio solitario, solitamente maschio, che impone la sua volontà su tutti gli altri. Preferisco di gran lunga l’idea di ballare insieme». 

Shezad Dawood, come è nata l’idea di Antifona?

Avevo già lavorato sia con il professor Moss che con Theresa Winter su un progetto a Cambridge, nel Regno Unito. Anche in quell’occasione ragionavamo su un’opera sonora: con il Premio “Colline ad Arte” è arrivata l’occasione per unire i puntini: per legare insieme arte, musica, indagine sonora, il tutto nella biodiversità di un territorio straordinario. In questo caso, devo ammettere che l’aspetto più interessante della partecipazione al Premio, che sono onorato di aver vinto, era il “potenziale pubblico” dell’opra. Mi piace pensare di poter stimolare un modo nuovo non solo di guardare, ma anche di ascoltare il mondo». 

È questo, secondo lei, il significato ultimo del suo fare arte?

Ritengo che l’opera d’arte dovrebbe essere un segnale. In questo caso, l’esperienza dell’opera d’arte dovrebbe attivare un potenziale trasformativo in modo che chi la ascolta torni a guardare il paesaggio in modo diverso. Per me è stato fondamentale lavorare e osservare la comunità locale, vedere come vive in armonia con il paesaggio. Parlando con chi lavora la terra tutti i giorni ho compreso come queste persone capiscano già il linguaggio e la voce della natura, l’ “antifona” che la nostra Terra suona ogni giorno. Ricordo in particolare un giorno, quando ci siamo recati in uno degli agriturismi della zona e abbiamo inserito gli elettrodi in un albero che era di fronte all’ingresso e abbiamo registrato il suono che emetteva: il proprietario si è commosso e ha detto. “Ho sempre saputo che era così, ho sempre saputo che le piante ci parlano”. È stato bello». 

Revine Lago, Piante Acquatiche_ph Sabrina Donadel

Che peso ha la parte scientifica nello sviluppo del suo lavoro? 

Ho un PHD in arte visiva, ma sono da sempre incuriosito e attratto dalla scienza. Ho scelto di lavorare con il professor Moss che è pazzo quanto me. E questo è un complimento! Abbiamo bisogno di follia, di sviluppare un po’ di pensiero laterale in questo mondo.

Delle 60 registrazioni ambientali che abbiamo fatto sul territorio, tra piante, funghi, suolo e alberi, l’aspetto più interessante è stato rilevare che una stessa identica specie può “cantare” o risuonare in modo diverso nelle registrazioni a seconda del luogo in cui si trova. Esiste davvero un’energia del luogo ed è affascinante il fatto che si possa registrare scientificamente e poi, come accaduto con Antifona, rielaborare a livello creativo. Ci sono stati spazi in cui le frequenze erano minime, le piante quasi mute, e altri in cui le piante, persino quelle acquatiche, hanno dato segnali.

Cison di Valmarino, Shezad e Michal ph Sabrina Donadel

Che cosa è successo in particolare con le piante acquatiche? 

Molto intensa è stata la registrazione delle piante acquatiche che vivono sul lago di Revine, in provincia di Treviso. Il suono che veniva registrato da queste piante era molto particolare, a metà strada tra il canto gregoriano e la musica barocca. Ne siamo rimasti sorpresi e solo dopo, parlando con le persone del luogo, abbiamo scoperto che molte persone sono morte in questo lago. Abbiamo registrato dei fantasmi? Questo dipende da ciò che si crede, ma io posso dire che la natura assimila parte dell’esperienza umana e la rimanda, la fa risuonare. Solo che non abbiamo sempre gli strumenti adatti per coglierla e per ascoltarla.

Per questo, nei miei lavori, mi piace che l’arte e la scienza possano tornare a operare insieme e trovare risposte nuove. L’arte può mostrare come la tecnologia e la scienza possano essere usate per altre ragioni, e non solo per controllare o sviluppare metodi di IA per controllare, ma per sviluppare altri tipi di campi di indagine. Ad esempio, a coltivare l’empatia verso un luogo e le persone che lo abitano.

CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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Francesca Amé
Francesca Amé
Milanese, mamma di due gagliarde adolescenti, ama raccontare il bicchiere mezzo pieno della vita, senza trascurare eventuali depositi sul fondo. Da quindici anni si dedica con passione alla cronaca culturale, italiana e internazionale, e firma interviste per alcune delle principali testate italiane. Fissata da sempre con l’arte contemporanea, è anche una travel addicted iper-organizzata. Ultimamente ha tradito la corsa con il pilates. Su Instagram è @realvistodame Testate con cui collabora per reportage culturali: ilGiornale, il Foglio, Vanity Fair Italia (show e viaggi). Vogue Italia (arts), Business People, Wired.it, Jesus

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