“Immaginavo un bambino come me”: L’eterna giovinezza di Yoshitomo Nara SottoTitolo: Lo spirito eternamente giovane del noto artista giapponese emerge potente nella mostra a metà carriera presso il Guggenheim di Bilbao.

Alcune persone non invecchiano mai del tutto. Quando intervisto Yoshitomo Nara prima della sua rassegna di metà carriera al Guggenheim di Bilbao, la sua figura di sessantaquattro anni si presenta nel classico stile da ragazzo skater ispirato ad Avril Lavigne: capelli scompigliati sotto un cappellino da baseball nero in abbinato a una maglietta con teschio ed ossa e jeans larghi. Quest’aria di giovinezza si riflette fedelmente nella sua pratica artistica.

Yoshitomo è meglio conosciuto per le sue rappresentazioni di bambini, che figurano inesorabilmente nei suoi dipinti, disegni, sculture e installazioni in sembianze cartoon ma dall’aria inquietante. Un’opera come “Make the Road, Follow the Road” (1990), ad esempio, accoglie i visitatori dell’esposizione di Bilbao con l’immagine di una ragazzina che brandisce coltello e fiamma contro un gatto, il quale sorride in piedi su una pozza di sangue. Le parole “Nothing ever happens, nothing happens at all”, prese da una canzone dei Del Amitri, si intrecciano in uno strascico di fumo cremisi, evocando il tema della responsabilità di plasmare la propria vita e la distruzione generata dalla noia.

Yoshitomo è cresciuto nella Prefettura di Aomori in Giappone, una regione tranquilla, rurale, famosa per la produzione di mele, situata nella parte settentrionale dell’isola principale dell’Honshu. L’artista ritiene che “la mia propensione per le figure infantili nasce dai ricordi della mia infanzia.” Le altre sue ricorrenti tematiche, come le casette dai tetti rossi, le pozzanghere e le barche blu, derivano anch’esse dai ricordi di un tempo.

In giovinezza, Yoshitomo non aveva accesso alla vivacità culturale delle grandi città giapponesi e visitava raramente musei o gallerie d’arte, ma come mi racconta: “Anche se la mia vita poteva apparire oggettivamente solitaria, io ero molto felice del mio ambiente – il quale, per quanto originale, mi sarà per sempre caro.” Probabilmente non è una coincidenza il fatto che l’artista abbia integrato numerose citazioni della cultura pop e della musica nelle sue opere, essendo questo il modo con cui si connetteva al mondo esterno al suo idilliaco rifugio di campagna.

Da piccolo, Yoshitomo costruì una radio che si sintonizzava sulle onde radio dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti che risiedeva in Giappone durante la Guerra del Vietnam. L’artista ascoltò le canzoni folk di Bob Dylan e in seguito subì una forte influenza sia dal movimento punk che da quello new wave. “Quando ero nella mia stanza, circondato dai campi di mele negli anni ’60, l’onda della musica poteva trasportarmi lontano,” mi ha rivelato. “Immaginavo un bambino come me, in un piccolo villaggio dell’America del Sud, che ascoltava la stessa musica.”

Al centro di una stanza del Guggenheim Bilbao si trova l’installazione “My Drawing Room” (2008): una struttura a forma di casetta che riproduce lo studio di Yoshitomo, dal quale si diffonde una playlist di canzoni che l’artista ha iniziato ad ascoltare da giovane, a testimonianza del suo immutato amore per la musica.

Dopo essersi diplomato alla Aichi Prefectural University of the Arts nel 1987, un anno dopo il giovane artista si trasferì in Germania per studiare presso la Kunstakademie Düsseldorf, sotto la guida del neo-espressionista tedesco A. R. Penck: un corso durato sei anni. Incorporare pennellate più libere e colori più vivaci nei suoi dipinti fu il modo con cui Yoshitomo rispose al consiglio di Penck che sosteneva: “Sei così libero nel disegno, ma molto formale nella pittura: perché non dipingi come disegni?” Lo sguardo di Yoshitomo si anima quando dichiara: “Ho appreso la libertà da Penck.”

Da quel momento, Nara inizia a lavorare con la Galerie d’Eendt di Amsterdam, ottenendo la sua prima mostra personale nel 1990. Solo cinque anni dopo, la sua esposizione “Pacific Babies” viene inaugurata presso la Blum and Poe’s Santa Monica gallery nel 1995, dopo la quale il suo profilo sia commerciale che istituzionale cresce costantemente. La mostra al Guggenheim Bilbao rappresenta la più significativa rassegna dedicata all’artista in Europa fino ad oggi. L’esposizione verrà successivamente trasferita al Frieder Burda Museum di Baden-Baden e alla Hayward Gallery di Londra.

La curatela dell’esposizione segue una linea più o meno cronologica, con importanti associazioni tra opere provenienti da differenti decadi per rendere la mostra ancora più avvincente. Così, attraverso i suoi dipinti degli anni ’90 fino ad oggi, si può percepire la crescita artistica, la ricerca stilistica e la ripresa dei temi cari all’artista. Ma se c’è un filo conduttore che unisce tutte le opere di Yoshitomo Nara, ciò in cui si riflette più di tutto è il fascino eterno e coinvolgente dell’infanzia, una tematica tanto universale quanto potentemente nostalgica.

CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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