Quando si verificano tragedie nel mondo ed emergono sofferenze, quale meccanismo ci spinge ad agire? E a favore di chi operiamo realmente? Ci troviamo a rispondere a ciò che scuote più efficacemente i nostri cuori, ma, in tal caso, non dovremmo forse interrogarci sulla natura delle nostre simpatie?
È questo il quesito che pone Aruna D’Souza, scrittrice e critica d’arte, nel suo saggio dal titolo “Imperfect Solidarities”. L’autrice si immerge nel dibattito sul perché siamo mossi ad agire in solidarietà con gli altri. Riflettendo sull’attuale genocidio a Gaza e sui commenti dei social media che lo circondano, D’Souza individua un’insistente enfasi sull’empatia come elemento scatenante dell’azione politica nel nostro contesto neoliberista. Secondo la sua tesi, l’empatia valorizza la reazione emotiva singola del testimone a scapito della violenza sistemica che subiscono gli oppressi.
L’empatia, termine tanto affascinante quanto dibattuto, indica generalmente l’idea di comprendere i sentimenti altrui e, forse, di percepirli come propri. Condivisa sia dalla psicologia popolare che dalle aziende, l’empatia sembra promettere una moltitudine di guadagni: vantaggi sul posto di lavoro, relazioni rinforzate, unità nelle divergenze. Muovendo il cuore di un pubblico compassionevole, l’empatia, come il suo stretto correlato, l’amore, si posiziona spesso come la forza trainante delle rivoluzioni.
Tuttavia, D’Souza si dimostra diffidente nei confronti dell’empatia come strumento politico: è troppo prossima all’ego, troppo appagata dalla nostra stessa soddisfazione. Peggio ancora, ci impedisce di fare il difficile lavoro di apprezzare la diversità e il suo sfida. In “Imperfect Solidarities”, D’Souza propone una politica basata sulla cura, o, se vogliamo, sul “dovere”. Immagina un mondo in cui agiamo non per amore del prossimo, ma obbligati a prendersi cura degli altri, sebbene non proviamo empatia per loro.
D’Souza, oltre ad essere prima di tutto una critica, è una scrittrice profondamente impegnata nelle arti visive. Il suo lavoro esamina come la fruizione dell’arte contemporanea, la sua cura e la sua collocazione nelle istituzioni, o la loro mancanza, si intersecano per fornire un ritratto dei nostri tempi. Il suo libro “Whitewalling”, pubblicato nel 2018 da Badlands Unlimited, esplorava il rapporto tra arte, razza e protesta attraverso tre “atti”, o casi studio.
“Imperfect Solidarities” propone nuovi modi di pensare – e nuovi approcci alla solidarietà – attraverso la lente dell’arte. D’Souza illustra come certe opere artistiche, nella loro mancanza di metafore facilmente assimilabili, ci invitino a pensare in maniera più sfuggente, radicale e connessa. Le letture del romanzo “Sea of Poppies” di Amitav Ghosh e della installazione “Love Story” di Candice Breitz, o dell’esibizione “Dialectics of Isolation” del 1980, guidano l’esplorazione di temi come lo slittamento linguistico, l’approccio angolare dell’empatia nei confronti del pubblico bianco e il dialogo intersezionale.
E se tentassimo di non comprendere, estendendo comunque la nostra mano in solidarietà? E se considerassimo la conoscenza non più come un atto estrattivo, ma come uno scambio mutualmente rispettoso, seppur minimo? Nell’analizzare questi quesiti, D’Souza cita gli artisti Felix Gonzalez-Torres e Stephanie Syjuco, che sperimentano con il concetto di opacità. Il lavoro di Syjuco in particolare, un intervento fotografico su immagini d’archivio di “villagers” filippini spostati a St. Louis per essere esibiti all’Expo del 1904, risulta particolarmente pregnante.
Con la sua chiarezza e forza espositiva, “Imperfect Solidarities” si pone nella stessa tradizione di “Regarding the Pain of Others” di Susan Sontag, che si confrontava con questioni simili. Tuttavia, la prospettiva specifica di D’Souza offre un’aggiunta preziosa a questo canone. La critica all’empatia risulta una lucida chiamata alle armi per repensare il ruolo dei sentimenti nella politica e nella società. Entusiasmante, illuminante e provocatorio, il suo contributo è una lettura indispensabile per chiunque cerchi di capire l’ethos e la pratica della solidarietà nel mondo odierno.


