Inimitabili, il racconto dell’Italia che ha fatto la storia: intervista a Edoardo Sylos Labini

Piccoli condensati di storia e cultura italiana raccontati in 45 minuti, capaci di restituire il ritratto vivo e complesso di intellettuali che hanno lasciato un segno indelebile nel nostro Paese. Sono Inimitabili, i protagonisti del programma ideato e condotto da Edoardo Sylos Labini, che dopo il successo della prima stagione torna su Raitre con quattro nuovi ritratti d’autore: Luigi Pirandello, Arturo Toscanini, Oriana Fallaci e Curzio Malaparte.

Il format è quello collaudato: un viaggio nei luoghi simbolo della vita di questi personaggi, documenti inediti, testimonianze di familiari, storici, giornalisti e artisti, il tutto arricchito da momenti recitati da Sylos Labini stesso.

La nuova stagione di Inimitabili, realizzata da Rai Cultura e scritta da Sylos Labini con Angelo Crespi, per la regia di Claudio Del Signore con le musiche originali di Sergio Colicchio e la consulenza scientifica di Francesco Perfetti, è in onda dal 000 domenica su Raitre in seconda serata e sarà disponibile anche su RaiPlay.

Tra i contributi più preziosi di questa edizione: Riccardo Muti per Toscanini, Pietrangelo Buttafuoco, Gabriele Lavia e Annamaria Andreoli per Pirandello, Vittorio Feltri per Oriana Fallaci e i racconti della Prato di Malaparte e del movimento Strapaese.

Abbiamo incontrato Edoardo Sylos Labini per farci raccontare il dietro le quinte di questo progetto culturale che, tra storia, teatro e televisione, continua a conquistare anche il pubblico più giovane.

Com’è nata l’idea di Inimitabili?

È nata dai personaggi che ho interpretato in questi ultimi quindici anni di carriera teatrale. Ho sempre portato in scena grandi figure della storia e, a un certo punto, la Rai mi ha chiesto di trasferire questa esperienza sul piccolo schermo.

C’è un filo conduttore che lega i protagonisti delle due stagioni?

Sì, sono tutti grandi italiani. Dei patrioti della cultura.

Cosa rappresentano per lei questi intellettuali nella storia culturale italiana?

Sono figure che hanno lasciato un segno, tracciando una linea attraverso il loro pensiero e le loro azioni. Sono stati — e sono tuttora — fondamentali per indicare una direzione, per aiutare a costruire l’identità culturale del nostro Paese.

Come ha scelto i luoghi e le persone da coinvolgere per raccontare la vita di ciascun personaggio?

Abbiamo una squadra di autori e di redazione — Massimiliano Griner, Clemente Volpini, e la struttura di Rai Cultura, una squadra molto preparata. Grazie a loro andiamo a scoprire i luoghi e raccontiamo le storie anche attraverso le interviste. Quest’anno sono state preziose: dal maestro Muti a Gabriele Lavia, da Pietrangelo Buttafuoco a Vittorio Feltri, fino a Giordano Bruno Guerri.

Il programma è molto utilizzato anche in ambito scolastico. Se lo aspettava?

Assolutamente sì. Sono figure fondamentali che, se raccontate in modo diverso, con un linguaggio più pop, appassionano anche i ragazzi. Invece di ascoltare solo trap, secondo me è più affascinante sentire D’Annunzio o la Fallaci, se li sai presentare nel modo giusto.

Edoardo Sylos Labini con il maestro Sergio Colicchio ph Pino Le Pera

A proposito di teatro: c’è un legame particolare tra lei e Pirandello.

Ho debuttato trent’anni fa proprio con Pirandello, in Questa sera si recita a soggetto, con la regia di Patroni Griffi e accanto ad Alida Valli. È stato il mio esordio teatrale. E quella pièce fa parte della trilogia del “teatro nel teatro” di Pirandello; quindi, per me ha avuto un’importanza enorme.

Come vive il doppio ruolo di narratore e interprete all’interno di Inimitabili?

Devo gestire due registri diversi: uno più giornalistico e uno più interpretativo. Il secondo mi appartiene di più, ma negli ultimi anni, fondando CulturaIdentità, ho sviluppato anche un approccio giornalistico. Oggi sono entrambe le cose: attore e narratore.

C’è un personaggio in cui si è riconosciuto di più?

Con tutti mi sarebbe piaciuto avere un confronto. Se dovessi sceglierne due, direi D’Annunzio e Pasolini, che abbiamo già raccontato nella scorsa stagione: hanno influito moltissimo sulla mia formazione culturale e artistica. E poi la Fallaci: avrei davvero voluto conoscerla.

Nel panorama televisivo attuale quanto è difficile proporre contenuti culturali di questo tipo?

È difficile, è una sfida. Ma progetti come questo restituiscono senso al servizio pubblico. La TV di Stato deve raccontare la storia del Paese, senza preoccuparsi troppo dello share. E devo dire che la dirigenza Rai ha dimostrato coraggio. Come dimostrano i successi di Alberto Angela, se messi in prima serata questi progetti funzionano.

E secondo lei, qual è il segreto per renderli ancora più accessibili?

Bisogna insistere. Il pubblico è stato disabituato per anni, decenni. Occorre ricominciare, senza farsi condizionare troppo dagli ascolti di una prima o seconda stagione.

Edoardo Sylos Labini

C’è chi sostiene che raccontare figure controverse possa essere rischioso o divisivo oggi. Cosa risponde?

Gli direi semplicemente: studiate. Perché spesso le critiche arrivano da chi conosce poco o nulla di questi personaggi.

Può anticiparci i nomi dei prossimi Inimitabili?

Ce li ho già in mente, ma non posso svelarli.

Ci sarà ancora una presenza femminile?

Assolutamente sì. All’inizio ero un po’ dubbioso se funzionasse interpretare una donna, poi ho capito che, leggendo e raccontando ciò che hanno detto, funziona benissimo. Lo vedrete nella puntata dedicata alla Fallaci. E sì, ce ne saranno altre.

In questa intervista Sylos Labini restituisce il senso profondo di Inimitabili, un modo per riscoprire figure che hanno ancora molto da dire al presente e che, se raccontate nel modo giusto  possono ancora entusiasmare e coinvolgere tutte le generazioni.

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