Insieme ancora una volta: Lia Drei e Francesco Guerrieri in mostra a Cagliari

Se in vita fu in essenza l’amore, speso in un casolare nelle colline di Monte Mauro, a Brisighella di Romagna, al di là del caotico ma stimolante mondo degli anni Settanta che vollero rifuggire, oggi resta l’arte, mica poco, a suggellare l’unione tra Lia Drei (1922-2005) e Francesco Guerrieri (1931-2015), chiamati a concedersi, ancora una volta insieme, al Centro Comunale d’Arte e Cultura Il Ghetto di Cagliari. 

L’occasione è la mostra Lia Drei e  Francesco Guerrieri: punti di vista tra percezione e figura, organizzata da Agorà Sardegna e CoopCulture con la collaborazione del Comune di Cagliari e il contributo della Fondazione di Sardegna e curata dalla storica dell’arte Maria Dolores Picciau, che la concepisce come «una porta sul futuro della percezione»

Il percorso ha infatti l’obiettivo di condensare nella potenza visuale delle opere i lineamenti espressivi essenziali delle diverse fasi di una carriera condivisa, cominciata con la costituzione del Gruppo 63 – al fianco di Lucia di Luciano e Giovanni Pizzo – e, a partire dalla sua scissione, culminata nella fondazione a due dello Sperimentale P (Puro), nei cui intenti si dichiara l’occorrenza di “analizzare e sperimentare gli elementi fino a che questi non abbiano raggiunto una condizione di obiettiva efficacia in rapporto alla forma che essi vengono a formare e in rapporto ai possibili fruitori della forma”, auspicio eloquente e da realizzarsi nel campo sperimentale della percezione intersoggettiva: “sia nei processi retinici, che in quelli più complessi e organizzati” (ibid.). 

L’apparente erudizione dei solidi orientamenti teorici, desunti dall’impostazione della psicologia della Gestalt, incentrata proprio sui temi della percezione e dell’esperienza singolare, non inficia l’efficacia visuale della produzione della coppia, riapprodata al figurativo con l’adesione, negli anni Ottanta, a dettami più decisamente metapittorici. Nel mezzo, ma permeante un intero sistema comunicativo, il rapporto essenziale con Corrado Maltese e indirettamente con la stessa Cagliari, nel cui ateneo egli insegna dal 1957 al 1969 e che risulta in vari suggestivi accostamenti.

In questo, la mostra assume un carattere che potremmo definire glocale, ovvero tesa, osserva Silvia Murruzzu, coordinatrice del Ghetto, a situare la vivace esperienza artistica isolana nella temperie internazionale degli ultimi decenni. 

Se sublimare un legame umano nell’evidenza rappresentativa del suo manifestarsi è un compito arduo se frutto di una decisione controllata, l’abilità della curatrice riesce invece, in uno spazio solo apparentemente esiguo, a connettere le opere e i due interpreti del fatto espressivo in una relazione compenetrante, in un dialogo vis-à-vis, una composizione articolata sulla base dei significati e di quella organicità percettiva – del tutto per la parte – giocata sul vuoto dello spazio e sul pieno delle “strutture colorate”, su campiture ora secche e taglienti e ora ampie e sinuosamente uniformi, queste modulate su forme geometriche solide e cangianti che, in Lia Drei, tendono a tradire una «ricerca sincera, umile, disinteressata di una verità», come ebbe a notare la critica d’arte Teodolinda Cotellaro.

«Mi sento ancora a mio agio col pennello», le fa eco Francesco Guerrieri nella bella intervista in esecuzione nel percorso, ed è del vorticoso proliferare di forme, linee e materie amalgamati nel colore che, incedendo, ci si sente parte in un sentimento di controllata partecipazione.

D’altra parte, i quasi dieci anni che separano Francesco, più giovane, e Lia, si annullano inevitabilmente nel comune sforzo di una ricerca artistica che, al Ghetto di Cagliari, nel cuore storico della città, converge nell’esprimere due vedute singolarmente peculiari e insieme eccezionali. Laddove, come accade, sono gli occhi di chi resta a dare senso al tempo di una vita.

1 commento

  1. Buonasera , ci tenevo a complimentarmi per questa bellissima recensione che inserirò nella bibliografia. Grazie di cuore
    Concetta Guerrieri , Presidente associazione culturale Archivio Francesco Guerrieri e Lia Drei.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

“Hair” torna in scena: libertà, identità e pacifismo per una nuova generazione. Intervista al regista e al cast del musical cult

Oggi, come allora, esistono ancora tanti Vietnam… e tanti giovani con la voglia di liberarsi dalla schiavitù commerciale della Società. Hair, spettacolo cult fine anni ’60, è più che mai l’ideale manifesto delle nuove generazioni che cantano l’alba dell’era dell’Acquario. HAIR, the Tribal Love-Rock Musical

Artuu Newsletter

Scelti per te

Tra ribellione urbana e spiritualità antica, la pittura avvolgente di Gonzalo Borondo alla 21 Gallery

Dopo Audaci. Dalle avanguardie storiche agli artisti mascherati, l’arte del libero pensiero, mostra inaugurale della sede padovana, la galleria ospita fino al 16 gennaio la personale dell’artista spagnolo Gonzalo Borondo, Porta l’acqua un fuoco fermo, curata da Cesare Biasini Selvaggi

White Entropy: Jacopo Di Cera porta a Malpensa l’immensità silenziosa delle montagne e il loro fragile equilibrio

Ed è proprio grazie al lavoro di Jacopo Di Cera che si spiega ai nostri occhi l’immensità di infinite distese di bianco. White Entropy è il titolo della mostra personale dell’artista, visitabile fino al 31 marzo 2026 presso il PhotoSquare dell’Aeroporto di Milano Malpensa.

Michelangelo e Bologna: il dialogo silenzioso che ha forgiato un nuovo linguaggio scultoreo, a Palazzo Fava

Due momenti di confronto e formazione che hanno avuto un enorme impatto sul divin artista raccontati attraverso un meticoloso percorso espositivo, inaugurato lo scorso 14 novembre e visibile fino al 15 febbraio a Palazzo Fava, grazie al quale possiamo apprezzare il muto dialogo instaurato dal Buonarroti con i rilievi della Porta Magna di San Petronio di mano di Jacopo della Quercia.

Seguici su Instagram ogni giorno