Insula. Antonio Biasucci restituisce a Capri il suo volto sacro, selvatico e mitologico

Per comprendere il progetto fotografico che Antonio Biasucci porta a Capri, bisogna astrarlo da tutto ciò che l’isola rappresenta oggi nell’immaginario collettivo. Questa è infatti l’isola divorata dal turismo mondiale, approdo contemporaneo di vip e diportisti aristocratici, status symbol di una certa categoria di persone, in un luogo magico e ricco di storia, invaso dalla resina degli yacht e dal silicone degli astanti.

Oggi letteralmente travolta da folle di un turismo per certi versi mediocre, che pur di mostrare sui social la loro presenza in piazzetta, è disposto a pagare una semplice bevanda, in alcuni casi acqua, 10 euro, immersi in un magma umano composto da russi, americani e scandinavi che, nei numerosi ristoranti improvvisati, fanno il selfie dell’anno mentre l’oste li spenna offrendo loro pietanze di dubbia qualità, a prezzi ovviamente spropositati.

”Capri è un’isola che ha una iconografia potente, che va in una direzione completamente diversa dai miei intenti” spiega Biasucci, prendendo le dovute distanze da quanto di pacchiano e ridondante quest’isola purtroppo subisce, e sposta l’attenzione sul suo paradigma, sulla cifra opposta del suo lavoro, fatto di mesi di ricerca sul territorio e di studio delle numerose fonti storiche e archeologiche che testimoniano di un luogo diverso e poco considerato dal turismo mainstream, fortemente legato al classicismo e alla mitologia. 

Un percorso parallelo che l’artista ha scelto di percorrere in circa sei mesi di vita passati sull’isola per descriverla nella sua pura autenticità, in stretta collaborazione con il curatore Gianluca Riccio, restituendole una dimensione più naturale, intima e suggestiva. Una ricerca dentro l’isola, nelle sue spaccature più profonde e lontane dall’attenzione di massa, dimenticate e sommerse dall’effimero contemporaneo.

“Una Capri esoterica, magica, mitologica” in cui Biasucci ripercorre il mito delle Sirene, dalle quali la Diva Circe aveva messo in guardia Ulisse durante il passaggio attraverso l’arcipelago.  Da un punto di vista storico, l’appartenenza di Capri al mondo classico è testimoniata dalla vicenda che vide protagonista l’imperatore Augusto il quale, affascinato dalla magia di un leccio secolare che al suo arrivo improvvisamente rinverdì, decise di acquistare l’isola offrendo in cambio ai Neapolitani l’isola di Ischia. 

Questa storia risalente al 29 a.C., è raccontata nelle infografiche del Museo Archeologico della Certosa, adiacente alla Cappella di San Giacomo, diretta da Francesco Sirano, archeologo che recentemente ha ricevuto  la nomina come nuovo direttore del MANN e che ha favorito questa iniziativa, tramite un lavoro sinergico e in collaborazione con L’associazione Il Rosaio – Arte e Cultura Contemporanea, con la Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, la Direzione Regionale Musei della Campania, dei Musei Parchi Archeologici di Capri e la partecipazione dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e del museo MADRE, il tutto a manifestare una comunione di intenti alimentata da energie positive convergenti e che lo stesso Direttore Sirano promuove come motore necessario, mettendo a disposizione gli spazi di propria competenza e in accordo con il Comune di Capri e di Anacapri, nell’idea che l’arte contemporanea possa essere un modo diverso per raggiungere la sensibilità e la curiosità della comunità e delle persone che frequentano l’isola.

Insula, che tradizionalmente identifica un edificio dell’antica Roma, in Biasucci diventa un luogo ambivalente, con il mare che nello stesso lo tempo apre e chiude, appunto lo isola trasformandolo in un luogo di raccoglimento fertile. Quindi isola intesa come posto circoscritto da un perimetro, in cui ogni cosa che arriva viene contenuta al suo interno e si rigenera.

Il suo lavoro fotografico, ricco di simbologie, riferimenti mitologici e richiami all’imperscrutabile esoterismo, è una ricerca in questo spazio chiuso, in questa insula, di particolari e dettagli insoliti, animali selvatici, esseri marini, volti colti nel momento di una metamorfosi inflitta da qualche divinità. La natura si intreccia con il magico e l’animato diventa freddo e inerme come una statua.

La scelta stilistica del bianco e nero, che è la cifra caratteristica di Biasucci, aiuta ancor di più l’osservatore a prendere le distanze da ciò che rappresenta l’immaginario consueto dell’isola, e del suo profondo blu ormai autoreferenziale e commerciale. Il lavoro fotografico rivela un universo caprese formato da un “mondo di sotto e un mondo di sopra” popolato dagli innumerevoli personaggi che abitano l’isola e che riportano i segni di una contaminazione con la natura.

Nella Chiesa della Certosa di San Giacomo, le fotografie sono esposte all’interno di sette grandi blocchi, come dei monoliti, che svelano il racconto immaginifico dell’artista, e che investono l’opera di un’aura cultuale in un tutt’uno con la sacralità dell’ambienta che le ospita.

Gianluca Riccio sottolinea come la scelta della mostra fotografica sia sicuramente condizionata dal rapporto professionale e di amicizia con Antonio Biasucci, con il quale ha già realizzato  nel 2016 la mostra Codex al MANN, ma come sia anche il frutto di questa nuova sintonia dell’associazione Il Rosaio con le istituzioni isolane, sodalizio già di lungo corso e che continuerà a dar vita a nuovi progetti, sempre nel tentativo di valorizzare e dare visibilità, magari con una luce nuova, più contemporanea, all’incredibile patrimonio storico di Capri.

Insula è fruibile presso la Chiesa della Certosa di San Giacomo a Capri, dal 20 luglio al 30 ottobre 2025 ed è anche  l’occasione, per chi non l’avesse mai fatto, di visitare i bellissimi spazi del museo archeologico e la collezione Diefenbach. 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Al MUSE(O) per apprendere con tutti i sensi: le proposte di IED Roma

Sono diversi anni ormai che l’Istituto Europeo di Design di Roma ha attivato un filone di ricerca specifico, nato nell’ambito del corso di Product Design, ma sviluppatosi poi nel più generico Master in Design for Children, in modo da integrare le attività di ricerca tradizionali con le nuove sfide educative che stanno investendo istituzioni come la scuola, i musei e il mondo della cultura in genere.

Andrea Chiampo ad Art Basel Miami 2025: MATER NATVRA e il confine tra fisico e digitale

L'edizione 2025 di Art Basel Miami Beach segna un punto di non ritorno per il mercato globale con il debutto di Zero 10. Curata da Eli Scheinman, questa nuova sezione non è solo uno spazio espositivo, ma una piattaforma critica dedicata all'arte dell'era digitale: un ponte necessario tra la solidità del mercato tradizionale e l'avanguardia tecnologica di AI, robotica e blockchain.

Artuu Newsletter

Scelti per te

Questa non è una mostra, è un vero e proprio museo di arte contemporanea: la Sonnabend Collection a Mantova

Ceci n'est pas une exposition. Parafrasando le celebri parole di Magritte, raffigurate nel suo “Tradimento delle immagini” (1929), possiamo affermare che la Sonnabend Collection Mantova, inaugurata il 29 novembre scorso, effettivamente non è una mostra.

Formare la forma, riscrivere il ruolo della donna: perché Rachele Bianchi conta ancora oggi

“Sensibilità è partecipare al dolore degli altri”. Basterebbe solo questa frase per spiegare la poetica di Rachele Bianchi, artista multidisciplinare le cui opere, dalla forte carica emotiva ed empatica, parlano e hanno parlato a diverse generazioni.

Seguici su Instagram ogni giorno