Penetrando le sinuosità del mito greco, confine tra l’immaginario e il reale, torna Jeanne Candel al 60° Festival dei Due Mondi di Spoleto, il celebre appuntamento annuale per gli appassionati dell’arte teatrale. Dopo il successo degli spettacoli Demi-Véronique e Le Crocodile trompeur, la famosa regista ed attrice francese torna sul palco a San Simone il 29 e 30 giugno con la sua nuova creazione “Baùbo/sull’arte di non essere morto”.
Questa nuova opera di teatro musicale, realizzata con la collaborazione della sua pluripremiata compagnia “La vie brève”, è un viaggio intimo e catartico attraverso il mito di Baùbo, figura iconica e misteriosa della mitologia greca. Straordinaria donna sacerdotessa che, con un gesto audace e rivoluzionario, riesce a donare sollievo e gioia alla disperata Demetra, madre addolorata che stava condannando la terra a un interminabile inverno a causa del rapimento della figlia Persefone da parte di Ade, il Dio degli Inferi.
Baùbo, sollevando le sue vesti e mostrando il suo sesso alla Dea, genera un riso liberatorio che porta alla fine del lutto e all’arrivo della primavera. Un gesto che diventa emblema di sessualità, fertilità e creazione, una potente immagine di rinascita e di rigenerazione sovente dimenticata nel canonico immaginario mitologico.
La rappresentazione ideata da Candel si propone come un’indagine interiore, un sentito verbo plastico che esplora i tormenti dell’anima e del corpo, avvolti dalle passioni più contrastanti e primordiali. La vicenda di Baùbo si specchia nella storia di una donna che soffre per una delusione amorosa, rendendo lo spettacolo un viaggio empatico nella vulnerabilità femminile.
Il teatro musicale di Jeanne Candel è una stratificazione di linguaggi. Quella che viene offerta è un’esperienza totale, in cui la parola è solo una delle molteplici modalità espressive. Gli attori sono anche musicisti, in un ensemble variegato composto da violino, sassofono, chitarra classica ed elettrica, contrabbasso e percussioni. A guidare il canto è la voce del mezzosoprano Pauline Leroy sotto la direzione musicale di Pierre-Antoine Badaroux.
La storia di Baùbo si intreccia con le musiche di Dietrich Buxtehude e Heinrich Schütz, il rinascimento tedesco si fonde al mito greco, creando un universo sonoro che penetra e conduce la narrazione.
Jeanne Candel offre un’esperienza al pubblico che è sia riflessiva che emancipatrice. E’ uno spettacolo che permette di guardare alla vulnerabilità come forza, offrendo una messa in scena che si avvicina a una sorta di “anatomia della passione”, in cui musica e teatro si fondono in un’unità inscindibile.
Precipitando in questo mondo di simboli, il pubblico viene invitato a vivere le emozioni universali del dolore e del piacere, della perdita e del ritrovamento. Ciò che ritorna è la forza salvificia e trasformativa dell’arte, che si specchia nel racconto stesso di Candel, che, come lei stessa afferma, ha trovato nella danza di Pina Bausch la propria rinascita artistica e personale: “Ero un’adolescente quando vidi per la prima volta sul palco un lavoro di Pina Bausch. Fu uno shock, attraversavo un momento difficile e la sua arte ebbe il potere di salvarmi, cambiò la mia vita”.
L’arte mostra allora la sua potente capacità di trasformare, di generare un nuovo inizio anche dai luoghi più oscuri ed inaspettati. Queste tematiche si riflettono nel titolo stesso dello spettacolo, “Baùbo/sull’arte di non essere morto”, che ben sintetizza l’intenzione profonda di Jeanne Candel: la rivendicazione della vita e dell’arte come luogo di rigenerazione continua.
L’attesa per questo spettacolo è palpabile e la curiosità è alta: che forma prenderà questo viaggio nel mito, nell’amore, nel dolore e nella risurrezione? Solo al Festival dei Due Mondi di Spoleto si potrà scoprirlo.


