Jenny Saville a Ca’ Pesaro: corpi, carne e pittura senza compromessi

Faccio un po’ fatica a scrivere con lucidità di Jenny Saville a Venezia (e mi scuso per la prima persona, anche). Per la mia generazione – nata a metà degli anni Settanta o giù di lì – la “ragazza di Cambridge” ha rappresentato il corrispettivo visivo di Alanis Morissette in musica: quel genere di artiste capacissime di parlare in prima persona (ci risiamo) ma, in fondo, a tutte noi. Artiste bravissime a mettere al centro la propria esistenza, con i loro corpi e le loro menti, eppure pronte a comunicare anche a chi vive(va) a chilometri di distanza.

Ho salito dunque emozionata (e non mi vergogno a dirlo) le scale di Ca’ Pesaro per assistere all’ anteprima stampa “Jenny Saville a Ca’ Pesaro”, forse “la mostra” di questa stagione a Venezia (aperta al pubblico fino al 22 novembre: non perdetevela). È la più ampia e completa esposizione mai realizzata in laguna sull’artista inglese, già enfant prodige dei Young British Artists (YBA) – la generazione di Damien Hirst, tanto per dire. Vedere Saville, in completo grigio, occhiali da vista e coda di cavallo, aggirarsi tra le sale del capolavoro di Longhena, perla dei Musei Civici di Venezia, è stato bello: di non molte parole, Saville ha detto l’essenziale. Ha raccontato, ad esempio, che nel suo studio di Oxford tiene ben in vista un cartello con su scritto “Push the paint”, che potremmo tradurre con “spingi la pittura”, un modo per dire che c’è ancora da fare, che non tutto è stato detto.

ph Irene Fanizza

E poi ancora: «Dipingere è un atto politico, non perché l’arte sia una forma di denuncia, ma perché aggiunge qualcosa di unico e autentico al mondo. Ogni singola pennellata conta», ha aggiunto, spiegando come sia difficile, in tempi complessi come questi, in cui il mondo è in fiamme e l’IA genera immagini di continuo, continuare a fare arte. Saville ha più volte pensato di smettere: talento precocissimo – a soli 23 anni il geniale Charles Saatchi le comprò non solo tutta la produzione, ma sovvenzionò il suo lavoro per un anno intero, catapultandola nel firmamento dei grandi – Jenny Saville non ha mai tradito sé stessa

Deflagrante sempre, allora come oggi.

In questa mostra, curata da Elisabetta Barisoni per la Fondazione Musei Civici di Venezia, con il supporto di Gagosian (Saville è una delle pupille della galleria), vediamo una trentina di pezzi, la maggior parte di grandi dimensioni: una sorta di summa della sua carriera, dagli esordi alle opere più recenti. «Sono una pittrice pittorica. Dipingo sangue, carni e corpi», ha detto. Ed è proprio così. Entriamo in mostra e vediamo nella prima sala, sulla sinistra, Propped, del 1992. È molto più di un autoritratto: è un’opera che difficilmente si dimentica, con quel suo realismo grottesco che strizza l’occhio a Francis Bacon e a Lucian Freud, eppure va oltre.

ph Irene Fanizza

Mentre tutti i suoi giovani compagni YBA puntavano a forme di arte nuova, irriverente e concettuale, Jenny Saville è restata nell’orbita della figurazione. Abilissima nella tecnica – lo si nota ancor di più nei disegni in mostra, di una bellezza struggente – l’artista è campionessa di un realismo magico tutto suo. In Propped si ritrae da un punto di vista esasperato, con le mani affondate nella carne. Il suo sguardo è impietoso, chirurgico: mostra sé stessa seduta su uno sgabello, con una carne morbida alla maniera di Rubens, la pittura rosea e terrosa. Come nelle opere a venire, Jenny Saville è un’anatomopatologa acutissima di sé stessa, dei suoi malesseri e di quelli di un’intera generazione.

Come pochi altri artisti, è capace di ipnotizzarci con ogni sua opera. Così succede anche a Ca’ Pesaro, in un felice allestimento (peccato solo per qualche riflesso di troppo sui quadri) dove seguiamo la sua ricerca sul corpo negli anni Duemila, in parallelo con il boom della chirurgia plastica. A suo modo, ma in opposizione agli standard estetici della moda, Jenny Saville plasma il proprio corpo e quello degli altri. Ci mostra, nei volti esasperati in primo piano e nei nudi, l’essere umano (specie quello femminile) in tutta la sua rotonda imperfezione, nella sua morbida fragilità. A tratti grottesca, mai banale, Saville recupera la lezione di Rembrandt e Rubens, ma anche di Giorgione, Tiziano e Bellini, disegnando mappe nuove per corpi e volti che occupano lo spazio e s’incistano per sempre nella nostra mente. Passiamo dalle monumentali opere degli anni Novanta ai ritratti coloristici del decennio successivo, spesso ispirati a soggetti mitologici, mentre le opere più recenti risentono dell’attualità (come la meravigliosa Aleppo o le diverse Pietà esposte).

ph Irene Fanizza

Figurativamente ipnotica, la pittura di Jenny Saville non è però consolatoria (a tratti, forse, estetizzante): viviseziona corpi e sguardi con apparente freddezza, crea “ibridi artistici” che sono la sua firma. Alla fine del percorso espositivo – che si può percorrere in mezz’ora o mezza giornata, a seconda di quanto sia forte l’“effetto Saville” su di voi – incontriamo un corpus di lavori inediti, realizzati per l’occasione: una sorta di omaggio all’arte italiana del Rinascimento e a quella della Serenissima in particolare. Nascono dal profondo rapporto dell’artista inglese con Venezia, città che visitava fin da ragazza al seguito dello zio, docente di storia dell’arte. «Non c’è volta in cui io non torni a Venezia e non passi dai Frari (intende la Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, ndr) – ricorda –: non ho mai dimenticato la visita sui ponteggi, durante i restauri per l’Assunta di Tiziano. Tutte le opere dell’ultima sala sono ispirate ai grandi maestri veneti. Mi sono sempre sentita in forte connessione con questa città. Devo ammettere che questa mostra è il sogno della mia giovinezza che si realizza».

Infine, una stoccata (e meno male): «Quando ho iniziato non era così frequente che a un’artista donna venisse prestata tanta attenzione in luoghi istituzionali: ora la situazione è per fortuna migliorata, le porte si sono spalancate». Sì, ogni pennellata conta. Ogni pennellata ha contato.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

Al Vinitaly c’è una grande geode attraversabile: il progetto di Sara Ricciardi per Pasqua Vini

Fino al 14 aprile il Monastero di Palazzo Maffei ospita l’installazione site-specific Resonance di Sara Ricciardi realizzata su ispirazione del nuovo progetto vitivinicolo che Pasqua Vini presenterà in occasione di Vinitaly 2026.

Wild by Design: all’ADI Design Museum la pittura di Marco Grasso trasforma la natura in modello progettuale

All’ADI Design Museum, spazio dedicato alla cultura del progetto e alla collezione storica del Compasso d’Oro, Wild by Design introduce un cortocircuito interessante: portare la pittura - e in particolare la wildlife art - dentro un contesto puramente di design. Non come elemento decorativo, ma come dispositivo teorico.

“Anime in scatola” di Maddalena Rossetti

Negli spazi sconsacrati della Chiesa di San Vittore e Quaranta Martiri a Milano, la mostra Anime in scatola presenta un corpus di opere di Maddalena Rossetti, accompagnato dal testo critico di Vera Agosti.

“Cantarella” di Nuria Mora all’Ambrosiana

Durante la Milano Art Week, alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Cantarella di Nuria Mora trasforma la Sala del Foro Romano in un ambiente che intreccia memoria, leggenda e riflessione sul femminile, tra rispetto del luogo e rilettura critica del mito.
Francesca Amé
Francesca Amé
Milanese, mamma di due gagliarde adolescenti, ama raccontare il bicchiere mezzo pieno della vita, senza trascurare eventuali depositi sul fondo. Da quindici anni si dedica con passione alla cronaca culturale, italiana e internazionale, e firma interviste per alcune delle principali testate italiane. Fissata da sempre con l’arte contemporanea, è anche una travel addicted iper-organizzata. Ultimamente ha tradito la corsa con il pilates. Su Instagram è @realvistodame Testate con cui collabora per reportage culturali: ilGiornale, il Foglio, Vanity Fair Italia (show e viaggi). Vogue Italia (arts), Business People, Wired.it, Jesus

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui