Jenny Saville ha solo 27 anni quando nel 1997 partecipa come unica artista figurativa alla mostra Sensation: Young British Artists from the Saatchi Gallery alla Royal Academy of Art di Londra. Da allora verrà considerata una delle più interessanti artiste britanniche e la sua fama non avrà più cedimenti.
Saville esplora il potenziale estetico della pittura sin dai primi anni ’90. La sua fama decolla quando con Propped, il dipinto che la ritrae seduta su uno sgabello mentre scruta lo spettatore incurante delle sue fattezze sgraziate, convince il collezionista Charles Saatchi ad acquistare tutti i suoi lavori. È proprio lui, infatti ad includerla nella celebre mostra del ’97. Da qui ha inizio l’inarrestabile ascesa dell’artista britannica e quando nel 2018 Propped viene venduto all’asta da Sotheby’s, Alex Branczik (Sotheby’s Head of Contemporary Art for Europe) dichiara: “Sensation fu una delle più importanti e provocatorie mostre d’arte contemporanea organizzate in Gran Bretagna. “Propped” è stata un’icona di questa mostra come gli epocali lavori di Damien Hirst, Tracey Emin e Chris Ofili.”

I ritratti e gli autoritratti di quest’apprezzata rappresentante degli YBA si collocano a metà tra figurazione e astrazione. Vi è tuttavia una certa tridimensionalità carnale a cui l’artista non rinuncia se non attraverso sbavature astratte di colore, segni casuali che attraversano la tela, mentre rimane immutato lo sguardo fisso nei volti da lei dipinti.
Gli occhi dei soggetti ritratti dalla Saville non guardano semplicemente, scrutano l’osservatore. Sono sbarrati, lucidi, fissi, immobili. Osservandoli, viene da chiedersi: che cosa avranno visto questi occhi per essere tali?
Non a caso Gaze (Sguardo fisso) è il titolo della mostra all’Albertina di Vienna, ideata e curata dalla direttrice del museo Angela Stief, che si avvale del sostegno di Gagosian, rappresentante dell’artista dal 1997.
La personale porta le opere dell’artista britannica per la prima volta in Austria, ripercorrendone in particolare gli ultimi due decenni. Sono in mostra ben 26 opere, di cui quattro mai esposte finora, il luogo prescelto per l’esposizione è l’Albertina, non l’Albertina Modern, come ci si aspetterebbe, in particolare la Sala delle Colonne che si trova in posizione baricentrica nel percorso espositivo della sede centrale del museo.
La mostra è un’occasione unica per esplorare la forza e la vulnerabilità che questa sensibile artista è in grado di restituire in ogni sua opera. La Saville, che oggi ha 54 anni, continua a ridefinire il concetto di rappresentazione corporea, mixando pittura, disegno e contaminazioni digitali. Con la carnosa fisicità delle sue tele intesse un dialogo tutto personale tra le epoche, rivolgendosi al mondo dell’iconografia cristiana, a quello della mitologia e ai grandi maestri del passato, che individua in Leonardo, Raffaello o Rembrandt, ma anche in Picasso, Schiele, Bacon e Freud.
La specificità di Saville si declina in particolare nei ritratti e negli autoritratti, frutto di dense e accese stratificazioni realizzate con colori ad olio e acrilici, ma anche con carboncino e gessetto: «quando ero più giovane mi sono confrontata molto con la pittura di Egon Schiele e Francis Bacon, la qual cosa mi ha necessariamente portata agli autoritratti», sostiene l’artista in dialogo con Angela Stief.

In tutta la sua opera la Saville dipinge quasi esclusivamente corpi femminili. Fin dagli anni Novanta, quando ancora ventenne, insieme ad un gruppo di giovani artisti britannici, rivoluziona il panorama artistico sfidando le convenzioni sull’avanguardia, le sue opere riflettono il disordine dei tempi. Il lavoro di questa artista può essere qui di inserito a pieno titolo sulla scia della tradizione del nudo femminile, in continuità con il lavoro di Lucian Freud, in particolare per la comune tendenza alla distorsione dei canoni estetico-sociali comunemente accettati.
Come in Freud, i suoi soggetti appaiono molto vicini alla superficie del dipinto, le figure sono spesso disposte in scorci innaturali, anziché arretrare nello spazio retrostante, vengono sbattute in primo piano, a volte con i genitali in evidenza. Questo imbarazzante effetto di prossimità, combinato con una deliberata mancanza di idealizzazione, l’obiettività del trattamento del corpo e l’identificazione tra realtà fisica e psicologica, rendono i nudi di Saville molto vicini a quelli di Freud. Un’opera emblematica in questo senso è il trittico intitolato Strategie del 1994, che mostra tre prospettive di una singola figura femminile imponente, in primissimo piano e dalla fisicità deformata.
“Gaze” mette in mostra il talento unico della Saville, caratterizzato da una forte carnalità, ma al tempo stesso tendente all’astrazione. Ci permette di apprezzare un’artista pienamente contemporanea, ma al tempo stesso capace di trarre spunto dai grandi riferimenti del passato e, soprattutto, il suo contributo innovativo alla pittura.


