Jessica Morgan è la nuova direttrice della Tate. La curatrice britannica assumerà ufficialmente l’incarico il 1° gennaio 2027, diventando la decima persona a guidare una delle istituzioni artistiche più influenti al mondo. La sua nomina segna un ritorno importante: prima di trasferirsi negli Stati Uniti, Morgan aveva lavorato per oltre un decennio all’interno della Tate, contribuendo alla definizione del programma internazionale del museo.
Attuale direttrice della Dia Art Foundation di New York, che guida dal 2015, Morgan succederà a Maria Balshaw, arrivata alla conclusione del proprio mandato nella primavera del 2026 dopo nove anni. Nel periodo di transizione, la direzione dell’istituzione resta affidata a Karin Hindsbo, già alla guida della Tate Modern.
La scelta del consiglio di amministrazione, approvata all’unanimità, porta al vertice della Tate una figura capace di coniugare ricerca curatoriale, gestione istituzionale e raccolta fondi. Tre competenze centrali per accompagnare il museo britannico verso una nuova fase, segnata dal consolidamento economico, dalla trasformazione del pubblico e dalla ridefinizione del ruolo delle grandi istituzioni culturali.
Nata a Londra, Jessica Morgan ha studiato storia dell’arte all’Università di Cambridge e al Courtauld Institute of Art. Dopo le prime esperienze professionali al Centre Pompidou di Parigi, nel 2002 entra alla Tate come curatrice. Tra il 2010 e il 2014 ricopre il ruolo di Daskalopoulos Curator of International Art, sviluppando mostre e acquisizioni dedicate alla scena contemporanea globale. In quegli anni cura progetti legati ad artisti come Saloua Raouda Choucair, Gabriel Orozco, John Baldessari, Martin Kippenberger e Urs Fischer, contribuendo all’ampliamento geografico e culturale della collezione.
Il suo ritorno assume quindi il valore di una continuità trasformativa. Morgan conosce la struttura dall’interno e arriva a Londra dopo un’esperienza americana che ne ha rafforzato il profilo manageriale e internazionale.
La trasformazione della Dia Art Foundation
Durante gli undici anni trascorsi alla guida della Dia, Morgan ha promosso un vasto programma di sviluppo, ampliando gli spazi dell’istituzione e rafforzandone la presenza tra New York e gli Stati Uniti. Il suo mandato ha portato nuova attenzione verso artiste e pratiche rimaste ai margini delle narrazioni dominanti del minimalismo e dell’arte concettuale.
La collezione della fondazione si è arricchita attraverso opere di figure come Mary Corse, Nancy Holt, Lee Ufan, Sam Gilliam, Senga Nengudi e Meg Webster. Parallelamente, Morgan ha consolidato il rapporto con finanziatori, artisti e comunità locali, costruendo un modello nel quale la solidità economica sostiene una visione curatoriale precisa.
Questa esperienza rappresenta una delle ragioni centrali della sua nomina. La Tate comprende quattro sedi — Tate Modern, Tate Britain, Tate Liverpool e Tate St Ives — e custodisce la collezione nazionale britannica dal Cinquecento insieme a uno dei maggiori patrimoni internazionali di arte moderna e contemporanea.
Una nuova stagione per la Tate
Morgan eredita un’istituzione chiamata a sviluppare nuovi equilibri tra programmazione espositiva, accessibilità, sostenibilità finanziaria e identità pubblica. Nell’esercizio 2024-2025, la Tate ha registrato circa sei milioni di visitatori, mentre il nuovo corso punta a rafforzare il legame con il pubblico internazionale, il sistema filantropico e le comunità territoriali.
Il presidente della Tate, Roland Rudd, ha presentato Morgan come una leader inclusiva e un’“agente del cambiamento”. Il suo profilo suggerisce una direzione fondata sull’ascolto degli artisti, sulla capacità di costruire relazioni durature e su una concezione del museo come spazio vivo, aperto alla ricerca e alla pluralità delle storie.
La nomina di Jessica Morgan alla Tate racconta anche un passaggio più ampio nel sistema culturale globale. Oggi la direzione di un grande museo richiede sensibilità curatoriale, visione strategica, capacità diplomatica e competenze economiche. Morgan porta con sé tutte queste dimensioni, insieme alla familiarità di chi torna in un luogo già conosciuto con strumenti, relazioni e prospettive maturati altrove.
Dal gennaio 2027, il suo compito sarà trasformare questa esperienza in una nuova identità per la Tate: una piattaforma capace di custodire la storia dell’arte britannica e, allo stesso tempo, interpretare le geografie culturali del presente.




