John Galliano rinuncia alla mostra al Met: quando il museo non riesce a separare l’analisi dalla celebrazione

La retrospettiva prevista per il 2027 è stata cancellata dopo le proteste legate alle dichiarazioni antisemite e razziste pronunciate dallo stilista nel 2010 e nel 2011. Il caso apre una questione più ampia: un museo può storicizzare un autore controverso senza trasformare l’esposizione in una riabilitazione pubblica?

La mostra avrebbe dovuto consacrare definitivamente il ritorno di John Galliano nella storia ufficiale della moda. A un mese dall’annuncio, però, lo stilista ha rinunciato alla grande retrospettiva che il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York avrebbe dovuto inaugurare nella primavera del 2027.

John Galliano: Horizons era stata presentata il 31 luglio come la prima grande mostra museale dedicata all’intera carriera del designer. Avrebbe aperto il 9 maggio 2027, pochi giorni dopo il Met Gala, per rimanere visitabile fino al 9 gennaio 2028. Galliano sarebbe diventato soltanto il terzo stilista vivente al centro di una personale del Costume Institute.

Il percorso progettato dal curatore Andrew Bolton avrebbe attraversato oltre quarant’anni di moda: dalla collezione di diploma realizzata nel 1984 alla Central Saint Martins fino al marchio personale, passando per Givenchy, Christian Dior e Maison Margiela. Abiti, accessori, bozzetti, tele, quaderni di ricerca e materiali d’archivio avrebbero mostrato come Galliano abbia trasformato storia, pittura, cinema e letteratura in una delle forme più teatrali della moda contemporanea.

Fin dall’annuncio, il Met aveva dichiarato che la mostra avrebbe affrontato anche le dichiarazioni antisemite, razziste e anti-asiatiche pronunciate da Galliano tra il 2010 e il 2011. Gli episodi portarono al suo licenziamento da Dior e dal marchio che portava il suo nome, oltre alla condanna da parte di un tribunale francese per insulti pubblici fondati su razza, religione e origine.

John Galliano e Anna Wintour
Credit: David M. Benett / Dave Benett / Getty Images.

Il progetto curatoriale intendeva evitare la più semplice narrazione della caduta e della redenzione, interrogando il rapporto fra successo artistico, responsabilità individuale e cambiamento dei valori culturali. Proprio questa intenzione, però, si è scontrata con la natura stessa dell’evento: una retrospettiva monografica associata al Met Gala viene inevitabilmente percepita anche come un’onorificenza, indipendentemente dalla complessità critica dell’allestimento.

Le proteste sono aumentate nelle settimane successive. Esponenti della comunità ebraica, donatori e figure politiche newyorkesi hanno contestato la decisione di collocare Galliano al centro del più grande spettacolo mediatico della moda mondiale. A rendere il caso ancora più delicato è stata la coincidenza del Met Gala, previsto il 3 maggio 2027, con Yom HaShoah, la giornata dedicata alla memoria delle vittime dell’Olocausto secondo il calendario israeliano.

Dopo una serie di confronti con il museo, Galliano ha comunicato che l’esposizione non si terrà. Lo stilista ha riconosciuto ancora una volta la responsabilità per il dolore provocato dalle proprie parole, sostenendo che il percorso di riparazione richieda un impegno continuo. Max Hollein, direttore del Met, Andrew Bolton e Anna Wintour hanno appoggiato la sua decisione. Il museo annuncerà successivamente il progetto destinato a sostituire Horizons e a sostenere l’edizione 2027 del Met Gala.

La cancellazione mostra quanto sia diventato complesso il compito delle istituzioni culturali quando affrontano figure il cui valore creativo convive con comportamenti pubblici gravissimi. Esporre un autore significa studiarlo, ma significa anche attribuirgli spazio, prestigio, risorse economiche e capitale simbolico. Nel caso del Costume Institute, questa ambiguità viene amplificata dal legame con il Gala, con le celebrity, con gli sponsor e con la comunicazione globale di Vogue.

Galliano resta uno degli stilisti più influenti degli ultimi quarant’anni. Ha reinventato la sfilata come spettacolo, costruito collezioni attraverso personaggi e narrazioni, portato la couture dentro territori vicini al teatro e alla performance. Il suo lavoro per Maison Margiela, culminato nella collezione Artisanal della primavera 2024, aveva consolidato un ritorno creativo iniziato dopo anni di assenza.

Proprio per questo la mostra avrebbe potuto offrire un terreno critico importante. La sua cancellazione suggerisce però che non tutte le domande possono essere affrontate attraverso il formato celebrativo della grande retrospettiva. Il problema non riguarda la possibilità di conservare e studiare gli abiti di Galliano, già presenti nelle collezioni del Met, ma la trasformazione di una ricerca museale in un evento capace di produrre una nuova consacrazione pubblica.

John Galliano: Horizons non aprirà, ma il dibattito che avrebbe dovuto ospitare è già cominciato: dove termina la storicizzazione e dove inizia la riabilitazione? E chi decide quando un percorso di responsabilità individuale è sufficiente per tornare al centro di una grande istituzione?

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