Nel cuore pulsante di New York, la culla della contemporaneità artistica, è stata da poco inaugurata una nuova galleria alla Guild Hall, con un’esposizione dedicata all’inconfondibile Julian Schnabel. La mostra, dal titolo suggestivo “Julian Schnabel: Selected Works From Home”, offre al pubblico un assortimento di opere a dir poco singolari: sono infatti quei dipinti e sculture che l’artista e regista ha amato fino al punto da non volerli separare da sé, conservandoli gelosamente nella sua collezione personale.
Julian Schnabel, figura di spicco nel panorama dell’arte contemporanea, ha tenuto il suo primo show in solitaria alla Mary Boone Gallery nel lontano 1979. Nativo di Brooklyn, la sua formazione ha avuto un percorso singolare e audace: dopo gli studi all’Università di Houston, ha presentato la sua candidatura per un programma di studio indipendente presso il Whitney Museum of American Art, inviando il suo portfolio di laurea “imbottito” tra due fette di pane. Diossido di creatività, apparentemente addomesticato solo da una folta barba grigia e un cappellino a coste.
A fronte di un’epoca dove la ricerca artistica pareva focalizzarsi sul valore dell’idea a scapito dell’oggetto, sulla valenza simbolica a discapito del medium, la carriera e il successo di Schnabel hanno posto un nuovo interrogativo, costringendo critici e appassionati a riconsiderare l’importanza del processo e dei materiali utilizzati nell’arte.
Dai suoi esordi a oggi, i lavori di Schnabel, vere e proprie sinfonie monumentali di mixed media, hanno dato una risposta poliedrica a questo dibattito attraverso i decenni, alternando un ricco espressionismo a una statura più impersonale e astratta. Dai suoi celebri “dipinti su piastrelle” degli anni ’80, vibrant composizioni create da frammenti ceramici, alle successive opere di velluto e teloni, dai toni più austeri e riferimenti testuali. Le sue sculture, d’altronde, non mancano di presentare una simbolica essenziale e pregnante.
La mostra offre un panorama completo sulla carriera di Schnabel, presentando le opere che l’artista ha scelto di tenere e vivere quotidianamente. Dalla wax painting Procession (for Jean Vigo) del 1979 all’astratta scultura in acciaio inox ESMÉ del 2020, esposta nel Furman Garden della Guild Hall, la poliedricità materica dell’artista si dimostra uno dei tratti distintivi del suo stile, ben visibile in opere come Accattone (1978) o nella serie di lavori su mappe del 2006.
Un gruppo dei più recenti “dipinti su piastrelle” è incluso nell’accattivante esposizione, tra cui un ritratto della moglie dell’artista Louise Kugelberg e dei pittori Vincent Van Gogh e Paul Gauguin. Schnabel, che nel 2018 ha diretto la pellicola “At Eternity’s Gate”, ricreando gli ultimi giorni di vita di Van Gogh, ha anche ritratto un cespuglio di rose situato vicino alla tomba del pittore olandese; quel canvas sgargiante è anch’esso esposto.
“Julian Schnabel: Selected Works From Home” rivela quindi a pubblico e critica un lato intimo e domestico dell’artista, invitando a una nuova considerazione del suo percorso artistico, tutto giocato tra l’espressività materica e il valore personale, tra l’importanza dell’idea e l’ancoramento all’oggetto dell’arte. Una mostra imponente ma intima, monumentale e tuttavia familiare, dove la grande arte si fa anche casa.


