“Kaimamiru (vol.1)” di Fabrice de Nola: lo sguardo che attraversa il visibile

Negli spazi di elenk’art a Palermo, in via Vincenzo Di Marco 27/b, è in corso la mostra personale di Fabrice de Nola, Kaimamiru (vol.1), a cura di Desirée Maida. La rassegna propone un ciclo di opere pittoriche inedite che approfondisce una delle linee di ricerca più significative dell’artista: l’intersezione tra visione, tempo e immaginazione, attraverso la figura simbolica della maiko, l’apprendista geisha giapponese.

Il titolo della mostra, Kaimamiru, si rifà al termine giapponese che significa “intravedere”. Un verbo che de Nola non utilizza in senso descrittivo, bensì concettuale. Intravedere è un gesto conoscitivo, un’apertura dello sguardo che non si accontenta della superficie ma cerca ciò che sta oltre, o tra le cose. In questa prospettiva, l’immaginazione non è fuga, ma luogo abitato da immagini, dimensione autonoma in cui tempo e spazio si riorganizzano secondo logiche interiori.

La maiko emerge come figura centrale di questo processo. Per de Nola, essa non rappresenta semplicemente un soggetto esotico, ma una vera e propria unità simbolica di misura del tempo, capace di incarnare la ciclicità delle stagioni e i ritmi naturali della vita. Il corpo della maiko – nei suoi gesti codificati, nei suoi abiti stratificati di significati, nella postura rituale – diventa per l’artista un’interfaccia tra cultura e natura, tra cronologia e mitologia. Ogni dipinto si costruisce come uno spazio mentale, dove l’estetica tradizionale giapponese si fonde con tecniche compositive occidentali, in un equilibrio attentamente calibrato.

Non è la prima volta che Fabrice de Nola si confronta con la cultura giapponese, ma in questa serie l’approccio si fa ancora più analitico e simbolico. La maiko è, per l’artista, un filtro attraverso cui osservare il concetto di tempo nella pittura, e insieme un dispositivo formale che consente una riflessione sull’identità, sull’atto del rappresentare e sul senso della figura. L’ibridazione tra oriente e occidente si rispecchia in un linguaggio pittorico che non rinuncia alla figurazione ma la carica di stratificazioni concettuali, in un dialogo sottile tra memoria culturale e visione individuale.

Fabrice de Nola, nato a Messina nel 1964, è un artista italo-belga noto per aver anticipato l’integrazione tra pittura e tecnologia. Nel 2006 ha realizzato il primo dipinto al mondo collegato a Internet tramite QR code e nel 2012 ha introdotto nella pittura l’uso della realtà aumentata. La sua pratica si distingue per un approccio interdisciplinare e per l’idea dell’opera come architettura dell’informazione, in cui elementi visivi e contenuti teorici coesistono. I suoi lavori sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private, tra cui il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma, la Collezione Farnesina del MAE, e l’Archivio dell’Università del Molise.

Kaimamiru (vol.1) si presenta come una mostra stratificata, dove il gesto pittorico non è mai solo forma ma atto di conoscenza. Fabrice de Nola invita a un’osservazione lenta, attenta, quasi meditativa: un esercizio di attenzione visiva e riflessione culturale, che spinge a interrogarsi su come vediamo, cosa scegliamo di vedere e su cosa, invece, preferiamo non soffermarci. In un tempo dominato dall’eccesso di immagini, Kaimamiru è un invito a tornare a guardare davvero.

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