La Brianza non è morta. Come il progetto Paltacréa racconta di una terra sottovalutata

Ogni giorno nel 2026 una persona si sveglia e viene immediatamente bombardata da miliardi di informazioni e immagini che sovrastimolano il suo cervello. Sebbene quest’infinita quantità di notizie possa sembrare un grande calderone in cui attingere a saperi e punti di vista diversi, in realtà ci si imbatte sempre e solo in qualcosa che si vuole vedere. Perché ci piacciono, ci interessano, ci attirano o anche ci disgustano, gli input esterni dell’epoca dei social media, hanno sempre a che fare in qualche modo con chi ne fruisce. Sembra quindi impossibile confrontarsi con chi la pensa diversamente da noi e si trova al di fuori della nostra cerchia. Ma è davvero così? Se ci limitiamo al digitale, probabilmente sì, o perlomeno è molto difficile che accada il contrario. Per cambiare le regole del gioco dobbiamo cambiare il mezzo. Avvalorare le interazioni umane vere e presenti, piuttosto che conversazioni a distanza; dare spazio alla condivisione di saperi e interessi personali per apprendere dagli altri senza sentirsi in difetto e prediligere il contatto con la natura invece che quello metropolitano.

Questi sono solo alcuni degli aspetti cardine di Paltacréa, un progetto di residenza artistica e ricerca partecipata che intreccia arte, territorio e comunità. Ideato dall’Associazione Paltacréa APS, composta da un gruppo di artisti e artiste, studenti e studentesse provenienti dall’Accademia di Brera, il progetto trasforma il concetto di residenza artistica. Non più isolata dal contesto urbano, ma aperta a chiunque in determinate giornate, con l’obiettivo di coinvolgere la comunità e costruire legami profondi con chi vive tutti i giorni quel territorio. Le conoscenze del luogo non vengono perse o relegate a poche persone ma condivise con giovani ragazzi che portano avanti la tradizione ma la rivoluzionano al tempo stesso. 

Dal 22 al 26 maggio alcuni luoghi della Brianza – territorio d’indagine e d’esplorazione del gruppo – tra Briosco e Inverigo, zone poco note se non dai locali, si sono trasformati in un laboratorio a cielo aperto. Pratiche intrecciate tra terra e contraddizioni per immaginare la Brianza, è il titolo del progetto, i cui obiettivi principali sono la riscoperta dell’artigianalità locale e il riavvalorare un territorio spesso abbandonato dalle nuove generazioni, che ricercano il proprio futuro altrove.

Tra il 10 e il 12 luglio 2026, prenderà luogo una serie di altri incontri con eventi aperti al pubblico, tra camminate, pratiche artistiche e momenti di scambio e interazione con abitanti, artigiani e realtà locali. Dall’osservazione astronomica durante la serata di venerdì 10, con la collaborazione di GAC – Gruppo Amici del Cielo, al decoro pubblico di un forno ceramico sperimentale, fino alla sua apertura e l’azione incandescente con accompagnamento musicale nella giornata di sabato 11; il public program di Paltacréa è variegato e mutevole, a dimostrazione di quanto anche la Brianza sia una terra viva.

Woman shaping clay on a wheel in a cluttered pottery workshop with shelves of stones and sculptures behind her.

Avete mai visto un ornitologo e un cacciatore non solo confrontarsi tra loro ma addirittura tenere assieme una lezione itinerante sulla biodiversità? È esattamente quello che è successo durante il pomeriggio della prima giornata di residenza. Alberto Cattaneo, ornitologo, e Matteo Riva, cacciatore, hanno spiegato, ognuno secondo il proprio punto di vista, come essere rispettosi dell’ambiente naturale, entrando nella natura in punta di piedi, nel pieno rispetto di uno spazio che non ci appartiene ma di cui siamo solo ospiti. La figura del cacciatore, spesso demonizzata, ha avuto in quest’occasione banalmente la possibilità di spiegarsi, raccontando come nel suo ruolo debba necessariamente conoscere e ubbidire alle leggi della natura.

L’artista e artigiana brianzola Anna Villa, studentessa di Brera la cui ricerca è legata alle pratiche partecipative nell’arte contemporanea, oltre ad essere fondatrice e motore del progetto, racconta che Paltacréa si propone come dispositivo di ricerca collettiva, coinvolgendo luoghi simbolici del territorio come la Fornace Artistica Riva, punto nevralgico della zona e riferimento per gli artisti che hanno preso parte al progetto.

La co-direzione del progetto è affidata anche a Emma Dotti, performer e artista visiva che attinge alle pratiche del circo e del teatro sociale e a Leo Cogliati, artista milanese la cui pratica spazia tra il sound design, la ceramica e il legno. 

Il clima di accoglienza, scambio e reciproca condivisione è portato avanti da tutto il gruppo, promuovendo l’idea di un’arte aperta e partecipata, che non si limita a gallerie o musei, come comunemente siamo abituati a pensare, ma coinvolge librai, panettieri, baristi, bambini e pensionati, studenti e lavoratori, insomma tutti coloro a cui appartiene veramente la produzione artistica del proprio territorio.

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Alice Taraboi
Alice Taraboi
Laureata in Discipline della Valorizzazione dei Beni Culturali all’Accademia di Belle Arti di Brera, il suo interesse si concentra prevalentemente verso l’arte contemporanea. Per questo motivo, da un anno a questa parte, sta lavorando presso la struttura museale del MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, grazie al Servizio Civile Universale. Ricoprendo diversi incarichi tra cui lo svolgimento dei laboratori didattici con i bambini delle scuole, l’allestimento e il disallestimento delle mostre in esposizione e la stesura di didascalie esplicative, scopre la realtà museale sotto diversi aspetti.

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