Dinanzi al fascino sfrenato dei tesori d’arte smarriti e dei reperti antichi perduti alla storia, troviamo numerosi esempi di leggendari manufatti le cui tracce si sono dissolte sotto strati di sabbia, pietra e storia.
Tesori come l’Arca dell’Alleanza e la tomba di Cleopatra hanno da sempre stuzzicato la fantasia di storici e archeologi.
Oggi, teniamo al centro dei nostri riflettori ‘Il Concerto’, un enigma indissolubilmente connesso al misterioso fascino dell’arte perduta.
Ritratto cent’anni dopo la sua creazione nel 1780, ‘Il Concerto’ è un capolavoro dell’artista olandese Johannes Vermeer, risalente al 1665 circa.
Il dipinto rappresenta tre nobili figure: una donna seduta ad un clavicembalo, un uomo di spalle che suona il liuto e una seconda figura femminile in piedi e cantante.
Le pareti della stanza ospitano due dipinti, uno dei quali è una copia de ‘La maitresse’ di Dirck van Baburen, appartenuto alla suocera di Vermeer.
Il coperchio del clavicembalo raffigura invece un paesaggio idilliaco.
L’abbigliamento signorile e l’ambiente raffinato riflettono l’appartenenza sociale dei soggetti, mentre la cinghia a spalla e la spada del musicista indicano la sua appartenenza alla milizia civile.
Notoriamente, le scene musicali di Vermeer sono spesso interpretate come simbolismi eufemistici, ma non sembra che ‘Il Concerto’ includa elementi moralistici contro la seduzione extraconiugale.
L’opera fu acquistata per la prima volta dalla collezionista e filantropa Isabella Stewart Gardner nel 1892, durante un’asta parigina della collezione di Théophile Thoré, per una somma di 5.000 dollari.
Curiosamente, Thoré aveva avuto un ruolo fondamentale nel rilanciare la reputazione di Vermeer nel XIX secolo, e ‘Il Concerto’ fu il primo grande acquisto della giovane collezionista.
Il capolavoro fu esposto nel museo di Boston che porta il nome di Gardner, fino al giorno in cui sparì.
Nelle prime ore del 18 marzo 1990, dopo una notte di festa patronale quando molti di Boston stavano ancora dormendo, tutto cambiò.
Due intrusi, spacciandosi per poliziotti locali, penetrarono nel museo.
‘Il Concerto’ fu tra i 13 capolavori che rubarono, in quello che è considerato il colpo d’arte più grande del mondo.
La guardia di sicurezza, immobilizzata con le manette, li lasciò entrare credendo che rispondessero a un disturbo nel cortile.
Gli altri guardiani furono legati con nastro adesivo e legati a tubi nella cantina del museo.
Gli autori del furto riuscirono a rimanere all’interno del museo per 81 minuti, rubando opere per un valore totale di 500 milioni di dollari dell’epoca.
Tra i capolavori rubati vi erano pezzi di Edouard Manet, Edgar Degas e Rembrandt van Rijn.
Alcuni di essi furono danneggiati durante il furto, o addirittura asportati dai loro cornici.
Le cornici vuote sono tuttora esposte nel museo.
Nonostante i numerosi sospetti, il crimine rimane irrisolto.
La principale ipotesi delle autorità riguarda James “Whitey” Bulger, famigerato boss mafioso già nella lista dei più ricercati dell’FBI.
Arrestato nel 2011 dopo una caccia all’uomo durata 16 anni, Bulger non ha mai confessato il suo coinvolgimento nel furto.
Un altro sospetto, Robert “Bobby” Gentile, è morto nel 2021.
Il furto al museo Isabella Stewart Gardner è tra i più famosi nella storia dell’arte, tanto che è stato dedicato un documentario in quattro parti su Netflix nel 2021, ‘This Is a Robbery’.
Nel 2015, ‘Il Concerto’ è stato valutato circa 250 milioni di dollari, rendendolo l’oggetto rubato più prezioso al mondo.
Il museo offre 10 milioni di dollari di ricompensa per informazioni che conducano al recupero delle opere rubate.
Come termina questa affascinante caccia al tesoro? È ancora da scrivere.
Avvolto nel velo dell’incertezza, il destino finale de ‘Il Concerto’ rimane un enigma avvolto nella nebbia della storia dell’arte.
Un’esplorazione imprevedibile del passaggio del tempo e degli intricati labirinti del mistero.
Un caleidoscopio di domande ancora senza risposta, che continua ad alimentare la nostra immensa curiosità.


