Nel progetto fotografico di Giancarlo Leone, inaugurato il 2 maggio e visitabile fino al 31 maggio 2026 a Morcote (Svizzera), l’architettura perde consistenza e si lascia tradurre in superficie, vibrazione, materia instabile.
The City On The Water – Cercando la Città Altrove si muove lungo un asse preciso: sottrarre solidità allo spazio urbano per restituirlo come esperienza percettiva. Le immagini nascono infatti da fiumi, canali e specchi d’acqua, da Milano a Venezia, fino a Lugano, ma ciò che restituiscono non è mai documentazione. È piuttosto una soglia.
Nel riflesso, la città smette di essere funzione. Diventa ritmo visivo, campo pittorico, interferenza luminosa. Le geometrie si sfaldano in trame che evocano l’acquarello, il puntinismo, talvolta una dimensione quasi digitale, come se l’immagine stessa fosse sul punto di ricomporsi altrove.
La domanda che attraversa il progetto, “è ancora possibile riconoscere una qualità autentica del vivere urbano?”, non trova risposta nei luoghi, ma nella loro perdita. Leone lavora per sottrazione: elimina la frontalità dello sguardo, rifiuta la centralità dell’oggetto architettonico e introduce un elemento di instabilità che obbliga a rinegoziare la percezione.
L’acqua, in questo senso, non è soggetto ma dispositivo. Filtra, deforma, ritarda. Costruisce una distanza che non è allontanamento, ma possibilità critica. È lì che emerge l’“altrove”: una città più lenta, quasi contemplativa, che esiste solo nel momento in cui viene meno la sua rigidità.
Non è un caso che il progetto trovi una risonanza precisa proprio alla Galleria Poma, affacciata sul Lago di Lugano. Qui il tema dell’acqua non è solo paesaggio, ma memoria culturale e politica: già negli anni Settanta il fondatore Paolo Poma ne faceva un terreno di riflessione pubblica, anticipando questioni oggi centrali come la qualità ambientale e il rapporto tra ecosistemi e vita urbana.
Il dialogo inaugurale con Christian Bernasconi ha esplicitato questa doppia traiettoria: da un lato lo sguardo artistico, dall’altro la lettura scientifica. Due approcci che, nel lavoro di Leone, finiscono per convergere in un unico punto: l’acqua come misura.
Ogni immagine è allora un passaggio. Non restituisce ciò che vediamo quotidianamente, ma lo mette in crisi. E proprio in quella crisi, nella perdita di contorno, nella sospensione del tempo, si apre uno spazio possibile per ripensare la città, non come infrastruttura, ma come esperienza condivisa.
Un altrove che non è altrove geografico, ma condizione dello sguardo.



