“La forza del destino”: alla Scala il docufilm di Anissa Bonnefont svela l’anima segreta dell’opera verdiana

Milano, Teatro alla Scala — Si è tenuta lunedì sera, in una proiezione unica e straordinaria, la première del docufilm La forza del destino. Diretta dalla pluripremiata Anissa Bonnefont, l’opera filmica racconta gli ottanta giorni di preparazione che hanno preceduto l’inaugurazione della Stagione 2024/2025 del Teatro alla Scala, segnata proprio dal nuovo allestimento dell’omonima opera verdiana diretta da Riccardo Chailly.

Il documentario è il primo evento prodotto nell’ambito della nuova collaborazione tra RAI Documentari e France Télévisions, una sinergia che mira a valorizzare la grande tradizione lirica italiana attraverso lo sguardo del cinema contemporaneo. Bonnefont e la sua troupe hanno seguito da vicino il lavoro di Riccardo Chailly, Leo Muscato, Alberto Malazzi, Federica Parolini, Silvia Aymonino e delle star Anna Netrebko, Brian Jagde e Ludovic Tézier. Ma la regista non si è limitata a riprendere le prove: ha scavato nell’essenza del processo creativo, cogliendo la tensione, la dedizione e la fragilità che si nascondono dietro l’armonia del risultato finale.

Nel film, Bonnefont costruisce una vera e propria mise en abymeun teatro nel cinema nel teatro — in cui la creazione artistica diventa essa stessa materia narrativa. La Scala appare come un organismo vivo, pulsante: un intreccio di corpi, sguardi, movimenti, tessuti e materiali che, giorno dopo giorno, si armonizzano fino a diventare un unico corpo collettivo. Alla fine della proiezione, il pubblico ha accolto l’opera con emozione. Una spettatrice ha definito il lavoro di Muscato “estremamente umano”, una sintesi perfetta della visione del regista: raccontare il destino, la guerra e il perdono attraverso la lente dell’umanità.

Ed è proprio questo il filo rosso che unisce l’opera verdiana e il docufilm: la tensione verso la bellezza come atto di resistenza e di speranza. Bonnefont ne cattura l’essenza con uno sguardo poetico ma lucido, celebrando non solo i protagonisti in scena, ma anche il lavoro invisibile delle maestranze — scenografi, sarti, tecnici, attrezzisti — che rendono possibile la magia del teatro.

Un messaggio corale

È sempre emozionante scoprire ciò che si cela dietro la ricerca dell’armonia, della perfezione e della bellezza. La forza del destino — sia come spettacolo che come film — diventa così un atto corale, composto da pulsioni, passioni e competenze diverse che si fondono in un’unica missione: trasmettere un messaggio capace di toccare e unire.

Alla Scala, ancora una volta, l’arte non è solo rappresentazione: è vita che si riflette nell’arte stessa, un destino condiviso che unisce teatro e cinema.

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Sara Conte
Sara Conte
Di solito osservo, ascolto, domando, leggo, indago, scrivo e parlo. Nel mio percorso ho incontrato l’arte, poi la moda, poi il design, poi la finanza e poi di nuovo l’arte. A 19 anni scrivevo per le pagine di Design de La Repubblica e a 20 per un giornale di moda lato business. Ho sempre esplorato il mondo con occhi curiosi e una penna, una matita o (ahimè) una tastiera in movimento. Amo le parole perché mi permettono di confrontarmi con l’altro. Il mio artista preferito si chiama Khadre, lo trovate ogni giorno seduto sulla stessa panchina a Parco Sempione, con lui condividiamo l’idea che “l’art n’a pas des regles”.

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