La forza di Chiara Camoni. Una nuova opera  nel giardino dell’Accademia Carrara di Bergamo

La Forza, una possente e silente enigmatica opera, commissionata nel 2025 alla scultrice piacentina mesi prima di essere stata invitata a rappresentare il Padiglione Italiano nella Biennale di Arti Visive a Venezia 2026, tutt’ora in corso, inaugura l’ambizioso progetto Figure nel paesaggio, a cura di Maria Luisa Pacelli ed Elena Volpato, creata per Giardino PwC del museo, dove s’intrecciano figurazione umana, animale, natura, passato e presente attraverso una materia rigenerativa; la terra nera con cui sono state modellate le sculture increspate in superficie e lavorate a tecnica della colombina dal basso verso l’alto, rivestite  da una energia segreta, “da toccare con gli occhi” più che raccontare. L’intera superficie delle sculture è mossa, sembra modellata dall’aria nel corso del tempo e queste figure trasudano di una  qualcosa di misterioso e ancestrale. La donna e poco distante la leonessa bloccate nello spazio e nel tempo,  personificano l’atto creativo naturale: il principio di ogni forma da un’unica origine, fatta di spirito e materia intrecciate tra loro, in cui il gesto plastico dell’artista  rinnova immagini della tradizione e ripensa il ruolo della scultura nel giardino dal Rinascimento a oggi.

Chiara Camoni, Foto Camilla Maria Santini

Le ieratiche creature di Chiara Camoni (Piacenza, 1974) non si guardano, non si sfiorano, sono lì alla portata del nostro sguardo, hanno un volto-muso che sembra femminile ma restano ibride e ambigue. La forza nella carta dei tarocchi è rappresentata talvolta uomo o donna, mentre assale  l’animale  o maneggia le fauci. Camoni non fa calchi, agisce sulla materia stessa, rivalutala scultura come azione plastica in cui tutto sembra sotto controllo, ma non è sempre così, mettendo al centro del suo fare il gesto, i dettagli che possono  scombinare il tutto, con l’obiettivo di reinterpretare l’iconografia dell’omonimo arcano dei Tarocchi, escludendo citazionismi iconografiche – Camoni è scultrice da sempre, lavora in rapporto allo spazio, in questo caso determina la forma in dialogo con il giardino, la natura nel gres, nella terracotta, materie che conservano la traccia del gesto. Lei scavalca il tempo, configurando creature votate all’eternità capaci di instaurare una relazione con il paesaggio, come soglia di attraversamento tra reale e immaginario. Incantano le sue metafisiche presenze che sembrano sempre state lì tra gli alberi del giardino disposte a cerchio, nell’attesa di accogliere il pubblico, vestali dell’attesa per renderlo partecipe di un rito ancestrale non scritto, ancora tutto da immaginare.  

Chiara Camoni, La Forza, 2025, installation view, Foto Camilla Maria Santini

Le sue arcane figure si confrontano e superano la tradizione, evocano qualcosa di atavico, un magico primario in un giardino dove torneranno nel 2027 le sculture restaurate Marte e Minerva appartenute al collezionista Giacomo Carrara (Bergamo,1714-1796), fondatore dell’ Accademia Carrara, che non soltanto attraversano l’archeologia, l’arte etrusca, i grifoni del Medioevo, la scultura moderna da Medardo Rosso, Leonardo Bistolfi a Arturo Maritni, a Manzù, passando dai volti dei personaggi del film Avatar (2009), il colossal fantascientifico scritto e diretto da James Cameron, ma valorizzano i Giardini PwC, come naturale estensione del museo, riqualificato e aperto alla città dal 2024.

Entro il 2028 aspettiamo di vedere come La Forza di Chiara Camoni dialogherà con altre due sculture previste dal Progetto Figure nel Paesaggio, l’anno prossimo con Verso il Cielo, Personae, di Paolo Icaro (Torino, 1936), un intervento che introduce nel giardino una costellazione di figure sospese  tra presenza e assenza, ispirate alle maschere e ai personaggi del teatro antico, e nel 2028, Alessandro Pessoli (Cervia, 1963) realizzerà  Il Pastore fiorito, una maestosa figura in terracotta, il custode simbolico  del giardino  in bilico tra immaginario arcaico, tempo e  memoria, dove tra alberi e collinette verdeggianti tutto  è paesaggio in dialogo con il museo  e la città.  

Elena Carnevali, presidente della Fondazione Accademia Carrara e sindaca di Bergamo, ha dichiarato nell’ambito della conferenza stampa che l’intervento “valorizza ulteriormente i Giardini, oggi uno spazio pubblico vissuto e aperto alla città che si arricchisce di opere  capaci di stimolare curiosità, partecipazione e nuovi sguardi”. L’opera di Camoni entra a far parte della collezione del museo grazie al contributo di PwC, a cui sono intitolati i Giardini del Museo, una partnership tra istituzione e impresa capace di genere cultura, all’insegna della tutela del patrimonio, innovazione e restituzione di spazi comunitari alla città , come valore  condiviso e opportunità di integrazione  e benessere sociale.

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Jacqueline Ceresoli
Jacqueline Ceresoli
Jacqueline Ceresoli, storica e critica d’arte specializzata in archeologia industriale, è docente di ruolo di Fenomenologia delle arti contemporanee, Storia della Fotografia e Comunicazione multimediale all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Collabora con diverse riviste specialistiche, è curatrice indipendente ed è interessata alla lettura comparata tra arte, architettura, design e moda nella cultura digitale. Da anni studia i processi di cambiamento dell’arte pubblica in relazione agli spazi urbani e si interroga sull’utilità della Light art, in cui la città è ambiente e teatro della produzione culturale globale.

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