Dal 1° aprile al 1° giugno 2025, la Cittadella degli Archivi di Milano ospita la personale di Federico Ferrarini, Tempo Attratto – Temperatura Emotiva, a cura di Isorropia Homegallery e Galleria Ferrero Arte Contemporanea, con la collaborazione del Politecnico di Milano, nell’ambito della rassegna “I Marmi della Scala” organizzata in occasione della Milano Art Week. L’opening è previsto per lunedì 31 marzo, dalle 18.30 alle 21.30.
La mostra presenta una selezione di circa dodici opere tra sculture monumentali e dipinti, concepite come veri e propri attrattori temporali, zone di collisione tra presente e memoria geologica. Il progetto, in cui il marmo è protagonista assoluto, sviluppa una riflessione articolata sul rapporto tra spazio, tempo e materia, attraverso forme che non descrivono ma incidono, non rappresentano ma feriscono, traducendo il gesto artistico in pressione fisica, in trauma formale.
Al centro dell’esposizione, l’opera Tempo Attratto, un’installazione scultorea di tre metri di diametro e due di altezza, composta da marmi Rosso Verona scolpiti direttamente in cava e da elementi originali del restauro del Teatro alla Scala firmato dall’architetto Mario Botta. Questa scultura orbitale, attraversata da tondini metallici, non è solo struttura, ma tensione in espansione: un campo di forze che dilata il tempo, evocando un’energia stratificata che agisce sulla materia come un archivio vivente. L’opera dialoga con una selezione di documenti d’archivio sul restauro, scelti dagli studenti del Politecnico di Milano, in un confronto serrato tra linguaggio artistico e memoria progettuale.
La mostra include anche la serie Stonestar, in cui le superfici incise si trasformano in mappe cosmiche, Futurefossile, un monolite scavato e lacerato che richiama l’archeologia del futuro, e Cosmic Landscape, scultura autoportante in marmo brasiliano, che sfida la gravità e amplifica la materia fino a evocare paesaggi stellari. Con Monolith Planet, tela monumentale realizzata con pigmenti minerali, Ferrarini porta la sua indagine pittorica sul terreno dell’illusione percettiva e della densità visiva, mentre nella serie Temperatura Emotiva, opere su carta in nero assoluto solcato da gesti rossi, la materia si fa cicatrice, traccia emotiva, resistenza.
Federico Ferrarini, artista attivo dalla prima metà degli anni 2000, ha costruito una ricerca incentrata sul dialogo tra forma e interferenza, tra il naturale e il tecnologico, tra gesto e pressione. La sua attuale serie di opere rientra nel progetto Heart of Earth, che lo vede lavorare direttamente nel cuore della montagna, a stretto contatto con i Maestri di cava, riscoprendo il marmo come memoria geologica, come corpo che trattiene stratificazioni e tensioni secolari. Per Ferrarini, la scultura non è modellazione, ma erosione, sottrazione, incisione della durata.
Nel testo curatoriale che accompagna la mostra, la museologa Beatrice Marciani sottolinea come l’intero progetto rovesci la logica dell’archivio: “Nella Cittadella degli Archivi, l’idea stessa di archivio viene demolita. Qui non si conserva, si incide. […] La memoria non è un concetto astratto, è una pressione fisica, un impatto, una massa che preme, che pesa, che chiede di essere spezzata”. L’arte di Ferrarini non rappresenta: aggredisce, lascia segni, disegna una cartografia della resistenza materiale.
La mostra si sviluppa negli spazi imponenti della Cittadella degli Archivi, uno dei poli archivistici più grandi d’Europa, con oltre 70 km lineari di documentazione, un’infrastruttura che è essa stessa testimonianza di memoria sociale, storica e amministrativa. Qui, l’arte contemporanea si inserisce come atto di valorizzazione del patrimonio locale, creando un ponte tra la scrittura della storia e l’incisione della materia.


