Visitare oggi Morfologie di luce, la mostra allestita alla Fondazione Marcello Morandini fino al 20 dicembre 2026, con la curatela di Stefania Gaudiosi, significa immergersi in una ricerca lunga oltre sessant’anni, quella di Antonio Barrese, ma soprattutto ritrovare lo spirito di una stagione unica dell’arte italiana: quella in cui l’arte era pura sperimentazione. È proprio questo il clima in cui nel 1964 nasce il Gruppo MID – Mutamento Immagine Dimensione, fondato da Barrese insieme ad Alfonso Grassi, Gianfranco Laminarca e Alberto Marangoni, con la volontà di essere un laboratorio di idee più che un collettivo in senso tradizionale. I suoi componenti condividono strumenti, intuizioni, ricerche e una visione dell’arte intimamente legata alla scienza e alla tecnologia. Una tecnologia non ancora invasiva, quanto piuttosto capace di fornire gli strumenti giusti per dare la propria lettura del mondo.
Le opere del Gruppo utilizzano luce, movimento, fenomeni ottici e coinvolgono pienamente lo spettatore, che a seconda del proprio sguardo e della propria percezione può scorgere scenari sempre diversi. L’interesse non è quello di rappresentare la realtà, ma, per l’appunto, percepirla, interpretarla; allo stesso modo l’opera smette di essere un oggetto da contemplare e diventa un fenomeno da sperimentare. Un approccio estremamente innovativo, che dialoga con le ricerche internazionali dell’arte programmata e cinetica, portando il gruppo a partecipare già nel 1965 a Nuova Tendenza 3 al Museo d’Arte Contemporanea di Zagabria, uno dei principali appuntamenti dedicati alla sperimentazione europea.

All’interno di questo contesto, Barrese sviluppa una ricerca personale che trova applicazione in molteplici linguaggi, a cavallo tra scultura, installazione ambientale e, spesso, fotografia. Così anche la sua carriera, che attraversa fasi diverse in ambiti diversi, sempre all’insegna della sperimentazione e della creatività: è uscito e rientrato dal mondo del puro design e da quello della produzione artistica, senza mai uscire veramente né da uno né dall’altro. Fonda, dopo l’esperienza MID, un importante studio di corporate e visual design, esperienza che lo ha portato a vincere ben tre premi Compasso d’Oro, e che ha costituito una fase determinante della sua vita. L’arte, però, non lo abbandona mai, e torna negli anni a essere protagonista assoluta della sua produzione.
Uno dei temi fondamentali nella ricerca di Antonio Barrese è e rimane sempre la luce. L’analisi e l’uso dei contrasti luminosi nel suo lavoro sono colonne portanti proprio della mostra alla Fondazione Morandini, che mette in esposizione opere appartenenti a diversi momenti storici (dal 1965 al 2025) ma legate dallo stesso spunto di ricerca. L’approccio alla luce si presenta come quello di un artista e insieme di un uomo di scienza. Le macchine, infatti, sono costruite come vere e proprie invenzioni che, appena messe in moto, possono dare vita a sconfinate possibilità. Possibilità che vediamo affisse ai muri delle sale espositive sotto forma di fotografie: ecco che il movimento diventa generatore di infinite immagini che l’artista prova a fissare su carta. L’arte, dunque, si muove di pari passo con l’applicazione tecnica per restituire al visitatore un’esperienza immersiva e mai uguale a sé stessa. Sono opere vive, multidimensionali e desiderose di intercettare la percezione umana, giocando con essa per dimostrarne le sfaccettature.

La mostra va quindi oltre la dimensione della retrospettiva, restituendo invece il ritratto di un artista che ha attraversato oltre mezzo secolo di sperimentazione senza mai rinunciare alla curiosità. Morfologie di luce quindi non parla soltanto del passato: mostra quanto quelle domande sull’interpretazione, sulla tecnologia e sulla costruzione dell’immagine siano ancora oggi straordinariamente attuali.




