Ritmo, passione, condivisione e cultura. La musica dance è tornata ma forse non se n’era mai andata. Dopo la pandemia, dance ed elettronica hanno conosciuto una rinascita spettacolare, emergendo come una delle industrie musicali più dinamiche e redditizie a livello globale. Il suo impatto si manifesta non solo nei dati economici, ma anche nell’influenza esercitata sugli artisti pop e sulle tendenze culturali moderne.
Partire dai dati aiuta a identificare l’ampiezza del fenomeno. Secondo le analisi contenute nell’IMS Business Report 2025, presentato da IMS Ibiza e curato da Mark Mulligan di MIDiA Research, il valore dell’industria della musica elettronica è pari a 12,9 miliardi di dollari. Una crescita del 6% rispetto al 2023, più contenuta se paragonata ai numeri del rapporto precedente ma ugualmente indicativa di un’ottima tenuta del settore.
In forte espansione anche i ricavi delle etichette indipendenti che oggi rappresentano il 30% del mercato globale. I ricavi dei biglietti dei soli club di Ibiza, uno degli scenari mondiali più importanti e influenti per la musica dance, sono arrivati a 150 milioni di euro. Generi da sempre considerati di nicchia, come lo UK garage, la jungle e il drum & bass fanno segnare sulla piattaforma di musica indipendente SoundCloud una crescita esponenziale nei download. Negli ascolti sulle principali piattaforme di streaming musicale, crescono mercati giganteschi come quello brasiliano e quello indiano, così come si amplia la fanbase generale.
Nel 2024, tra Spotify, YouTube, TikTok, IG, FB la musica dance ha fatto registrare 566 milioni di nuovi fan, superando generi come il rock e l’indie. Cresce, rispetto al 2021, anche la presenza di artisti della scena dance ed elettronica nei festival internazionali: sono il 18% (nel 2021 erano il 13%). Il principale driver di coinvolgimento – non c’è da stupirsi – sono le piattaforme, in particolare quelle di creazione di contenuti, prime fra tutte TikTok. Il rapporto con tecnologia e innovazione è in continuo crescendo. Secondo il rapporto, 60 milioni di utenti hanno usato app di creazione musicale basate sull’intelligenza artificiale, contribuendo a uno scenario sempre più interessante e identitario della musica dance: quello nel quale il confine tra fan e creatore diventa sempre più sottile. In crescita la presenza di donne in ruoli chiave, sia tra gli artisti che tra i producer, attualmente sono il 16%.

L’impatto culturale e il legame con il pop mainstream
Dai numeri all’analisi dell’impatto culturale, l’ampiezza del fenomeno dance e il ritorno a una ritrovata rilevanza viene confermato dalla quantità e dalla qualità dell’influenza delle sonorità e delle collaborazioni artistiche tra pop star e deejay di punta negli ultimi anni. La musica dance, in particolare dalla fine della pandemia in poi, è un fenomeno sempre meno legato alla dimensione di nicchia del club: è uscito dalle mura delle discoteche per diventare un genere amato, ascoltato, che fa tendenza e spettacolo.
Devono averlo capito popstar globali come Dua Lipa, Beyoncé, The Weekend, Ellie Goulding, Madonna, Bebe Rexha e tanti altri che si sono cimentati nel campo della dance, da soli o a fianco di deejay superstar, prestando voce e immagine a tormentoni e hit. Calvin Harris, David Guetta, Tiësto, Steve Aoki, Diplo e tanti altri: definirli semplicemente deejay è ormai riduttivo. Oggi sono megastar della musica globale senza nulla da invidiare a nomi come Lady Gaga e Beyoncé, muovono fatturati record, hanno fanbase infinite e influenzano a livello culturale e sonoro ben oltre i limiti della musica di genere.
“Dopo il 2020 – spiega ad Artuu Stefano Massa, avvocato e docente di entertainment ed event management, autore del libro ‘Event management e musica elettronica’ – molte cose sono cambiate e la musica dance, come concetto generale, ha vissuto una rinascita. Un grande merito va a Purple Disco Machine, un artista che ha rivitalizzato i classici della musica dance degli anni ’80, rendendoli attuali e popolari”.
Negli ultimi anni le grandi popstar hanno flirtato apertamente con l’elettronica: un primo passo per la consacrazione definitiva della dance nel pop mainstream. Chi influenza chi, oggi? “La musica – prosegue Massa – è in costante evoluzione, e gli artisti, anche per avvicinarsi a un pubblico diverso, più ampio, sperimentano. Qualche anno fa Peggy Gou, una delle deejay più popolari del mondo, autrice del tormentone ‘Nanana’, ha realizzato un singolo con Lenny Kravitz. Due mondi apparentemente distanti eppure ne è uscito fuori un bel prodotto. La stessa Madonna discusse con il compianto Avicii, con cui aveva anche collaborato, la possibilità di un album di remix dei suoi successi. Queste popstar globali sono molto attente a fare operazioni che amplino il pubblico, cavalcando gli elementi più popolari. E in questo momento, la dance e i suoi alfieri sono più trendy che mai”.

Dal clubbing all’arte: la trasformazione degli eventi live
Il dominio della musica digitale ha reso ancora più importante il momento della fruizione live, sia per gli artisti che per il pubblico: un dato che per la musica dance si è trasformato nell’opportunità di traghettare il genere nel territorio dell’arte contemporanea, del design e degli effetti visual più spettacolari.
Da Boiler Room, la piattaforma nata per trasmettere in streaming dj set dal vivo da tutto il mondo, con una prospettiva visiva immersiva, agli show via TikTok e YouTube, fino agli spettacolari live tra Ibiza, Las Vegas e Dubai, i deejay non sono più solo dietro la consolle.
Oggi sono i protagonisti di eventi globali e visual show in grado di fatturare milioni. “Il dj – continua Massa – è passato dall’essere un semplice ‘impiegato’ della musica, come negli anni ’70, a superstar globale con incassi da capogiro, tipo David Guetta o Calvin Harris. Oggi i dj sono veri prodotti di marketing, con show spettacolari pieni di luci, effetti e tecnologia, che trasformano il clubbing in esperienza totale. In eventi come ‘Afterlife’ l’arte, i visual, la grafica incontrano la musica e creano uno spettacolo visivo di altissimo livello. Il pubblico cerca emozione e immaginario, non solo musica. Dietro al deejay oggi c’è un esercito di professionisti che curano luci, suoni e momenti clou per creare show sensoriali. È qualcosa di più vicino all’arte che alla semplice esibizione musicale”.



