La Proprietà del Basquiat Contestata è Stabilita dal Giudice

Inigo Philbrick, l’ex mercante d’arte ormai caduto in disgrazia, divenuto noto per aver commesso la più grande frode artistica nella storia americana, può essere stato rilasciato dal carcere, ma le ripercussioni dei suoi crimini continuano a riecheggiare. Ogni nuova sentenza ci rimanda al suo inganno. Martedì, un giudice statunitense ha risolto un contenzioso che ha coinvolto un dipinto di Jean-Michel Basquiat, opera usata da Philbrick per la sua truffa. Il dipinto, ha sentenziato il giudice, appartiene ad un collezionista dal nome di Alexander “Sasha” Pesko – che Philbrick aveva ingannato – e non al rinomato finanziatore d’arte che aveva raggirato nello stesso modo.

Questa lunga disputa legale era in corso da oltre cinque anni, con denunce e cause che delinea il complicato schema tessuto da Philbrick. Nel 2021, Philbrick ha patteggiato colpevole di frode telematica ed è stato rilasciato dal carcere federale nel corso dell’anno.

Nel 2016, Philbrick acquistò una tavola Basquiat chiamata ‘Humidity’ (1982), per 12,5 milioni di dollari da Phillips Auction House. Successivamente ha venduto quote del dipinto a Pesko ed un altro collezionista di nome Damien Delahunty, facendo loro credere che stessero comprando quote da una compagnia della Pennsylvania chiamata SKH Management Corp. Il fatto è che tale società non è mai esistita. Pesko e Delahunty sono alleati nel processo, ma la dichiarazione del giudice menziona solo Pesko.

Pesko ha acquistato il 66% della quota di ‘Humidity’ per 12 milioni di dollari tramite la sua società Satfinance, mentre Delahunty ha comprato il 12,5% delle quote, sborsando 2,75 milioni di dollari.

E una volta ottenuto il denaro, Philbrick ha rivenduto l’intera opera a un’offshore, Boxwood, da lui stesso creata nell’isola di Jersey nel Canale della Manica. Successivamente, ha utilizzato il dipinto, insieme ad altre opere, come pegno per ottenere un prestito di 10 milioni di dollari da Athena. Quest’ultima custodiva il dipinto in uno storage a New York dal 2017.

Tuttavia, nel 2019 Athena ha inviato una notifica di inadempienza a Boxwood e a Philbrick che, nel frattempo, stava affrontando la sua prima seria accusa di frode. Realizzando la gravità della situazione, Philbrick fuggì dagli Stati Uniti. Poco dopo, un giudice di New York ha stabilito che l’uomo doveva ad Athena la somma di 14,3 milioni di dollari, e al finanziatore d’arte fu concesso di prendere possesso del Basquiat.

Ma Pesko e Delahunty non accettarono la sentenza e ne contestarono la decisione. Da quel momento, è iniziata una guerra legale riguardo alla proprietà di ‘Humidity’.

La giudice Valerie Figueredo, invece, in merito al caso, ha affermato che il trasferimento dell’opera di Philbrick a Boxwood tramite la sua società Inigo Philbrick Ltd era “una frode”. Aggiungendo che Boxwood “non aveva nessun diritto sul dipinto e quindi non poteva concedere un interesse di sicurezza ad Athena.”

La decisione presa da Figueredo è una raccomandazione al giudice presiedente al caso, George B. Daniels del U.S. District Court, che avrà l’ultima parola nella vicenda.

Athena, da parte sua, farà ricorso alla decisione. Jonathan Shapiro, uno dei legali del finanziatore d’arte, ha dichiarato a Artnet: “Il nostro cliente utilizza un approccio consolidato, ben rodato, al prestito garantito da asset. In ultima analisi, ci aspettiamo”. Certo è che l’eco dei trucchi di Philbrick continua a riecheggiare nel mondo dell’arte. E questa è solo una delle tante controversie che speriamo chiariranno definitivamente la nebulosa nebbia che ha generato.

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