La storia di Schiaparelli approda al Victoria and Albert Museum

«Nei momenti difficili la moda è sempre scandalosa» quale frase piú vera e universale di quella pronunciata da Elsa Schiaparelli, genio di creatività e animo pulsante dell’haute couture degli anni Venti. 

Dal 26 marzo al 1˚novembre 2026 il Victoria and Albert Museum di Londra ospiterà la retrospettiva Schiaparelli: Fashion Becomes Art, un’esposizione che raccoglie l’eredità dell’eccentrica stilista per raccontare ció che ha reso il brand quello che è oggi, sotto la direzione di Daniel Roseberry. L’importanza degli inizi si incontra con la solidità e la contemporaneità di oggi: il percorso espositivo presenerà piú di 200 oggetti ciascuno dei quali cattura un lato di Elsa, o come amava chiamarsi in terza persona nei suoi scritti Schiap. Abiti, profumi, sculture, gioielli, la moda dettata da Schiaparelli fuggiva l’ordinario alla ricerca di un continuo colpo di fulmine. 

L’attitudine alla commistione della stilista romana (1890-1973) getta le basi di una nuova cultura della moda: se da un lato Coco Chanel cambiava la silhouette femminile cercando nuove linee e modelli e concentrandosi su una prospettiva piú pratica, Schiaparelli apre le porte all’arte rendendo la moda un concetto: la specificità e i contrasti che caratterizzano le correnti artistiche di quegli anni, primo tra i quali il Surrealismo, rende la moda un terreno di scambio aperto a nuove contaminazioni e centro propulsore di nuovi ideali.

Pochi anni dopo la fondazione del Movimento Surrealista da parte di André Breton nel 1924, Elsa Schiaparelli confeziona le prime creazioni con la tecnica del trompe-l’œil, come l’innovativo “maglione a doppio nodo” che gioca su prospettive tridimensionali diventando subito un pezzo iconico meritevole di una copertina di Vogue. Da quel modello il nome Schiaparelli diventa virale e le creazioni di lì a venire incarnano lo spirito di quel tempo, spingendosi oltre ai limiti canonici della moda sfumando i suoi confini con l’arte.

Lo Shoe Hat, il Tears Dress, lo Skeleton Dress, sono solo alcuni capolavori che vedono la partecipazione attiva di Salvador Dalí, ma le collaborazioni che Elsa attiva sono numerose e seguono uno sviluppo esponenziale, proprio come le nuove creazioni surrealiste che spaziando dal design alla scultura, dalla pittura alla grafica. L’inconscio, l’irrazionale e il sogno entrano a gamba tesa nell’immaginario comune, spingendo gli artisti a liberare l’essenza del loro estro allontanandosi da codici ormai superati per fare spazio a una nuova libertà espressiva. 

La libertà che contraddistingue Schiaparelli è il risultato di una vita che da un matrimonio infelice esce dalle rotaie delineate per lei, come per tante donne dell’epoca, prendendo una direzione inaspettata. Pur seguendo codici e correnti che tendono a distaccarsi dalla realtà, la stilista riflette profondamente sul senso della sua opera, sulla caducità della moda e sulle sfide che questo comporta per emergere; nonostante la volontà di sperimentazione implichi un’esistenza intensa ma effimera, Schiaparelli osa e lo fa con tutte le carte in regola dagli anni Venti a oggi. 

Back to the Future, ultima collezione Autunno-Inverno 2025-2026 firmata da Daniel Roseberry, riafferma ció che la fondatrice della maison ha sempre difeso: l’importanza del concetto supera la rincorsa alla tendenza, la forma cerca nuovi riferimenti nel quotidiano decontestualizzando oggetti per poi ridare loro un senso del tutto nuovo. Questo processo creativo non conosce limiti, ma nonostante l’infinito potenziale di risorse e reference identifica caratteristiche imprescindibili che resistono al tempo: l’eccentrico abito dipinto a mano Eyes Wide Open, il mantello con cascate di bijoux metallici Apollo, i tagli geometrici e severi richiamano un passato che non si riesce e non si deve dimenticare, estremizzando un ritorno alla neutrale semplicità dell’artigianato.

«Questa collezione vi ricorda che guardare indietro non serve a nulla se non riusciamo a trovare qualcosa di significativo da portare nel nostro futuro.» Daniel Roseberry

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