“La Terra dura più degli imperi”: al MUSE arriva l’ambasciata delle Diplomazie Interspecie

Nell’ambito del programma Antropocene del MUSE prende vita “La Terra dura più degli Imperi”, un progetto ideato dal collettivo Mali Weil, che vuole aprire nuove riflessioni sul futuro del pianeta e promuovere un dialogo interspecie. L’installazione trasforma MUSE Agorà in uno spazio di confronto sui temi cruciali del nostro tempo, diventando un luogo di negoziazione tra esseri umani e non umani. Tra proiezioni video, immagini evocative e stendardi appositamente realizzati, il progetto racconta come le Diplomazie Interspecie stiano ridefinendo le ecologie planetarie, rimodellando i legami tra uomini e altri esseri viventi. Il tutto avviene attraverso una visione non gerarchica che abbraccia una moltitudine di forme di vita, dalle alghe ai grandi carnivori, dai virus alle piante, dagli insetti ai funghi.

Come affermano Elisa Di Liberato, Lorenzo Facchinelli e Mara Ferrieri, membri del collettivo Mali Weil: “Questo progetto è il seguito di una ricerca avviata alcuni anni fa, che esplora il ruolo della cultura, della scienza, dell’arte, del diritto e della narrativa nel costruire nuove forme di coabitazione, negoziazione e risoluzione dei conflitti. È una transizione che ci porterà a comprendere che il nostro pianeta è più forte e longevo di qualunque impero”.

Con un espediente geniale, Mali Weil sovverte i paradigmi dell’Antropocene, trasferendo la dimensione politica nel regno naturale. Le loro pratiche di ascolto e recupero avvicinano il pubblico a una lettura innovativa del rapporto uomo-mondo. Un’analisi che attinge a tradizioni antiche come lo sciamanesimo, proiettando la storia attraverso lenti inusuali e a volte disorientanti.

Le intenzioni di questo progetto sono ulteriormente rafforzate dalle parole del direttore del MUSE, Massimo Bernardi, che sottolinea: “Con questo progetto, il MUSE accoglie la proposta di Mali Weil di esplorare il ruolo del museo come avamposto diplomatico, in un periodo in cui la necessità di trasformazione eco-sociale coinvolge persone e istituzioni. I musei possono diventare spazi di mediazione, facilitando nuove istanze negoziali”.

L’installazione si inserisce in un percorso di trasformazione, che si sviluppa attraverso diversi linguaggi e discipline. In questo contesto, si incontrano masterclass, mostre, workshop e residenze d’artista. Fin dall’inizio, Mali Weil ha partecipato attivamente all’iniziativa, unendo biologia, etologia, botanica e altre scienze naturali con le scienze umane, per costruire nuovi mezzi e condizioni di relazione con l’alterità. Già nel 2021, il collettivo aveva creato per il MUSE la piattaforma Like Life, un progetto che esplora la relazione con il vivente attraverso programmi curati, masterclass, proiezioni, laboratori e conversazioni, sia online che all’interno del museo. Legame delicato ma fondamentale, che il collettivo ritiene possa essere coltivato attraverso le arti diplomatiche, incrociando scienze, filosofia, design, narrativa e altre discipline contemporanee.

L’allestimento propone una collezione di tessili, un video e una serie di pannelli narrativi, opere appositamente realizzate da Mali Weil per questa occasione, che trasformano lo spazio in un luogo rituale e simbolico. Su un maxischermo, viene proiettata l’opera video “La Terra dura più degli Imperi”, che racconta l’ecosistema del museo e le sue collezioni attraverso la lente della diplomazia interspecie. Due rotoli ricamati illustrano la mitologia che sta alla base del progetto, mentre quattro stendardi rappresentano i principali corpi diplomatici: Leguin, Azi, Varelse e Sun Eaters. Queste entità si confrontano, tessendo un fragile equilibrio fatto di patti, alleanze e rinunce. A guidare il visitatore attraverso questo universo inusuale sono i pannelli testuali, che spiegano l’intreccio di aspetti scientifici, concetti legali e pratiche diplomatiche, invitando a riflettere sulle dinamiche di coabitazione tra le specie.

Durante il periodo di apertura, dal 13 dicembre 2024 al 2 marzo 2025, sarà possibile partecipare ad un ricco programma pubblico che avrà la forma di un vero e proprio ritiro diplomatico, con ospiti, discussioni aperte e ritualità. L’obiettivo sarà esplorare il ruolo del museo, della cultura, della scienza e del diritto nell’edificazione di una nuova alleanza tra umanità e natura. Fulcro del ciclo di eventi – organizzato dal MUSE insieme alla Scuola di Diplomazie Interspecie e agli Studi Licantropici – saranno i tavoli negoziali, incentrati sui temi più rilevanti dell’agenda delle politiche diplomatiche interspecie: “Narrazioni e ritualità diplomatiche”, “I limiti della negoziazione”, “Nuovi paradigmi e diritti interspecie” e “Il museo come avamposto diplomatico”.

In conclusione, “La Terra dura più degli Imperi” non è solo una mostra, ma un invito a ripensare il nostro posto nel mondo e le relazioni che intrecciamo con le altre forme di vita. Attraverso un linguaggio innovativo e multidisciplinare, il progetto ci sfida a immaginare un futuro in cui l’equilibrio tra esseri umani e non umani non sia solo possibile, ma essenziale. In questo dialogo interspecie, il museo si propone come un punto di convergenza e di trasformazione, dove le arti, la scienza e la diplomazia possono aprire nuove strade per la coesistenza e la cura del nostro pianeta.

CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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Francesca Calzà
Francesca Calzà
Francesca Calzà (Rovereto, 1998), consegue la laurea triennale in Progettazione e Gestione di Eventi e Imprese dell’Arte e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Firenze. Si trasferisce poi a Bologna, dove completa il corso di laurea magistrale in Arti visive, specializzandosi sul Seicento bolognese. Durante gli studi inizia una collaborazione con la testata giornalistica online The Soundcheck, occupandosi prevalentemente di arte contemporanea, musica e moda. Successivamente prosegue il suo percorso nelle arti visive come curatrice della mostra «Time capsule. (In)finita misura delle cose», premiata come miglior progetto espositivo della sezione Nice & Fair presso Paratissima, e poi fornendo il suo contributo critico alla piattaforma T.O.E Art Market, per la quale realizza articoli, testi critici e con il ruolo di art advisor si occupa della ricerca di nuovi talenti, oltre a curare la promozione degli artisti iscritti alla piattaforma. Attualmente continua la sua carriera come curatrice indipendente e articolista.

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