Croce e delizia della programmazione di ogni grande teatro, La Traviata ha una storia particolare alla Scala, segnata dallo storico allestimento diretto da Carlo Maria Giulini nel 1955 con la regia di Luchino Visconti e Maria Callas protagonista. Un’interpretazione leggendaria con cui sembrava impossibile misurarsi finché nel 1990 Riccardo Muti non chiese un nuovo sontuoso allestimento alla regista Liliana Cavani, che si avvalse delle scene di Dante Ferretti e dei costumi di Gabriella Pescucci: in scena solo giovani cantanti. È la produzione efficace e poetica che torna in scena anche nel 2026 diretta da Michele Gamba, impegnato negli ultimi anni alla Scala in titoli di rilievo come Rigoletto, Médée, Turandot e Tosca.
Che si preferiscano le produzioni in stile contemporaneo, in cui l’ambientazione storica è difficilmente rispettata, o quelle che seguono pedissequamente il libretto dell’opera, la Traviata con la regia di Liliana Cavani* è una scelta di scontato successo, nonostante i 36 anni dal suo debutto.
Le scene di Dante Ferretti* colpiscono come nel 1990 per la cura dei dettagli e la lapalissiana bellezza – basta la scena della festa del primo atto perché anche un profano dell’opera lirica se ne innamori – e i costumi di Gabriella Pescucci la completano come l’altra metà di una mela. La luce calda e morbida propria dell’ultima decade del Novecento crea nello spettatore non giovanissimo un vago senso di nostalgia pre-Duemila, quando si poteva raccontare la storia di una cortigiana parigina dell’Ottocento che, innamorata, sacrifica l’unica sua speranza di cambiare vita e muore sola, povera e malata mentre il Carnevale imperversa intorno a lei, senza per forza fare critica sociale.

La Traviata in scena alla Scala è un’opera puramente romantica, che non aspira a voler essere qualcosa di diverso e lascia le riflessioni a rappresentazioni di altro tipo, accontentandosi di essere semplicemente bella, ben eseguita e ben diretta.
Il soprano statunitense Nadine Sierra è Violetta Valéry, la protagonista indiscussa dell’opera di Verdi, e gioca il suo ruolo con grande intelligenza e presenza scenica, dosando bene la voce morbida e dolce lungo le oltre tre ore di spettacolo. Il suo picco interpretativo è indubbiamente il duetto con il padre Germont di Boris Pinkhasovich, nel secondo atto. Il baritono offre una prova di grande sensibilità, molto apprezzata dal pubblico, con un tocco di partecipazione alle sofferenze di Violetta in più rispetto alla resa canonica del personaggio. Piero Pretti è un buon Alfredo Germont, con ottime sfumature vocali e grande varietà nell’espressione delle emozioni, dall’amore più profondo per Violetta nel primo atto, allo sdegno ferito del secondo, fino al profondo pentimento nel momento in cui torna, ahinoi, dalla sua amata quando è troppo tardi per salvarla.
Sono ottime le prove di tutti i comprimari: Carlotta Vichi (Flora), Francesco Pittari (Gastone), Fabrizio Beggi (Douphol), Gianluca Failla (Marchese d’Obigny), Xhieldo Hyseni (Dottor Grenvil), Mariapaola Di Carlo (Annina) e Aldo Sartori, Gabriele Valsecchi e Zhibin Zhang. Il Coro della Scala preparato da Alberto Malazzi è, come sempre, una garanzia, le coreografie del balletto del secondo atto a opera di Micha van Hoecke sono eleganti e molto applaudite dal pubblico.

Una menzione a parte si fa doverosamente per il Maestro Michele Gamba, che dirige la sensibilissima orchestra del Teatro alla Scala con vibrante energia e partecipazione, non dando quasi spazio agli applausi del pubblico e imprimendo grande teatralità a questa Traviata, che d’altronde ha una regia molto cinematografica.
Oggi sabato 26 settembre La Traviata di Liliana Cavani raggiunge la sua centesima rappresentazione – per l’opera di Verdi alla Scala, parliamo addirittura della trecentesima -, a testimonianza che sia l’opera in sé stessa che la vitalità di questa regia rimangono sempre in grado di fare palpitare i cuori di ogni generazione.
Note
Liliana Cavani: Carpi, 1933. Regista e sceneggiatrice italiana, ha ricevuto il David di Donatello alla carriera (2012) e il Leone d’Oro di Venezia, sempre alla carriera (2023).
Dante Ferretti: Macerata, 1943. Scenografo e costumista italiano, ha collaborato in produzioni hollywoodiane, vincendo tre premi Oscar (The Aviator, Sweeney Todd, Hugo Cabret), oltre a numerosi altri premi. Ha collaborato con teatri di tutto il mondo.
Fonti e crediti fotografici
Teatro alla Scala



