Tutti conosciamo la fama di Enrico VIII, il monarca sanguinario il cui motto sembra fosse ‘Ripudiata, Decapitata, Morta, Ripudiata, Decapitata, Sopravvissuta’. Ma quanto sappiamo realmente di ciascuna delle sue sei mogli: Caterina d’Aragona, Anna Bolena, Jane Seymour, Anna di Cleves, Caterina Howard e Caterina Parr, che in rapida successione divennero regine d’Inghilterra?
Una nuova mostra, intitolata “Sei Vite”, presso la National Portrait Gallery di Londra, offre un punto di vista emozionante sulle loro vite e sulle leggende che le avvolgono. Ogni donna ha un’intera galleria a lei dedicata in cui la sua storia viene raccontata attraverso libri, arazzi e altri documenti, oltre a preziosi oggetti personali come gioielli, lettere private e carte da gioco. Questi cimeli fornisco preziosi indizi sulla spietata politica Tudor e sullo spietato mulino di voci alla corte.
Gli uomini chiamati Thomas – tra cui Cromwell, Howard, Cramner e Wyatt – usavano le sei mogli di Enrico come pedine in interminabili giochi di potere, aumentando ulteriormente il dramma di questi eventi.
Altre gallerie mostrano come le sei mogli di Enrico abbiano catturato l’immaginazione nel corso delle generazioni, grazie a film in bianco e nero, musical di grande successo, francobolli o addirittura addobbi per l’albero di Natale. Attraverso i secoli, questi innumerevoli tributi ci hanno sempre di più allontanati dalle vere figure storiche, trasformandole in vasi di Pandora per proiezioni di ogni epoca sul tema del femminile.
Uno degli highlights della mostra è rappresentato dai ritratti fotografici spaventosamente realistici delle sei mogli, opera di Hiroshi Sugimoto, che ha immortalato le loro figure di cera presso Madame Tussauds a Londra. Anche se non possiamo essere certi della loro somiglianza, questa serie ci ricorda che queste figure storiche mitizzate erano persone in carne e ossa, fornendo un interessante contrappunto al ritratto reale di Enrico, archetipo dell’immagine del potere patriarcale.
Ecco sei oggetti in mostra che gettano luce sulle donne reali dietro il mito.
Caterina d’Aragona
Le origini di Caterina d’Aragona affondano in terra inglese, ma nacque e crebbe in Spagna. Inizialmente fu sposata al fratello maggiore di Enrico, Arthur, ma dopo la sua prematura morte, non ebbe altra scelta se non quella di accettare il giovane Enrico, appena diciottenne al suo fianco ventiquattrenne. L’unico figlio sopravvissuto alla tenera età fu Maria, nata il 18 febbraio 1516, che diverrà la regina Maria I, nota come “Bloody Mary” per i suoi tentativi violenti di rovesciare la Riforma protestante durante il suo regno.
Durante il suo matrimonio con Caterina, Enrico si scontentò della mancanza di un erede maschio. Nel 1525, quando Caterina aveva 40 anni, la sua giovane dama di compagnia, Anna Bolena, attirò l’attenzione di Enrico, che iniziò a tramare per porre fine al matrimonio con Caterina. Questo scontro portò a una significativa battaglia con il Papa e la questione dell’annullamento si protrasse per anni, fino a quando non fu finalmente conclusa nel 1533. Caterina morì tre anni dopo.
La mostra “Sei Vite” offre così, attraverso un’analisi attenta di sei oggetti simbolo delle regine, un nuovo sguardo sulla vita di queste donne che furono molto più di semplici pedine nel gioco di potere di Enrico VIII. Una mostra da non perdere per gli appassionati di Storia che vogliono lasciarsi affascinare dal lato più nascosto e umano di queste figure regali.


