Lady Gaga, il ritorno a Milano con The Mayhem Ball Tour: un’opera pop totale

Sette anni dopo l’ultima esibizione italiana, Lady Gaga torna a Milano con The Mayhem Ball Tour, confermandosi una delle artiste più radicali e visionarie della scena contemporanea. Lo spettacolo, ospitato al Mediolanum Forum, è un’esperienza sensoriale totale, una “pop opera” che intreccia musica, teatro e moda in una drammaturgia imponente, densa di simboli e metamorfosi. Sul palco domina una scenografia monumentale: un teatro barocco settecentesco immaginato dall’artista Es Devlin, che trasforma lo spazio in una macchina scenica viva, in continuo movimento. È da qui che Gaga emerge dall’alto, avvolta in una gigantesca crinolina rossa, un’architettura tessile firmata Jet Sets e collaboratori, descritta dalla stampa come “opulenta e architettonica”. Quell’ingresso non è solo spettacolare — è un manifesto estetico: la teatralità come linguaggio politico e spirituale del pop.

Ogni costume diventa un frammento di narrazione. Gaga attraversa epoche, materiali e stili come se stesse ricucendo i fili della storia della moda in un’unica, cangiante identità visiva. Dal body cremisi di Samuel Lewis e Candice Cuoco, che rilegge l’eleganza elisabettiana in chiave fetish, alla giacca militare di Louis Verdad tempestata di croci di cristallo, omaggio a Michael Jackson, ogni abito parla di potere, trasformazione e vulnerabilità. I cambi d’abito — dal gotico al cyber, dal sacro al rock — sono passaggi di stato: riti visivi in cui Gaga si reincarna, dissolvendosi e rinascendo continuamente. Il momento più visionario resta la crinolina multipiano rossa, un abito-manifesto che ingloba il corpo e lo moltiplica, come se l’artista volesse fondersi con la scenografia stessa.

Lo spettacolo è costruito come un dramma in quattro atti, una sorta di musical esistenziale in cui Gaga mette in scena il conflitto tra luce e oscurità, vita e morte, identità e artificio. In apertura, su Bloody Mary, pronuncia il suo nome completo — Stefani Joanne Angelina Germanotta — come un rito di riconoscimento. Da lì prende avvio un racconto in musica che si muove tra generi, tempi e stati emotivi. Il primo atto è un bagno di suono elettronico e visioni barocche; il secondo una discesa gotica tra sabbie mobili e teschi monumentali; nel terzo si fa intimo, quasi confessionale, con Shallow e A Million Reasons al pianoforte; il quarto è una rinascita, dove Gaga si spoglia di ogni maschera e restasemplicemente se stessa”, cappello di lana e giacca, il tricolore in mano.

In mezzo, momenti di pura potenza teatrale: il traghetto con Caronte, dove due versioni di Gaga si fronteggiano e si riconciliano durante una traversata simbolica, o la scena di Paparazzi, in cui l’artista, vestita di bianco e con due stampelle, si mostra come un’icona fragile e consapevole, schiacciata dal peso della fama. È un teatro dell’identità, una messa in scena della rinascita personale e collettiva.

La forza dello show risiede anche nella capacità di Gaga di costruire un rapporto empatico con il pubblico. Ogni gesto — dal saluto in italiano (“Ciao Milano! Mi chiamo Stefania…”) alle dediche alle nonne e all’amica Donatella Versace — diventa parte di una narrazione affettiva, che riporta la performance alla sua dimensione umana. Prima dell’inizio, i messaggi dei fan scorrono sui maxischermi: storie di vita, ringraziamenti, promesse. È come se Gaga avesse costruito una cattedrale pop abitata dal suo pubblico, dove il culto è la condivisione.

Dal punto di vista estetico, The Mayhem Ball Tour è un mosaico di riferimenti colti. I costumi dialogano con la storia della moda — Thierry Mugler, McQueen, Galliano — e con l’immaginario gotico del cinema: Il Fantasma dell’Opera, Wednesday, Dangerous di Jackson. La scena della scacchiera in Poker Face cita esplicitamente McQueen, mentre l’abito rosso iniziale rimanda al costume di Lady Macbeth di Mugler (1985). Persino la drammaturgia ha echi operistici, costruita su contrasti tonali e simbolismi mitologici.

Critici internazionali, dal Toronto Star al Times, concordano: il Mayhem Ball non è un concerto, ma un’opera totale. Una fusione di linguaggi in cui Gaga, più che popstar, appare come autrice di un progetto complesso, capace di trasformare il linguaggio pop in un dispositivo di riflessione collettiva. Lo show si muove tra la vertigine visiva e la confessione intima, mantenendo un equilibrio raro tra spettacolarità e autenticità.

The Mayhem Ball Tour è, in un certo senso, un manifesto del presente: un rito popolare e allo stesso tempo sacro, dove musica, moda e performance si uniscono in un unico corpo, pulsante e vulnerabile. Non solo il ritorno di una diva, ma la celebrazione di un linguaggio — quello del pop — capace di parlare ancora al mondo con forza, empatia e coraggio visionario.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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Mattia Casanova
Mattia Casanova
Laureato in Economia e Gestione degli Eventi Culturali, il suo percorso lo ha portato a specializzarsi in Content Management e Web Design per il settore Artistico. Ha vissuto a Venezia, Londra e Cagliari.

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