L’antiquariato incontra la sostenibilità con Palmira Vintage. Parola ai due fondatori

Palmira vintage esiste da tre anni ed è un progetto nato dalla volontà di condividere la passione di Jessica e Simone per i complementi di arredo vintage, in particolare con ragazzi e ragazze della generazione ‘80-’90.

La loro mission è la ricerca dell’autenticità e unicità negli oggetti di seconda mano, che possiedono caratteristiche estetiche e di manifattura superiori a quelle di oggetti contemporanei prodotti in massa proposti dal mercato. Jessica e Simone però, rimangono riluttanti a tutto ciò che è ordinario e seriale e che rende anonime case, persone e luoghi.

Il nome Palmira, deriva da Palma, la cagnolina dall’aspetto buffo e coccoloso dell’ideatrice del progetto. I due soci così hanno pensato di alterare il nome in “Palmira”, immaginandola come una loro cliente cute che veste colori pastello.

Abbiamo avuto il piacere di entrare nel piccolo showroom di Viale Abruzzi a Milano ed intervistare questi due ragazzi, per scoprire la loro Wunderkammer…

Quale pensate sia la peculiarità che spinge le persone ad acquistare da voi, rispetto ad altri mercatini vintage? 

Il servizio che offriamo alle persone che acquistano da noi è quello di selezionare articoli spesso unici e più in generale di alta qualità che nonostante appartengano per lo più al passato possono essere riletti in chiave contemporanea. Il tempo che dedichiamo alla ricerca e alla selezione degli oggetti che scegliamo è quello che ci contraddistingue dai comuni mercatini delle pulci, dove spesso cose di generi e valore molto diversi sono mescolate fra loro. In questo senso pensiamo che chi decide di prendere un articolo della selezione di Palmira lo faccia per la fiducia che ripone nel nostro gusto e nella nostra capacità di individuare oggetti che abbiano un valore aggiunto — sia questo la rarità dell’articolo o la raffinatezza del design — e allo stesso tempo per sfruttare il vantaggio di risparmiare il proprio tempo, senza dover andare a rovistare nei mercatini dell’usato in prima persona.

Da Milano Palmira sbarca a Bruxelles… raccontateci come siete giunti sino in Belgio e come è stata l’esperienza.

Esatto, quest’anno il primo evento dal vivo di Palmira si è tenuto a Bruxelles, dove siamo stati invitati per una vendita privata di tre giorni. Siamo stati ospiti di Alessandra De Bernardo, che qualche mese addietro, dopo averci scoperti grazie alla nostra pagina Instagram, ci aveva gentilmente invitati a prendere parte al suo programma di eventi privati che organizza nella sua bellissima casa nel quartiere di Saint Gilles.

L’esperienza è stata per noi decisamente positiva, perché è stata l’occasione di incontrare un pubblico totalmente nuovo che si è rivelato molto interessato alla nostra selezione di articoli vintage ma anche e soprattutto alla collezione di nostri bicchieri originali in vetro di Murano che produciamo in collaborazione con un maestro vetraio a Venezia.

Cosa volete infondere e trasmettere alle persone con questo vostro progetto? 

L’idea che ci sta più a cuore e che è alla base di quello che facciamo è il concetto di sostenibilità. Siamo convinti che limitare al massimo la produzione di nuovi oggetti, specialmente quelli di scarsa qualità e destinati a un ciclo di vita relativamente breve, sia essenziale per poter ridurre l’impatto ambientale e lo spreco di energia nel mondo contemporaneo.

In particolare, ci sembra necessario impegnarsi nel riutilizzare oggetti del passato che sono ancora perfettamente conservati e funzionali senza dover ricorrere all’acquisto di qualcosa di nuovo per forza. Anche per questa ragione abbiamo scelto in questi anni di utilizzare un packaging anch’esso di riciclo, riutilizzando scatoloni e giornali invenduti provenienti dall’edicola della mamma di Simone, evitando di fabbricare adesivi o comprare carta unicamente destinata all’imballaggio e destinata ad essere gettata una volta aperta la scatola. 

Non ci sono solamente oggetti «trovati» o «cercati» altrove, ma alcuni sono di vostra invenzione e realizzati grazie ad alcune collaborazioni… 

Sì, è proprio così. Oltre alla selezione di oggetti vintage e di seconda mano e ad alcune collaborazioni con artisti che producono articoli unici per Palmira — tra cui gioielli, candele e stampe fotografiche — siamo anche impegnati nella produzione di una nostra serie originale di bicchieri in vetro di Murano.

Questi bicchieri sono pensati da noi e realizzati insieme al nostro vetraio di fiducia di Venezia, che asseconda tutte le nostre idee più particolari. Al momento, siamo impegnati nella produzione di almeno una decina di tipologie differenti di bicchieri che sono acquistabili su richiesta dal negozio online di Palmira Vintage perchè le nuove produzione debbano affondare le radici sul concetto del “su ordinazione” per poter essere anch’esse sostenibili.

Avete riscontrato un target di clienti preciso? 

Fin dall’inizio della nostra avventura, la gran parte della clientela di Palmira è stata caratterizzata da ragazze e ragazzi della nostra età che condividevano un gusto simile per la vetreria dai colori pastello e le ceramiche dalle forme morbide e arrotondate.

Inoltre, crediamo che questo tipo di clientela si sia dimostrata interessata a ciò che proponiamo grazie anche alla nostra volontà di mantenere prezzi competitivi e abbordabili per quella vasta fetta di pubblico che, per la sua giovane età, ha una capacità di spesa spesso limitata. Tuttavia, col passare del tempo, la proposta di articoli di Palmira si è ampliata e siamo arrivati ad includere nella nostra selezione pezzi più ricercati o dal valore di mercato maggiore, riuscendo poco a poco ad approcciare anche un pubblico più maturo con possibilità di spesa maggiore da dedicare all’arredo della propria casa. 

Dove vi troveremo in futuro? 

Questo è tutto da scoprire! Il primo mese dell’anno ci ha già tenuti parecchio impegnati e vorremmo mantenere il ritmo, fra eventi live e collaborazioni online. Oltre ad alcuni mercatini a Milano già in programma, ci piacerebbe anche tornare all’estero prima della fine dell’anno ma non vogliamo sbilanciarci per scaramanzia.

Se però non volete perdervi nessuno dei nostri aggiornamenti, il consiglio è sempre quello di seguirci sulla pagina Instagram di Palmira Vintage, dove puntualmente pubblichiamo tutte le novità legate alla nostra attività, compresi mercati e vendite private dove sarà possibile anche incontrarci di persona.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

Chagall con Maria Lai: a Ulassai il villaggio interiore diventa una geografia poetica tra memoria, fiaba e radici universali

dentro questa dimensione, sospesa tra realtà e racconto, che prende forma “Chagall con Maria Lai. Il villaggio interiore”, la mostra che dal 13 giugno celebra i vent’anni della Fondazione Stazione dell’Arte, mettendo in dialogo due figure tra le più poetiche e radicalmente immaginative del Novecento: Marc Chagall e Maria Lai.

Giulia Mangoni dipinge ciò che resta vivo nei territori dimenticati: la mostra al MAC di Lissone

Inaugurata sabato 23 maggio al MAC – Museo d'Arte Contemporanea di Lissone, resterà aperta fino al 27 settembre, accogliendo i visitatori in una dimensione paradossalmente arcaica e contemporanea. Curata da Stefano Raimondi, direttore artistico del museo, l'esposizione è la prima mostra monografica museale dedicata all'artista. 
Veronica Vallotto
Veronica Vallotto
Veronica Vallotto (padova 1994) laureata presso l’Accademia di Belle arti di Verona in restauro dei beni cultuali, specializzata di maeriali alpidei e, dipinti murali e mosaico. In seguito agli studi , si è recata in Francia per perseguire la carriera di restauratrice, lavorando attivamente con l’azienda e partecipando ad incontri con architetti e soprintendenze. Si definisce una reporter di esperienze, perchè tutti i suoi viaggi o trasferte lavorative le trasferisce in un quaderno, che definisce «gazzeta del profeta», perchè sono diari che prendono vita, con all’interno dialoghi. biglietti, scontrini, cartine...quindi una valigia sempre pronta per partire. Persona intraprendente e poliedrica, in quanto membro di IGIIC (Istituto internazionale di conservazione) e Chief Onlus, associazione di salvaguardia di beni culturali in area di crisi. Il suo scopo è portare un nuovo tipo di sensibilizzazione verso il patrimonio artistico, attraverso il suo lavoro di restauratrice. L’arte è per lei è energia vitale e la musica l’ossigeno che ogni giorno alimenta l’anima.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui