La copertina del nuovo album di Kate Nash, britannica poliedrica tra musica ed interpretazione, colpisce per l’immagine di lei, in piedi davanti a un suggestivo scenario che al contempo esprime e sovverte l’illusione. Questa dualità è smistata nei contenuti del suo disco, ‘9 Sad Symphonies’, che naviga astutamente tra la disperazione e un indie-pop candido e ammaliante, distintivo di Nash. Questa stessa dualità si riflette nella conversazione che abbiamo avuto alla vigilia del suo primo tour nord americano in sei anni, durante la quale ha parlato dell’arte che l’ha plasmata e commossa sia come artista che come femminista.
Fin dalla giovinezza, i suoi genitori erano soliti portarla a visitare i musei di Londra. Anche la Francia e i luoghi in cui avevano vissuto artisti come Van Gogh erano mete frequenti. La condivisione della cultura era un valore molto importante per la sua famiglia, cresciuta in un contesto operaio. Questo background ha reso Nash particolarmente sensibile verso l’arte come espressione dei sentimenti più veri e umani.
Ricorda vividamente la visita a una mostra dell’artista Tracey Emin da adolescente. L’esposizione comprendeva una serie di coperte appliquées che lasciarono un’impressione indelebile in Nash: amava la scrittura, il cucito e le parole presenti nell’opera di Emin. Le affascinava il caos rappresentato dallo “stare” donna in un mondo che troppo spesso propone l’illusione della perfezione. Questa falsa presentazione è acuita dall’era dei social media, incline a ritrarre vite “filtrate” e ideali, distanti dalla realtà autentica dell’esistenza.
Il lavoro di Emin ha affascinato Nash per i messaggi che interroga quello che viene imposto alle donne. Le è sembrato accessibile, quasi come stimolare chiunque a riprodurre la propria versione. Nash apprezza l’arte che è peculiare, forse esplicita. Ad esempio, le prime opere d’arte visibili entrando in casa sua sono foto di natiche nude e unte, acquistate in un’asta d’arte queer per raccogliere fondi per persone trans senza tetto.
Nell’epoca attuale, in cui la perfezione sembra essere l’unico canone estetico, Nash sembra invece privilegiare “il grano e il sale”, ciò che c’è sotto – l’essere umano nella sua vera natura, senza filtri né ritocchi. Emozioni, dolore, gioia, imperfezioni – questo è ciò che vuole conoscere e comprendere.
Nash segue Tracey Emin su Instagram e apprezza molto le nuove pitture di Emin, oltre alla sua apertura e sincerità nel condividere la propria vita, inclusa la sua malattia. Emin sembra condividere le proprie esperienze come artista in modo autentico, esplorando e condividendo ciò che sta succedendo nella sua vita.
Nel corso degli ultimi anni, Nash è diventata una grande fan dell’artista inglese Corbin Shaw. Il suo lavoro, incentrato su mascolinità e identità, la colpisce profondamente. Il suo stile, come quello di Emin, sfida le convenzioni e tocca argomenti sensibili e profondi, aprendo un dialogo importante e necessario.
Attraverso l’esplorazione dell’opera e delle influenze di Kate Nash, possiamo comprendere meglio come l’arte possa essere un potente strumento di comprensione e di cambiamento. Il viaggio nel mondo dell’arte è forse uno dei più fecondi ed entusiasmanti che ci sia, una continua scoperta e un’affascinante immersione nelle vite e nei pensieri di coloro che usano il loro talento per esprimere ciò che non sempre può essere espresso a parole.


