Fino al 20 maggio 2025, lo spazio Golab in Via Fatebenefratelli 5 a Milano ospita “L’Arte del Dialogo”, una mostra collettiva di pittura contemporanea polacca curata da Zbigniew Janasik e dal prof. Jacek Ojrzanowski e organizzata dalla Associazione dei Polacchi a Milano. Dieci artisti – sette donne e tre uomini – propongono opere nate da percorsi, esperienze e sensibilità differenti. Non c’è un tema imposto, nessuna indicazione rigida: la mostra si struttura come un confronto aperto, dove chi guarda è chiamato a costruire la propria lettura.
Una riflessione sul senso di questo dialogo arriva direttamente dal curatore Jacek Ojrzanowski, che sottolinea: “Ovviamente viviamo nello stesso oceano, ma ogni pesce in questo oceano guarda con i suoi occhi, attraverso il suo filtro, le sue esperienze, le sue conoscenze e preferenze. Per questo non mi sono mai spaventato se alcuni amici artisti hanno avuto pretese o perplessità sul fatto che io comparassi uomini e donne in mostra. Non è una questione di corrispondenza, ma di percezione: la donna osserva il mondo in un modo, ha accesso a un certo tipo di sensibilità, che è diversa e necessaria.”
Particolarmente significativo, per Ojrzanowski, il lavoro di Karolina Smorawska: “C’è un quadro bellissimo — racconta — dove tre donne guardano verso il basso dove ci sono dei bambini. È una scena che parla in modo profondo della femminilità. Perché le donne guardano in basso? Per controllare la situazione, per garantire sicurezza. È una rappresentazione essenziale e autentica della sensibilità femminile.”
Il curatore chiarisce come il vero dialogo tra artisti non sia mai una contrapposizione: “Non è vero che la relazione tra uomini e donne nell’arte sia una battaglia. Si dice spesso che è una lotta sottile, ma non è così. È un dialogo. Quando le persone acquistano un quadro, spesso lo fanno perché piace, ma non si rendono conto che dentro quell’immagine c’è un frammento di vita dell’artista, le sue emozioni, la sua storia, le sue tragedie. È importante considerare chi c’è dietro quell’opera, come vive, quale filtro usa per osservare il mondo.”

Accanto a Ryszard Lech, figura storica dell’avanguardia polacca, e a Krzysztof Rapsa, definito a Seul “poeta del colore”, la mostra raccoglie le esperienze di artisti e artiste che hanno costruito i propri percorsi tra Polonia, Italia e altre capitali internazionali. Tra questi, Mariusz Włodarczyk, artista-filosofo segnato dall’esperienza zen; Paulina Maksjan, che fonde arte e terapia; Zyta Wysocka e Ingrid Zanotti, da anni attive a Milano tra pittura e scultura; Małgorzata Truszkowska, con il suo lavoro al confine tra design, installazione e illusioni ottiche.
Di particolare rilievo anche il lavoro di Marta Mez, artista polacca trapiantata a Milano, il cui tratto pittorico è di una precisione quasi brutale. Nelle sue opere, ispirate spesso al paesaggio urbano e ai viaggi, la scena si trasforma in una sorta di finestra narrativa. Come in un film di Hitchcock, lo spettatore si trova a guardare attraverso un varco che non è soltanto spaziale, ma diventa apertura su storie che restano sospese, intuibili ma mai completamente svelate. È questo gioco di presenza e assenza, di ciò che si vede e di ciò che sfugge, a dare forza e inquietudine al suo lavoro.
“L’Arte del Dialogo” è quindi un progetto che non cerca di uniformare, ma di valorizzare queste differenze di sguardo, rendendole visibili e accessibili. È il pubblico stesso a diventare parte di questo scambio, scegliendo di soffermarsi su certi dettagli, di interrogarsi o di lasciare che le opere lavorino in silenzio.






As an artist omitted in the above article, but taking part in the exhibition “L’Arte del Dialogo”, I would like to express my gratitude and thanks to Anna Maciąg, the President of L’Associazione dei Polacchi a Milano for organizing and becoming a “project manager” of the exhibition. Her personal involvement and all her efforts made this exhibition possible. I would also like to thank the artists, curators, journalists and all the guests. Regards, Danuta Nawrocka