Guardando le scene d’ombra di Henri de Toulouse-Lautrec, che ritraggono i decadenti café e i night club parigini della Belle Époque, si ha subito l’impressione di un uomo che persegue una vita di piaceri. E per penetrare adeguatamente in questo orientamento sincretico della sua esistenza, occorre sfogliare “L’Arte della Cucina”, stimolante ricettario realizzato dal suo amico di lunga data e mercante d’arte, Maurice Joyant, pubblicato in edizione limitata poco dopo la morte dell’artista, avvenuta nel 1901 a soli 36 anni.
Il volume raccoglie ricette che Toulouse-Lautrec e Joyant hanno ideato o collezionato insieme, rivelando l’artista come un veritiero gastronomo d’eccezione. Influite dal gusto dell’artista, le pagine si animano di disegni e stampe che Lautrec creò per i propri menu, amalgamando perfettamente arte e cibo dove entrambi sembrano avere un’importanza paritetica, facendo intuire scene di quello che potremmo definire arte performatica.
Essenziali per la giusta contemplazione delle opere erano i cocktail, secondo l’artista, che venivano offerti in un bar ben fornito ricreato all’interno del suo studio. Ogni ricetta, curata anche nelle più piccole sfumature, rientrava pienamente nella visione di piacere sussultorio che Lautrec cercava di trasmettere anche attraverso la sua pittura.
Una narrazione, quella di Joyant, che ci descrive cene in cui pittura e gastronomia si fondono perfettamente come nel caso di una sosta improvvisa dopo un pranzo nell’appartamento dell’artista, in cui ai commensali viene mostrato un Degas, ospitato attualmente al Louvre, proclamato come dessert.
Nel ricettario ci si può imbattere in piatti apparentemente stravaganti, come l’anguilla in umido raccolta da torrenti di acqua rapida e limpida, ma anche ricette più tradizionali come il filetto di cervo, con l’indicazione di lasciare la zampa di un cinghiale di 19 chili a invecchiare all’aria per tre giorni nel periodo invernale. Il tutto cerca di mantenere quell’atmosfera di imprevedibilità e avventura che rifletteva il carattere dell’artista.
Le ricette sono state presentate in un contesto in cui i libri di cucina erano affascinanti ma piuttosto vaghi; gli ingredienti sono spesso descritti in modo atipico, per non dire bizzarro. Per ovviare a queste imprecisioni, la scrittrice e food writer Barbara Kafka fornisce misurazioni precise, adattando le ricette al palato e alla cucina moderna, senza perdere lo spirito originale del libro.
Nonostante la notorietà di Toulouse-Lautrec come alcolizzato e la presenza nel ricettario di varie ricette di cocktail potenti, come quello a base di rum, l’edinburgh artistico del libro trascende da un semplice collezionismo di ricette. Il libro si fonde con l’arte, il cibo e la vita stessa, in un continuum che riflette l’entusiasmo debordante del pittore per la vita stessa e per l’arte critogastronomica.
Concludendo con una “Ricetta Antica”, il ricettario scherza sul loro immancabile desiderio di perfezione gastronomica, facendo ancora una volta da specchio all’ironia e alla voglia di vivere dell’artista francese. Toulouse-Lautrec e Joyant, infatti, oltre a evidenziare la loro passione per la gastronomia, svelano una reale umanità, esaltando l’arte culinaria con il loro peculiare senso dell’umorismo.
Henri de Toulouse-Lautrec ci lascia l’inestimabile eredità di un’arte vasta e multiforme, vibrante di colori e sensazioni, in cui non esistono solo pennelli e tele, ma si estende alla festa dei sensi e dei sapori. Un artistico viaggio gastronomico dove il cibo, l’alcool e la vita si fondono in una pittura di gusto e colore, e l’identità dell’artista si affaccia prepotente tra le pagine del ricettario, regalandoci una rara visione d’insieme del personaggio. Un uomo perennemente in cerca di piacere che, attraverso “L’Arte della Cucina”, continua a sedurre i nostri sensi, nell’eterna danza tra l’arte e il gusto.


