L’arte pop “tattile” di Wal a Reggio Emilia

La mostra “I sognatori di rape” di Wal, aperta oggi presso la Galleria Bonioni Arte di Reggio Emilia, svela un universo onirico dove il confine tra il reale e l’immaginario si dissolve in una sinfonia di colori e forme. Le opere esposte costituiscono un paesaggio che pare al contempo familiare e alieno, popolato da figure e oggetti quotidiani trasformati in simboli di una narrazione più profonda.

Walter Guidobaldi, in arte Wal, è un artista reggiano noto per le sue opere che combinano ironia e surrealismo, muovendosi tra influenze della Pop Art, del movimento Nuovi-nuovi e un ritorno alla pittura. In ogni lavoro, Wal esplora una dimensione sospesa tra la realtà tangibile e un mondo fantastico, dove le regole ordinarie della percezione vengono sovvertite. L’artista gioca con proporzioni e prospettive, creando composizioni che sembrano tratte da un sogno lucido, dove ogni elemento trova una sua collocazione in un ordine apparentemente casuale ma intrinsecamente armonioso. I colori vivaci, applicati con una tecnica che alterna pennellate morbide e tratteggi decisi, sembrano pulsare di vita propria, conferendo alle scene una qualità quasi vibrante.

Wal Estasi 2024 olio su tavola cm 425×425 Ph Photo and Art – Roberto Luppi

Gli oggetti rappresentati — forme sferiche, animali dall’aspetto placido e figure umane stilizzate — sono spesso sospesi in contesti inaspettati, suggerendo una riflessione sull’essenza della realtà e sull’influenza dell’immaginazione. È come se l’artista volesse ricordarci che ogni cosa, anche la più comune, può nascondere un significato ulteriore, un’altra storia da raccontare. C’è una continua tensione tra la concretezza della materia e la leggerezza del sogno, tra l’ironia dei dettagli giocosi e la serietà delle domande implicite che emergono da questi mondi surreali.

Wal Vortice 2023 terracotta smaltata cm 15x41h Ph Photo and Art – Roberto Luppi

Le superfici delle sculture sembrano pronte a essere toccate, a trasmettere una sensazione tattile, sensuale, che aggiunge una dimensione ulteriore al piacere visivo. Le forme giocano con la luce e l’ombra, suggerendo profondità e movimento, mentre i dettagli sottili — linee sinuose, volumi geometrici — aggiungono complessità alle opere, richiedendo uno sguardo attento e riflessivo.

Attraverso questa complessità giocosa, Wal ci sfida a trovare la poesia nelle cose di tutti i giorni, a considerare che anche gli oggetti più semplici possono racchiudere mondi inaspettati, aprendo nuove finestre sulla possibilità del sogno come una forma di realtà alternativa.

Come osserva Alessandro Gazzotti nel suo testo critico, le opere di Wal sono attraversate da un contrasto tra l’energia dionisiaca dei colori e l’apollineo candore degli smalti. Questa dicotomia non è solo formale, ma diventa una chiave di lettura per comprendere il senso profondo della sua produzione artistica. Alla base di questo linguaggio c’è un gusto generoso per la materia, per il colore, una piacevolezza che è al contempo tattile e visiva, giocosa e intellettuale. Ogni opera diventa così un punto di incontro tra il visibile e l’invisibile, tra l’ironia del quotidiano e la profondità del mito.

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