“Questo matrimonio non s’ha da fare”, ma alla fine, dopo un lungo calvario mediatico si è fatto. Jeff Bezos e Lauren Sánchez si sono uniti nel sacro legame del matrimonio ieri 29 giugno all’Abbazia di San Giorgio Maggiore, tra giardini affacciati sulla laguna e una lista di ospiti che sembrava uscita da un vertice mondiale.
Da quando è stata annunciata, l’unione fra il magnate di Amazon e la giornalista Lauren Sánchez, ha subito fatto insorgere polemiche che, partendo dai social, sono passate poi ai telegiornali e ai dibattiti pubblici, data la notorietà dei soggetti e le relative scelte in ambito di location, cerimonia e invitati. Impossibile non fare le cose in grande stile: circa 250 ospiti fra cui Oprah Winfrey, Bill Gates, la regina Rania di Giordania e Ivanka Trump, che alloggeranno nei cinque hotel più prestigiosi (e costosi) di Venezia. Le mete designate per il grande evento, in una tre giorni (forse anche di più) di grande festa, sono la Chiesa della Madonna dell’Orto, nella quale giovedì 26 giugno sono iniziati i festeggiamenti, l’Abbazia palladiana di San Giorgio Maggiore, designata per lo scambio degli anelli all’ombra del bosco della Fondazione Cini, per poi concludere il tutto con una cena di ricevimento all’Arsenale, usato però come location di ripiego.

La prima scelta degli sposi sarebbe ricaduta infatti sulla Scuola Grande della Misericordia, l’architettura sansoviniana che si erge nel cuore della città, già luogo simbolo di polemiche, scelta che quindi ha da subito acceso l’animo di molti attivisti, fra cui il neonato comitato No space for Bezos che comprende attivisti di Greenpecae, Extinction Rebellion, Everyone Hates Elon, Adl Cobas e Anpi Venezia.
Non sono mancati striscioni “intimidatori” comparsi sul campanile di S.Giorgio e in Piazza San Marco, che mandano un messaggio chiaro e diretto: Bezos (e tutto ciò che rappresenta) a Venezia non è il benvenuto. Lo hanno ribadito ulteriormente – e continueranno a farlo nei prossimi giorni – gli attivisti scesi in Piazza San Marco giovedì 26 che, inscenando un finto matrimonio, armati di cartelli e bandiere srotolate direttamente dai piloni, mostravano slogan rimarcando il fatto che il mondo sia governato dall’1% dei magnati oligarchi e che il restante 99% ne debba pagare le conseguenze, anche se questa volta non passivamente.
La vittoria della battaglia c’è stata e pare che anche per questo la fazione americana abbia deciso di arretrare, spostandosi nel più sicuro Arsenale. Una lotta, dunque, non tanto nei confronti dei futuri sposi in prima persona, ma rivolta più verso quello che essi rappresentano agli occhi di tutti. A questi fattori poi si mischiano irrimediabilmente altre ragioni che toccano numerosi temi “caldi” per la città, fra cui una situazione di congestione del traffico cittadino causata dalle numerose imbarcazioni prenotate per i vip che appesantirebbe ancor di più la condizione già difficoltosa di residenti e studenti, costretti a scontrarsi con il sempre crescente fenomeno dell’ overtourism a cui si aggiunge l’affitto di grandi spazi pubblici, che vedono una città militarizzata in lungo e in lago per garantire la sicurezza e la buona riuscita dell’evento. Si aggiungono poi le questioni ambientali e climatiche che, secondo gli attivisti, turberebbero lo stato già precario in cui versa la laguna, aggravato dai massicci spostamenti di mezzi acquatici con relativo inquinamento. Oltre a questo si somma anche, all’interno di un panorama internazionale così teso e pieno di conflitti in corso, la vicinanza fra Bezos e Trump, siglati dall’invito esteso alla figlia Ivanka e al figlio Donald Jr, che non sono passati inosservati.

Le nozze sono state largamente appoggiate dal sindaco Luigi Brugnaro e dal governatore della Regione Luca Zaia, che hanno interpretato l’evento come una grande opportunità per Venezia, sia a livello economico che a livello di promozione turistica, auspicandosi che la “scintilla scoccata tra Bezos e Venezia possa trasformarsi in un legame duraturo”, scrive il presidente nel portale della Regione. Ma come ha reagito il diretto interessato alle proteste che vedevano il suo nome barrato di rosso? In nessun modo, o meglio, donando 3 milioni di euro (prima si parlava di 1 milione soltanto) a sostegno di enti come Corila, Venice International University e Ufficio UNESCO che si occupano di ripristinare e custodire quel fragile ecosistema che è diventato la laguna.
Gesto che è subito stato definito “atto di elemosina” dagli attivisti, riavviando quella che ormai sembra una difficoltosa partita di ping-pong fra loro e le istituzioni, che invece lo definiscono un gesto generoso nei confronti della città e del suo delicato ecosistema da preservare. All’interno di questo enorme garbuglio di eventi e informazioni, le opinioni degli schieramenti politici di destra e sinistra non si sono fatti attendere molto, con esponenti che rivendicano la “libertà di matrimonio” e altri che si indignano di fronte ai ragazzi e alle ragazze portati via di peso dagli agenti dopo aver manifestato pacificamente in piazza.

In mezzo a questo dibattito, intervistato si esprime – suo malgrado –anche Massimo Cacciari, filosofo ed ex sindaco di Venezia, – nonché zio di Tommaso Cacciari, a capo dei No space for Bezos – sentenziando sagacemente: “Se si infilano in un frullatore Bezos, Venezia, le guerre, Trump, le ingiustizie, la distruzione del pianeta, il capitalismo, l’evasione fiscale, l’overtourism, il lusso e via elencando, esce un liquido in cui nulla è più distinguibile. La confusione mira a impedire la comprensione dei problemi”. Troppa carne al fuoco, effettivamente, che tende a stordire più che a chiarificare.
Mentre dunque gli attivisti protestano e le istituzioni se ne vergognano, mentre Bezos si sposa indisturbato a S. Giorgio con la coscienza pulita, mentre i politici e il popolo fanno sapere da che parte è bene stare, tutto accade velocemente e se ne perde il senso. Fra le due fazioni litiganti Venezia, stremata e divisa, non gode e anzi, resta a guardare inerme l’ennesima querelle indignata che solleva polemiche ma non le risolve.






Bravissima la giornalista, che ha saputo sintetizzare con chiarezza tutta la serie di avvenimenti, gossip e polemiche, il tutto con leggerezza…
Roberto