“Le false confidenze”, quando le bugie sono mezze verità

“Ci si innamora a vent’anni, dopo si innamorano solo le cameriere”. La cinica risposta è attribuita all’imprenditore Gianni Agnelli, quando in un’intervista, invece di d’affari gli è stato chiesto di parlare d’amore. La frase condensa perfettamente lo spirito dello spettacolo Le false confidenze di Pierre de Marivaux, in scena al Teatro Argentina di Roma dal 13 aprile al 3 maggio, con la traduzione e la regia di Arturo Cirillo. La risposta di Agnelli è quella di chi nasconde l’amore per temere che possa vedersi o confliggere con gli affari. A Marivaux, invece, interessa mettere in scena il cuore degli uomini: gli affari di cuore.

Le false confidenze Foto Manuela Giusto

Il giovane Dorante (Giacomo Vigentini), caduto in disgrazia, progetta di ingannare la ricca vedova Araminta (Elena Sofia Ricci) per conquistare le sue ricchezze. Il servo della signora, Dubois (Arturo Cirillo), un tempo al servizio di Dorante, architetta un piano mefistofelico per far crollare l’austerità di Araminta e farla innamorare di Dorante, solo per il sadico piacere di sottomettere al suo piano, colei che per contratto deve servire. Intanto, la madre di Araminta, la signora Argante (Orietta Notari), vuol far sposare sua figlia con un Conte, per ottenere il titolo nobiliare. Cerca di farlo artatamente convincendola che il matrimonio pone fine ad una causa legale, che intanto pende tra Araminta e il Conte. Nel frattempo, la serva Marton (Giulia Trippetta), come conviene ad una serva, è innamorata del giovane e bello Dorante, che intanto lavora come ragioniere a casa di Araminta.

Le false confidenze Foto Manuela Giusto

Le false confidenze diventano mezze verità, quando l’amore rompe gli argini della finzione e Dorante si dichiara ad Araminta. La donna, che potrebbe sospettare inganni, annuncia di ricambiare l’amore per il giovane e ribadisce il suo amore anche dopo la rivelazione dell’iniziale piano del giovane. Marivaux ha obbligato l’amore ad uscire, facendo di un finto seduttore un vero innamorato. La scenografia che inizialmente è un alto muro d’argento opaco diventa, nel corso della narrazione, un arco, una porta che accoglie e ruota, mostrando, infine, una meravigliosa Elena Sofia Ricci che balla una seducente nuova danza.

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Giovanni Negri da Brusciano
Giovanni Negri da Brusciano
Giovanni Negri viene da Brusciano in provincia di Napoli. Dopo essersi laureato in Giurisprudenza consegue il master in Drammaturgia e Cinematografia sempre alla Federico II. Ha scritto su Il Giornale e su Atlante della Enciclopedia Treccani. Oggi è al Ministero della cultura.

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