Le Fantasmagoriche: visioni in transito di Elena El Asmar

Al terzo piano di BUILDING, a Milano, il tempo non procede in linea retta, ma si deposita, si stratifica. Con Le Fantasmagoriche -26 marzo / 2 maggio 2026, Elena El Asmar costruisce un ambiente, dove ogni opera sembra emergere da una stessa matrice, fatta di memoria e visione

Curata da Marina Dacci, l’esposizione riunisce una ricerca compresa in un arco temporale che va dal 2008 al 2026, articolando un corpus di opere eterogeneo – sculture, lavori su vetro, tavola e carta – concepito come un unico organismo visivo. Non una semplice retrospettiva, ma una partitura: ogni elemento entra in relazione con l’altro, costruendo un ritmo fatto di pause,  e risonanze. Una ricerca che si sviluppa sul crinale tra due geografie, quella italiana e quella libanese, che attraversano l’esperienza biografica dell’artista e ne orientano lo sguardo.

Il paesaggio, qui, non è mai soltanto esterno. È piuttosto una condizione interiore, un territorio attraversato dal ricordo. Le superfici acquerellate che accolgono il visitatore, sospese tra il celeste e l’indaco, attraversate da vibrazioni dorate, evocano luoghi riconoscibili e al tempo stesso sfuggenti: Venezia, Roma, Siena, il Salento, fino alla mitica Baalbek. Geografie reali che si dissolvono in una dimensione mentale, quasi onirica.

Elena-El-Asmar-Studio-Portraits-courtesy Building Milano

“Le opere ci parlano di uno spazio dentro di noi fatto di vibrazioni di stelle, di intensità del cielo, di profondità delle acque e di solchi di voli d’uccello… uno spazio sognato e sognante, fragile e fuggente”, osserva Marina Dacci, restituendo con precisione il carattere impalpabile della ricerca.

Al centro dello spazio si impone L’esercizio del lontano, una serie di sculture costruite a partire da vetri raccolti, assemblati e rivestiti. Sembrano finestre, o forse soglie: dispositivi che non chiudono ma aprono, invitando lo sguardo a oltrepassare. Il vetro, materiale ricorrente, diventa qui superficie di attraversamento, filtro e membrana.

Questo “fuori” prende forma anche negli Studio Portraits e nel collage Siparietto, dove la visione si condensa in geometrie essenziali, quasi archetipiche, che alludono a distanze siderali. La dimensione cosmica convive con quella domestica, in una tensione costante tra intimità e infinito.

È proprio in questa oscillazione che si radica il lavoro di El Asmar, profondamente legato a una memoria biografica attraversata dal Mediterraneo. “Nell’esercizio del lavoro, del pensiero tradotto in immagine, il mio sguardo volge continuamente alla memoria di oggetti caratterizzanti una vita domestica affacciata ai bacini del Mediterraneo, in un paese bianco, il Libano”, racconta l’artista. “Nel tentativo di far affiorare le visioni che hanno affascinato e contaminato la mia infanzia”.

Installation-view-Elena-El-Asmar.-Le-Fantasmagoriche-BUILDING-TERZO-PIANO-Milano-ph.-Michele-Alberto-Sereni-Courtesy-BUILDING-Milano

Il movimento tra Italia e Libano, tra presenza e distanza, si traduce in una pratica fatta di accumulo e trasformazione: oggetti, frammenti, suggestioni diventano segni, griglie, costellazioni visive, un campionario di ricordi velati.

In una nicchia, quasi nascosta, Le ore terse invita lo spettatore a un gesto minimo ma decisivo: spostarsi. L’immagine, incisa nel vetro, si rivela solo nella relazione con la luce e con il corpo che la cerca. “È un’immagine evanescente, quasi un ectoplasma che prende vita quando lo si vuol vedere”, sottolinea Dacci. Ancora una volta, la visione non è data, ma accade.

Le Fantasmagoriche è  come un universo sospeso, in cui il corpo, pur non rappresentato, è costantemente implicato, galleggia, attraversa, percepisce. In questo spazio rarefatto, El Asmar non costruisce semplicemente immagini, ma condizioni di esperienza: invita a cogliere legami sottili, visibili e invisibili, tra ciò che è stato e ciò che continua a emergere, come una costellazione che non smette di ridisegnarsi.

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Paola Martino
Paola Martino
Giornalista, appassionata di lingua araba e di arte, vive a Milano. Per focusmediterranee.com e il giornale off scrive per la sezione Culture, soffermandosi su artisti, mostre, eventi e progetti culturali che non hanno confini. Per lei, infatti, la cultura è un mezzo per migliorare il dialogo e la conoscenza reciproca, anche tra le due sponde: Sud Europa e Nord Africa. Si è diplomata in lingua e cultura araba all’Ismeo di Milano e ha lavorato come giornalista radiofonica e per diverse testate.

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