Il 2026 si profila come un anno di particolare rilievo per il panorama espositivo italiano, con una serie di grandi mostre ufficialmente annunciate che attraversano il Novecento, il contemporaneo e la storia dell’arte, puntando su progetti di ampio respiro e su un rapporto stretto tra opere, luoghi e contesto storico. Più che una stagione costruita sull’effetto evento, emerge un calendario che privilegia solidità curatoriale e profondità di lettura.
A Milano, uno degli appuntamenti centrali dell’anno è la grande mostra di Anselm Kiefer a Palazzo Reale, ospitata nella Sala delle Cariatidi dal 7 febbraio al 7 settembre 2026. Kiefer. Le Alchimiste presenta un ciclo monumentale di opere concepite in dialogo diretto con uno degli spazi più simbolicamente carichi della città. Il progetto ruota attorno alla figura femminile nell’alchimia, intesa come depositaria di saperi, trasformazioni e memorie rimosse, e si inserisce nel programma culturale legato alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. L’allestimento assume una dimensione fortemente site-specific, in cui materia pittorica, architettura e storia concorrono a costruire un’esperienza immersiva.
Sempre a Milano, dal 6 febbraio al 5 aprile 2026, William Kentridge è protagonista a Palazzo Citterio, nella Sala Stirling, con Metafisica/Metafisiche. La mostra si inserisce nel percorso di riapertura e ridefinizione di Palazzo Citterio come polo dedicato al moderno e al contemporaneo. Il progetto affronta la metafisica come spazio instabile del pensiero, in cui immagine, memoria e storia si sovrappongono, attraverso disegni, animazioni e installazioni che rifiutano qualsiasi linearità narrativa.
A Firenze, Palazzo Strozzi ospita dal 14 marzo al 23 agosto 2026 una grande retrospettiva dedicata a Mark Rothko. La mostra propone una lettura ampia dell’opera dell’artista americano, concentrandosi sull’evoluzione del suo linguaggio e sul rapporto tra pittura, spazio e percezione. Il dialogo con l’architettura rinascimentale del palazzo contribuisce a restituire complessità a una figura spesso ridotta a icona della pura contemplazione.
A Roma, Palazzo Barberini presenta dal 12 febbraio al 14 giugno 2026 Bernini e i Barberini, un progetto che indaga il rapporto tra Gian Lorenzo Bernini e la famiglia Barberini come nodo centrale del Barocco romano. La mostra ricostruisce il sistema di relazioni tra arte, committenza e potere, mostrando come la produzione artistica del Seicento fosse parte integrante di una strategia politica e simbolica di lungo periodo.
Il 2026 segna anche un rinnovato interesse per il primo Novecento e per le arti applicate. A Brescia, Palazzo Martinengo ospita dal 24 gennaio al 14 giugno 2026 LIBERTY. L’arte dell’Italia moderna, una ricognizione ampia sul Liberty italiano che mette in relazione pittura, scultura, grafica, moda e arti decorative, rileggendo questo linguaggio come passaggio cruciale verso la modernità visiva.
A Bologna, infine, il MAMbo dedica dal 5 febbraio al 3 maggio 2026 una grande retrospettiva a John Giorno. Il percorso attraversa poesia, performance e arti visive, restituendo il ruolo della parola come strumento artistico e politico e sottolineando l’importanza di una figura chiave della controcultura americana.
Nel loro insieme, le grandi mostre italiane del 2026 delineano un panorama orientato a una lettura critica della storia e del presente, in cui le istituzioni scelgono di investire su progetti strutturati e coerenti. Un calendario che conferma una tendenza chiara: la mostra torna a essere spazio di pensiero, più che semplice dispositivo di visibilità.


