LEAVING. L’arte di partire senza arrivare

Un momento sospeso prima della partenza. Un istante minimo, quasi impercettibile, in cui il corpo è già altrove ma i piedi sono ancora fermi. È lì che si colloca LEAVING, la mostra personale di Carole Dupeyron alla Galleria Consadori fino al 21 febbraio: in quello spazio fragile tra il lasciare e l’abitare, tra ciò che si chiude alle spalle e ciò che, davanti, non ha ancora preso forma.

Scatoloni, porte, ascensori: non come oggetti, ma come condizioni. Segni di un’esistenza che non si deposita, che non si concede l’illusione della stabilità. Partire non è un evento, ma un gesto che si ripete. Disfare e rifare. Srotolare un tappeto che non diventerà mai definitivo. Appendere quadri sapendo che verranno tolti. In questo movimento contrario — abitare disabitando — si muove la pittura di Dupeyron.

Le sue tele non raccontano il viaggio: lo contengono. Non descrivono luoghi, ma il modo in cui i luoghi ci attraversano. Ogni spazio lasciato resta, si stratifica, occupa quello successivo. Non c’è tabula rasa possibile, né vero arrivo. Arrivare, forse, è soltanto smettere per un attimo di partire.

L’opera di Carole Dupeyron nasce da una biografia che ha fatto della mobilità una pratica concreta prima che una poetica. Da Caen a New York, da Parigi a Milano, il suo lavoro si costruisce nel continuo ripopolare spazi, nel rimettere in circolo oggetti, immagini, frammenti di vite precedenti. Non c’è nostalgia, né celebrazione del nomadismo: c’è piuttosto una lucidità radicale. Il radicamento come credenza mortifera. L’identità come installazione provvisoria.

A partire da questa esperienza reale, la pittura diventa il luogo di una domanda. Non una risposta, ma un’inquietudine consegnata allo spettatore: chi resta fermo, sa davvero abitare? Abitare non è forse accettare il dialogo costante con ciò che ci accoglie solo per un tempo limitato? Non è forse avere abbastanza spazio dentro di sé per non confondere il suolo con il sé?

LEAVING non è una mostra sull’andare via, ma sull’impossibilità di fermarsi davvero. È un invito a diffidare delle installazioni definitive — delle case, delle immagini, delle identità. Nelle tele di Dupeyron, la partenza non è una perdita: è una forma di attenzione. Un’arte che nasce dal movimento e che, proprio per questo, continua a vibrare.

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Paola Martino
Paola Martino
Giornalista, appassionata di lingua araba e di arte, vive a Milano. Per focusmediterranee.com e il giornale off scrive per la sezione Culture, soffermandosi su artisti, mostre, eventi e progetti culturali che non hanno confini. Per lei, infatti, la cultura è un mezzo per migliorare il dialogo e la conoscenza reciproca, anche tra le due sponde: Sud Europa e Nord Africa. Si è diplomata in lingua e cultura araba all’Ismeo di Milano e ha lavorato come giornalista radiofonica e per diverse testate.

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