Proprio come le sue imponenti sculture, Leilah Babirye sorge regale, non solo resistente, ma prospera in una vita che ha decisamente scelto di affrontare senza paura o vergogna. Nel 2015, Babirye è fuggita dall’Uganda, dopo essere stata esplicitamente identificata da una pubblicazione locale come attivista LGBTQ.
Nel suo paese natale, l’omosessualità è considerata un crimine, punito con il carcere a vita e a volte addirittura con la pena capitale. Le cose sono peggiorate ulteriormente da quando Babirye ha lasciato l’Uganda: l’anno scorso, il presidente Yoweri Museveni ha firmato la legge sull’anti-omosessualità del 2023, che contempla la pena di morte per chiunque sia condannato per “omosessualità aggravata”.
Babirye trovò rifugio a New York, dove da allora risiede e lavora come artista e attivista. Un’intervista recente rilasciata ad ARTnews ha sottolineato la sua fermezza e il suo orgoglio inconfondibile: Babirye non ha alcun rimpianto circa la sua identità e desidera che le sue opere d’arte esprimano lo stesso senso di orgoglio.
Le sue sculture, infatti, sono progettate per comandare attenzione, catturare sguardi, provocare riflessioni. Gli acconciature e gli ornamenti che le dona si ispirano alla comunità queer, trasmettendo un messaggio chiaro e deciso: “Siamo qui, e non abbiamo intenzione di sparire.”
Nella lingua Luganda, gli oltre-margini della comunità queer vengono definiti “abasiyazi”, termine che si traduce in “bucce di canna da zucchero” – un riferimento sprezzante a come vengono considerati i membri della comunità, come parti scartate, come rifiuti.
Babirye, però, attinge a questo termine e gli dà una prospettiva positiva: raccoglie scarti e oggetti gettati via da strade, discariche, negozi di biciclette e li trasforma in sculture che esplorano temi della sessualità, dell’identità e dei diritti umani.
Le sue opere – disegni realizzati con colori acrilici su carta raffiguranti persone queer, ceramiche di argilla e sculture di legno lavorato che decora con gli oggetti recuperati – hanno guadagnato notorietà nel mondo artistico. Le sculture di Babirye colpiscono per la loro capacità di combinare tecniche tradizionali e contemporanee, mentre veicolano messaggi politici e socialmente impegnati.
L’artistica è fin dagli inizi stata affascinata dalla capacità delle sculture di connettere diversi tempi e tecniche formali. Le sue opere sono riconosciute come personali, sicuri di sé, autoritarie e politicamente attive. La Babirye è riuscita a far risuonare la sua voce politica attraverso le sue opere, tappezzando sia la Venice Biennale che lo Yorkshire Sculpture Park.
Le sculture di Babirye dichiarano con vigore un inno alla diversità, alla bellezza dell’identità queer e al coraggioso processo di trasformazione personale. Questa eccezionale artista ci insegna che non c’è momento o luogo in cui l’amore per se stessi non possa fiorire, nonostante le avversità. È un promemoria potente che la bellezza e l’arte possono scaturire da qualsiasi circostanza, anche dalle più complesse e dolorose. Ecco il vero segreto di Leilah Babirye: il saper trasformare la sofferenza in pura e radiante bellezza.


