Immerso nell’inesorabilmente affascinante rilievo dell’Himalaya, sorge incontaminato il Monte Kailash, un picco sacro per l’induismo, il buddismo e il giainismo. Queste tre religioni considerano il suo periplo, lungo circa 52 chilometri, un significativo viaggio spirituale. Tuttavia, c’è un altro omaggio architettonico che rende altrettanto bene il misticismo di questa montagna: il tempio di Kailasa, situato nell’indimenticabile complesso di Ellora in India.
Nonostante la sua lontana ubicazione, sulla punta occidentale dell’altopiano tibetano, il Monte Kailash rimane un irremovibile focolaio di spiritualità, tanto che durante il VII secolo d.C. la dinastia Rashtrakuta nell’India occidentale decise di costruire un edificio che raffigurasse la dimora divina di Shiva, più vicino a casa.
Kailasa, uno delle 34 grotte di Ellora, impressiona da ogni angolazione. Ma non lasciamoci ingannare dal termine ‘grotta’: mentre normalmente questo implica una formazione naturale scavata nel cuore della roccia, Kailasa è nata dallo sforzo inimmaginabile di disincagliare la roccia dalla collina.
La vista di Kailasa si presenta magnificamente imponente: un maestoso monolite di 100 piedi di altezza e 300 piedi di lunghezza, interamente scolpito su quattro lati in padiglioni, sale, vestiboli, torri e cortili. E’ veramente sbalorditivo pensare al secolo e mezzo di lavoro stakanovista di 800 monaci che si misero al servizio della fede e dell’arte, trasformando una montagna di roccia in un santuario vivente.
Il processo di costruzione di Kailasa inverte la logica di un normale edificio. Prima venne scavato il soffitto, poi i pilastri e infine la base, completata nel 773 d.C., ultimo anno di regno del re Rashtrakuta Krishna I, a cui era inizialmente dedicato il tempio. Il risultato è una celebrazione tridimensionale multi-piano di Shiva, una delle principali divinità dell’induismo.
Racchiuso da un ampio cortile e fiancheggiato da camere con colonne scavate profondamente nella falesia, il tempio si raggiunge attraverso sale minori e verande collegate da ponti di pietra. L’interno è un tripudio di sculture di divinità, che raccontano le epiche storie del Mahabharata e del Ramayana. È impossibile non notare la costante presenza di Shiva. Lo si ritrova nelle sue manifestazioni più temibili, ma anche nelle più benefiche, in un incessante alternanza di insegnamenti, battaglie, danze e benedizioni.
Nonostante Kailasa sia un tempio indiano, le grotte di Ellora accolgono anche spazi dedicati al buddismo e al giainismo. I lavori sulle grotte del tempio si protrassero dal 200 a.C. fino al 1000 d.C. Questi straordinari spazi, una volta dipinti di bianco per emulare il Monte Kailash, sono considerati l’apice dell’architettura indiana scavata nella roccia. Sorprendentemente, nel 1983 le grotte di Ellora hanno ricevuto il plauso dell’UNESCO, entrando a far parte dei siti patrimonio dell’umanità.
In conclusione, il tempio di Kailasa offre una rappresentazione viscerale dell’abilità e della dedizione degli antichi pellegrini spirituali. È un viaggio indimenticabile attraverso il tempo, che stimola la contemplazione e l’ammirazione per una cultura antica cristallizzata nella roccia. Quando l’archeologia riesce a togliere il fiato nel suo grandioso splendore, ognuno di noi può sentire il brivido di far parte di un viaggio più grande attraverso la storia umana e la spiritualità. E non dimentichiamo mai che dietro queste immense opere, ci sono le mani e il cuore di coloro che hanno dato forma alla pietra, trasformandola in arte incantevole.





