Con la mostra Echoes, Leo Ragno ci invita in uno spazio di riflessione fluida e stratificata, dove il tempo non è più una linea ma una vibrazione: ritorna, si sovrappone, si rifrange. Nelle sale della galleria Federico Rui Arte Contemporanea, in mostra sino al 16 maggio, l’artista milanese espone opere che sembrano respirare, richiamando memorie visive che si fondono in un presente pittorico liquido, instabile, profondamente umano.
La serie Carnal è una composizione in cui i corpi, numerosi, si stringono, si confondono, si compenetrano in un abbraccio che può essere danza, lotta, desiderio o struggimento. I confini sono sfumati, i contorni incerti, come se la carne stessa si stesse dissolvendo nello spazio. Le pennellate, rapide e stratificate, non descrivono: evocano. La carne è rosa, ma non è mai piatta. Vibra di verdi acidi, di azzurri, di rossi improvvisi che suggeriscono pulsazioni, ferite, contatti.
L’elemento atmosferico è dominante: l’opera non è ambientata in un luogo preciso, ma in un altrove rarefatto, immerso in un verde trasparente che si confonde con la pelle, come se natura e corpo si fondessero in una medesima sostanza.
Rispetto ai Portrait, in cui la figura umana conserva ancora una dimensione individuale, nei Carnal Ragno scioglie ogni distinzione tra identità. I corpi diventano massa, movimento, gesto collettivo. Eppure, non c’è caos: c’è una coreografia implicita, un ritmo interno che guida lo sguardo e suggerisce una narrazione intima, sebbene indefinita.
L’interesse dell’artista per il tempo come materia pittorica è evidente: ogni figura è il risultato di più istanti sovrapposti, come se un corpo fosse dipinto non in un momento, ma in molti. Un eco dell’altro, appunto. Il segno diventa traccia emotiva, e ciò che ne emerge non è un volto o un corpo, ma una presenza.
A completare il percorso espositivo, una serie di lavori su carta che testimoniano l’attenzione dell’artista per il segno e per il disegno, strumenti fondamentali nella sua ricerca, nonché parte integrante del suo lavoro come docente all’Accademia di Brera.


