Elizabeth Catlett, nell’arco di un’intervista, negò aspramente la sua fama di grande artista, attribuendo la sua celebrità a fortunate circostanze temporali che richiedevano attenzione verso la tematica degli afroamericani e delle donne. La sua umiltà, citata nell’intervista del 2002, svela come l’artista abbia sempre preferito dedicare il suo talento a una causa più grande, piuttosto che occuparsi della sua auto-rappresentazione.
La recente retrospettiva al Brooklyn Museum di New York dedicata a Catlett, “Elizabeth Catlett: A Black Revolutionary Artist and All That It Implies”, racchiude quasi 200 opere dell’artista, offrendo un’ampia panoramica che spazia dagli anni ’30 fino ad arrivare agli anni 2000. Questa esibizione imponente rivela non solo la straordinaria versatilità di Catlett, ma anche come il suo impegno costante in cause più ampie della sua personalità le abbia impedito di riconoscere pienamente il proprio valore.
Nel 1945, Catlett ideò un “piano di lavoro” che avrebbe dato vita a una delle sue serie più celebrate: “La Donna Nera”. Realizzò le quindici litografie ispirandosi alla tragica vicenda di una madre afroamericana violentata da sei ragazzi bianchi. Catlett sentì l’urgenza di evidenziare il ruolo di queste donne afroamericane nella lotta per la libertà e l’eguaglianza, figure coraggiose e forti nonostante le sofferenze subite. Ecco allora prendere forma ritratti di donne come Phyllis Wheatley, Harriet Tubman e Sojourner Truth.
Catherine Morris, curatrice del Centro Elizabeth A. Sackler per l’Arte Femminista al Brooklyn Museum, ha lavorato in stretta connessione con Dalila Scruggs, curatrice di arte afroamericana allo Smithsonian American Art Museum, per creare questa mostra monografica su Catlett. Un’opportunità preziosa per portare alla luce l’ideologia rivoluzionaria dell’artista, che emerge in modo ancora più evidente nell’ampio display delle opere della Catlett, dove i busti femminili rappresentano con crudo realismo lo stato emozionale delle donne nere di quel tempo, come mostrano le sculture intitolate “Stanca” e “Pensierosa”.
La mostra riflette la transizione di Elizabeth Catlett, da esule a artista afroamericana, un simbolo rivoluzionario del movimento per i diritti delle donne e dell’intera comunità di colore. Il suo lavoro, sebbene prodotto nel corso del secolo scorso, continua a risuonare in maniera forte e chiara nella società contemporanea, offrendo alle nuove generazioni di artisti una fonte di ispirazione e un modello di resistenza e forza femminile. In tempi di interrogativi sulla razza, l’identità e la parità di diritti, il lavora di Catlett offre una profonda introspezione nella lotta per l’eguaglianza, una lotta che, nonostante i progressi compiuti, è ancora lontana dall’essere conclusa.


