L’essenza del tempo e del paessagio in Vittore Fossati ad Alessandria

“Vittore Fossati. Effetti Personali – Fotografie 1981-2018” è il nuovo progetto espositivo delle Sale d’Arte di Alessandria che ripercorre alcune delle tappe fondamentali della carriera del fotografo alessandrino. La mostra, curata dallo stesso Fossati insieme a Giovanna Calvenzi, sarà inaugurata il 3 ottobre 2024 e riunirà circa settanta opere, suddivise in sette progetti realizzati dall’artista tra il 1981 e il 2018.

C’è un filo sottile che corre lungo le immagini di Vittore Fossati, una trama invisibile che tiene insieme luoghi, tempi e ricordi, cucendo paesaggi apparentemente distanti in un unico sguardo che diventa memoria personale e collettiva. Effetti Personali” è un diario che abbraccia quasi quarant’anni di esplorazione interiore. Non c’è retorica nelle sue fotografie, non c’è l’urgenza di affermare una verità definitiva, solo la paziente attesa che un’immagine sveli qualcosa che fino a quel momento era rimasto nascosto. Qui, lo spettatore non è chiamato solo a guardare, ma a cercare, a farsi partecipe di un atto di scoperta.

Si inizia da “Viaggio in Italia”, quasi un’eco di un tempo remoto, e si passa per “Belle Arti”, dove lo sguardo di Fossati dialoga silenziosamente con l’eredità di un pittore, Bruno Severino, che sembra non essersi mai davvero allontanato dal luogo dove ha lavorato. Poi, il corso dello Scrivia: un fiume che diventa pretesto per osservare lo scorrere del tempo, ma anche lo scorrere di se stessi. Ecco che appare la collaborazione con Giorgio Messori, una mano tesa verso la parola, dove immagine e narrazione si intrecciano come due viandanti lungo la stessa strada.

Quello che Fossati offre è uno spazio di riflessione, quasi un invito a fermarsi, a sostare lungo il fiume Tanaro come lui ha fatto, dal 2012 al 2018. E poi arrivano i Pirenei, ma non i Pirenei dei viaggiatori frettolosi, quelli che vedono senza guardare: i Pirenei di Fossati sono un confine immaginato, un luogo che esiste solo nella misura in cui decide di farsi ricordare. C’è un gioco sottile, quasi ironico, nelle cartoline che Fossati ci propone, una strizzata d’occhio a chi sa che il viaggio, in fondo, non è altro che una proiezione di noi stessi.

Giovanna Calvenzi, nel suo ritratto critico, colpisce nel segno: Fossati non è solo un fotografo del paesaggio, ma un esploratore del proprio sguardo, un artista che non ha mai smesso di confrontarsi con l’ironia e la leggerezza del linguaggio, come un equilibrista che si muove sul filo sottile della realtà, senza mai cadere nella trappola della facile rappresentazione.

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