L’estate dei curatori. Alisia Viola, “il rallentamento ci permette di avere le idee più creative”

Con Artuu vi portiamo fianco a fianco dei curatori che stanno cambiando il volto dell’arte contemporanea in Italia. Abbiamo chiesto a sei voci emergenti della curatela di raccontarci la loro estate, tra progetti, ispirazioni e visioni future. La prima a rispondere è Alisia Viola: ecco cosa ci ha raccontato.

Alisia Viola

Alisia Viola (Milano, 1995) è curatrice d’arte e project manager culturale. Si occupa della
ideazione, realizzazione e direzione di progetti legati all’arte contemporanea, collaborando con
musei, istituzioni culturali e gallerie, in Italia e all’estero. Ha curato esposizioni e iniziative che
coinvolgono artisti di rilievo nazionale e internazionale. La sua ricerca critica si concentra sulle
nuove pratiche e sui linguaggi emergenti dell’arte contemporanea. È anche docente presso diversi
enti di formazione, tra cui l’Italian Design Institute.

Come cambia il tuo modo di lavorare nei mesi estivi? È un periodo di pausa o di semina per nuovi progetti?

Nel mio caso specifico non parlerei né di pausa, né di semina in senso stretto. L’estate modifica le condizioni operative, cioè il calendario istituzionale chiaramente rallenta; è un periodo di distanza e isolamento dove nascono nuove idee, si creano nuovi progetti, si scrivono i sogni che si vogliono realizzare. Nei mesi successivi, invece, questi sogni diventano realtà, diventano progetti. È anche un momento utile per impostare le fasi di ricerca, appunto, di progetti futuri, visitare studi, partecipare a residenze e fare tanti sopralluoghi di natura diversa. Poiché il mio lavoro si basa su un approccio prettamente site-specific, ho bisogno di studiare molto bene lo spazio che ho di fronte, di viverlo e i mesi estivi mi consentono anche questo. Poi, personalmente fruisco dell’estate come periodo per testare idee, rivedere proposte, stabilire contatti anche fuori dai circuiti più formali che conosciamo.

Quanto conta l’estate per osservare, studiare e lasciarsi ispirare al di fuori degli spazi istituzionali?

Conta molto. Fuori dagli spazi istituzionali è possibile intercettare dinamiche che ancora non sono pienamente formalizzate o che sfuggono alle logiche di mercato e rappresentazione. L’estate, con il suo carattere più lento, favorisce sicuramente l’incontro con pratiche ibride, situazioni temporanee, contesti che sono, anche geograficamente, marginali rispetto a quelli che conosciamo. Questo tipo di osservazione è fondamentale, soprattutto per chi lavora nella curatela, perché il rallentamento ci permette di avere le idee forse più belle, almeno per quanto mi riguarda, più creative dell’anno, per poi svilupparle nei mesi a seguire. Prendersi il giusto tempo, ecco, l’estate permette anche questo, una crescita personale.

Raccontaci un dietro le quinte del tuo lavoro estivo che nessuno immagina, ma che è stato fondamentale.

Di getto ti risponderei che in realtà è tutto fondamentale, non saprei dirti un aspetto più fondamentale dell’altro e, soprattutto, non lo attribuirei ad una stagione, perché ci sono progetti che magari devono nascere in autunno, come nel caso di Andrea Crespi con Artificial Beauty, che vedrà la luce da ottobre 2025 a gennaio 2026 negli spazi di Fabbrica del Vapore a Milano. Ad esempio, mi sono trovata ad essere la mattina a Piacenza a fare un sopralluogo presso Palazzo Farnese e poche ore dopo sono dovuta partire per essere a Cantù per un altro progetto. Quindi anche lì è importante quello che noi facciamo; siamo operatori dietro le quinte, degli operatori culturali. Non si tratta soltanto di prendere, osservare i lavori e poi inserire il contenuto in un grande contenitore, ma è costruire un percorso, un dispositivo espositivo che dialoghi sia con il contesto, sia con tutte le figure coinvolte, è una grande macchina.Quindi l’estate, nel mio caso, è fondamentale per portare avanti diversi progetti, ognuno un mondo a sé e al tempo stesso una grande macchina dinamica e complessa.

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